Una passeggiata nel Parco Trentani

Un’oasi di verde a pochi chilometri dalla capitale

Al chilometro 21 della Via Nomentana, superata la frazione di Tor Lupara, sulla sinistra della carreggiata c’è un alto arco in legno che delimita l’ingresso del Parco Trentani. Un’oasi di verde nel cuore della riserva che prende il nome dall’antica città di Nomentum. Di questa città si hanno le prime notizie da alcuni scritti dell’archeologo Antonio Nibby (1792-1839) che, citando Dionisio, riporta la leggenda dei “tre fratelli” che fondarono le tre città di Nomentum, Fidenae e Crustumeria, precedendo di vari secoli la fondazione di Roma.

Il Parco Trentani è composto da colline alternate a valloni che degradano dolcemente verso Nord, in un ambiente composto di ampie zone umide. Lungo i tanti fossi di origine pluviale, trova facile sviluppo una rigogliosa vegetazione composta da olmi, sambuchi, fichi e querce. In alcuni angoli bagnati dalla confluenza di alcune linee di impluvio trovano spazio rari individui di salici e Pioppi neri. Alcuni cartelli fissati su dei pali lungo i sentieri spiegano il genere e la specie degli alberi e degli arbusti

La fauna del parco e varia e numerosa. La presenza dei corsi d’acqua la rende ospitale per varie specie di anfibi e rettili, il gracchiare di rane e rospi è un continuo sottofondo sonoro. Nascoste nel folto del bosco, se si è fortunati, si possono scorgere volpi, ghiri, donnole e ricci.

Varie specie di uccelli sono presenti in tutta l’area del parco. Non è raro osservare picchi rossi intenti a costruire il proprio nido o a cercare del cibo, battendo con il becco su un tronco. Nella stagione degli amori il canto degli usignoli accompagna i visitatori lungo i sentieri del parco. I suoi gorgheggi richiamano le femmine per l’accoppiamento. Presenti nell’area protetta anche le upupe con il loro manto zebrato. Le coppie monogami di questa specie si rincorrono saltellando in un eterno gioco d’amore.

Nel parco sono stati effettuati scavi archeologici che hanno portato alla luce reperti datati al IV secolo a. C. Resti di strutture che facevano parte dell’antica città di Nomentum. Tra questi c’è un ex mattatoio, sorto probabilmente sui ruderi di una basilica costruita, a sua volta, su delle tombe riconducibili a Primo e Feliciano, martiri cristiani uccisi nel periodo di Diocleziano e Massimiano, in seguito i loro resti furono traslati a Roma. Nel parco ci sono anche tracce di siti riconducibili al periodo del bronzo antico (2300 a.C.)

Il parco apre ai visitatori amanti della natura con un grande parcheggio, posto alla destra della struttura amministrativa. Lasciata la vettura si varca un pesante cancello in ferro, da qui inizia il percorso che esplora tutta l’oasi naturalistica. Arrivando alle 08:00 di mattina, si attraversa tutta l’area verde in piena solitudine. Il percorrere all’inizio è pianeggiante, tranne per alcuni profondi solchi lasciati dalle piogge. Il sentiero è delimitato alla destra da una staccionata costruita con tronchi incrociati. Sulla sinistra un’altura degrada dolcemente fino al bordo del sentiero. L’aria, in questo periodo, siamo in primavera, è fresca ma piacevolissima. Lungo il cammino si è investiti dagli odori e dai rumori di un bosco che riportano a sensazioni infantili; la paura del buio all’ombra dei grandi alberi, il cinguettio e il gracchiare dei tanti uccelli che volteggiano facendo la spola tra un albero e l’altro, o l’improvviso fruscio delle foglie mosse da un giovanissimo pullo.

Il lungo tracciato finisce in un incrocio con altri due sentieri e si apre in uno slargo, dove si viene investiti da un’onda di luce solare non più filtrata dagli alberi, lì il terreno inizia a degradare dolcemente verso una valle contornata a Nord Ovest dalla tipica vegetazione delle selve della Sabina. Sulla sinistra la vista corre in direzione di Roma, oltre il limite del parco. Lungo il percorso, ai lati del camminamento, tavoli e panche per gli eventuali pic nic e, fissati nel terreno, attrezzi sportivi per i più volenterosi. Giù verso il fondo della valle, si vedono mucche che pascolano, incuranti della presenza di invasori nel loro territorio. A metà percorso fa bella mostra di sé un fontanile, una limpida acqua sorgiva scorre da una bocchetta e riempie una grande vasca, un vecchio abbeveratoio per gli animali, una delle tante fonti che hanno dato il nome al comune di Fonte Nuova. Quello percorso è il più grande dei sentieri che solcano il territorio protetto, altri tracciati, più piccoli si rincorrono in tutta l’area. Uno, in particolare, scendendo verso un vallone incrocia il letto di un torrente, un piccolo ponte ad arco in legno scavalca l’alveo del corso d’acqua, riprendendo il suo percorrere verso l’uscita del parco.

Nella via del ritorno si incontrano i primi escursionisti mattinieri: una giovane donna con quattro cani al guinzaglio, probabilmente una dog sitter, un signore in età avanzata impegnato in una passeggiata, una mamma in compagnia della sua bimba che trascina un cagnolino giocherellone e un gruppo di sportivi al termine di una escursione nel bosco. Nell’attraversare il cancello all’uscita resta la sensazione di aver passato un’ora piacevole nel cuore di un parco, Immersi in una poderosa natura e circondati da un’aria limpida e pura.

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