Le sale affrescate di Palazzo Orsini-Barberini a Monterotondo

monterotondo sala palazzo

La visita delle Sale Affrescate di Palazzo Orsini-Barberini è parte fondamentale del percorso del Museo Archeologico e Multimediale di Monterotondo. Se non lo hai ancora visitato… questo articolo fa per te!


Il palazzo Orsini è un palazzo di Monterotondo in provincia di Roma, ha una storia antichissima: le sue origini risalgono al medioevo.
Anche se oggi è molto cambiato rispetto alle origini (leggi qui per conoscerne la storia!) conserva ancora dei bellissimi affreschi.

Ma chi li ha dipinti?

e perché il palazzo è stato decorato?

Le sale vengono costruite per ospitare Leone X de’ Medici e diventano successivamente le stanze private del papa Urbano VIII.
Il primo papa citato è collegato alla famiglia Orsini perché è figlio di Clarice Orsini, che veniva da Monterotondo, colei che sposa il famoso Lorenzo il Magnifico a Firenze! leggi qui l’articolo dedicato!

Saliamo al piano nobile…il primo piano:

La datazione delle sale del piano nobile è rimasta incerta fino a quando le indagini e studi eseguiti dalla De Feo Restauri hanno permesso di riportare alla luce alcune iscrizioni originali degli Orsini, poste al di sotto degli stemmi barberiniani.

SALA N°1: siamo nel Salone dei Paesaggi.

La sala più grande!
Il soffitto è in legno, a cassettoni grandi ed esagoni, delimitati da grossi listelli dorati.
Nel quadrato centrale, lo stemma dei Barberini con le api d’oro.
All’interno di ogni quadrato, tre mezzelune intrecciate, dorate, in rilievo. Negli esagoni invece: lance, frecce, feretre, alabarde, scimitarre di varie lunghezze.

 soffitto ligneo intagliato e dorato Palazzo Orsini Barberini copyright de feo restauri
Restauro particolare soffitto ligneo intagliato e dorato Palazzo Orsini Barberini copyright de feo restauri

Gli affreschi invece…
Si trovano in alto, a circa 4 metri dal pavimento.
Su ogni parete troviamo rappresentati paesaggi, soggetti bucolici, ispiranti pace, serenità, riposo.
Sono rappresentati castelli, ville, rovine, fiumicelli, laghetti, mandrie pascolanti.
Tra le scene troviamo ancora lo stemma Barberini, legati al celebre papa Urbani VIII
Gli affreschi risalgono ai primi anni del Seicento, e sono
opera degli allievi di Paul Bril. I dipinti presentano, infatti, uno stile analogo a quello del Bril, ma caratterizzato da una pennellata più breve e da colori più cupi.

Paul Bril autoritratto

La particolarità:
sta proprio nel fatto che siamo di fronte a SCENE DI PAESAGGIO!
La pittura di paesaggio (inteso come autonomo, e non come semplice sfondo) si sviluppa proprio in questi anni e Paul Bril è uno dei massimi rappresentanti del genere.


STANZA N°2: Sala di Venere e Adone
Il soffitto è molto simile a quello della precedente… ma più ricco, decorato con putti, uccelli, rabeschi, graziosi medaglioni.
Gli affreschi sono bellissimi riquadri mitologici raffiguranti la storia di Mirra e degli amori di suo figlio Adone con Venere.
Il pittore è Girolamo Siciolante da Sermoneta: con Perin del Vaga, il Beccafumi e altri, fu, nel 1543, tra i fondatori della congregazione dei Virtuosi al Pantheon, ideata da Raffaello. 
Agli angoli della sala invece possiamo trovare mascheroni con putti che sorreggono festoni con fiori e frutti.

Mirra e Cinira, suo padre; Metamorfosi di Mirra e nascita di Adone  (1555 circa) Sala di Venere e Adone, Palazzo Orsini, Monterotondo (RM)
Mirra e Cinira, suo padre; Metamorfosi di Mirra e nascita di Adone (1555 circa) Sala di Venere e Adone, Palazzo Orsini, Monterotondo (RM)

STANZA N°3: La sala della Caccia
Si tratta della sala più piccola. Qui si può notare invece lo stemma dei Marchesi del Grillo, al centro del soffitto.
Gli affreschi danno il nome alla sala, perché raffigurano scene di caccia: caccia con i cani, col falcone e con fucili agli uccelli, ai fagiani…
Sulla parete nord vi è invece la caccia alla volpe e al cinghiale: questa attività era molto amata dai nobili del tempo!
Amavano infatti trasferirsi in queste zone fuori Roma proprio per praticarla, tanto che, in questi dipinti, è rappresentata proprio la campagna di Monterotondo.

Ma chi li ha dipinti?
Ancora una volta è il fiammingo Paul Bril…siamo nel 1581, il pittore era da poco arrivato a Roma!
Grazie agli ultimi restauri (2018/2019) è apparso infatti il monogramma che l’artista usava per firmarsi (un paio di occhiali racchiusi in un rettangolo, che significano il nome del pittore in lingua fiamminga).

In uno nei paesaggi è interessante rilevare che la torre del castello di Monterotondo appare priva del coronamento, danneggiata da un fulmine, nel periodo precedente all’opera di restauro intrapresa da Franciotto Orsini.
Ma…Come si presentava il castello di Monterotondo? Leggi questo articolo per scoprirlo!
Interessante è anche una scritta presente sulla parete ovest, dove è raffigurato uno scoglio in mezzo al mare, colpito dai venti Zeffiro, Borea e Noto: “undique firmus”, cioè “fermo da ogni parte”.

STANZA N° 4: la Galleria Barberini

Il restauro delle sale del piano Nobile di Palazzo Orsini-Barberini a  Monterotondo
Volta della Galleria Barberini, Palazzo Orsini, Monterotondo (RM)

Da non confondere per il nome con quella romana…

la Galleria si presenta con un soffitto voltato a botte.
Il colore predominante, quello di fondo, è il celeste: l’ambiente risulta infatti molto luminoso, anche grazie alla presenza di tre finestre.
Gli affreschi rappresentano l’allegoria dell’Aurora, Vulcano, le Ore, e il Tempo.
Tuttavia rimane difficile l’identificazione di alcune delle figure per la loro “scomparsa” a seguito di cedimenti strutturali: è persa in particolare la figura aggredita dalla personificazione del Tempo.
Sulla finestra nord è particolare il medaglione giallo-oro raffigurante la ninfa Dafne inseguita da Apollo e cambiata in lauro.
Le figure presentano atteggiamenti naturali, pose armoniche, domina la calma anche nei putti che sorreggono i festoni di fiori e frutta;
delle sirene si baciano al di sopra del medaglione: tutti simboli di pace, abbondanza e gloria.

SALE AFFRESCATE | Istituzione Culturale Monterotondo

I PITTORI
Le decorazioni di quest’ambiente sono state attribuite alla mano dei pittori Michelangelo e Niccolò Ricciolini (rispettivamente padre e figlio).
La data di questo importante lavoro non è stata ancora determinata, neanche dagli inventari recentemente resi noti, ma il biografo Marrini, che sembra elencare in ordine cronologico le opere eseguite da Ricciolini nei palazzi, lo ricorda tra quelli in palazzo Spada e quelli a Macerata (altri suoi lavori). Quindi dovrebbe collocarsi nel primo decennio del XVIII secolo, quando il palazzo apparteneva ai Grillo, e ciò renderebbe plausibile la partecipazione del figlio Niccolò, proposta sulla base di considerazioni stilistiche.

Ricciolini fu anche autore di altre decorazioni dello stesso edificio, perdute ma testimoniate da immagini fotografiche, nelle stanze dette dei Trofei e delle Prospettive (quest’ultima posteriore al 1708).



…e tu hai mai visitato questo palazzo? Eri a conoscenza della sua esistenza?
faccelo sapere nei commenti!

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Si ringrazia lo studioso Salvatore G.Vicario e la De Feo Restauri per aver contribuito a questo articolo.

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