Le vie consolari

I Romani costruttori di strade

Le strade e le vie consolari, costruite dai Romani in età antica, così come i loro acquedotti, i sistemi fognari, le città… ancora oggi testimoniano la grande abilità di quel popolo nell’ ingegneria e nell’ architettura. Costruire strade significava dover tener conto del terreno e, quando necessario, innalzare ponti oppure scavare gallerie o prosciugare paludi. Partendo dal Miliarium Aureum del Foro, posto nel 20 a. c. da Augusto, diciannove strade lastricate portavano ai territori conquistati e ai tempi dell’imperatore Domiziano (81/96 d.C.) se ne contavano 372.

Dagli Etruschi, che furono i primi a costruire le strade, i Romani impararono le tecniche ma le loro vie risultarono più durature perché usavano la selce invece del tufo, meno resistente. Essi costruirono alcune strade sul tracciato etrusco come la Via Cassia che collegava Roma a Cortona, o la via Aurelia che costeggiava il Mar Tirreno e il Mar Ligure, arrivando poi fino alla Gallia.

Le vie consolari erano le più grandiose: lastricate e larghe circa 5 metri permettevano il passaggio di due carri. Furono costruite innanzitutto per favorire la mobilità dell’esercito e il legionario era anche un ingegnere o un architetto o uno scalpellino o un manovale. Erano anche importanti vie commerciali. I principali prodotti esportati erano l’olio d’oliva e il vino, venivano importati soprattutto beni di lusso e spezie dall’Arabia, dall’India e dalla Cina anche via mare.

Prima di iniziare la costruzione di una strada, scelto il percorso, venivano fissati dei pali nel terreno per indicare il tracciato, che doveva essere diritto. Quindi i libratores con gli aratri, assieme ai legionari con le spade, scavano il terreno fino ad uno strato duro: si formava così una fossa profonda dai 60 cm ad un metro ma, se necessario, si poteva scendere fino a due metri. Le strade romane erano costruite a strati: il più profondo, lostatumen, era di sassi e argilla; il secondo strato, rudus, era fatto di pietre, mattoni rotti con sabbia e impastati con calce; il terzo strato, nucleus, era di pietrisco e ghiaia. La copertura, il summum dursum, era formata da lastre levigate di pietra, che combaciavano tra di loro, e aveva la parte centrale più alta dei bordi per favorire lo scolo delle acque. Ai lati potevano esserci dei marciapiedi lastricati. Viae Stratae, appunto perché costruite a strati, da cui la parola italiana strada, l’inglese street e la tedesca strasse.

Foro Romano: Miliarium Aureum

Le attuali vie consolari in Italia partono dalle mura aureliane, costruite dall’imperatore Aureliano nel 271 d.C. per difendere Roma dalle invasioni barbariche. La più antica via consolare è la Via Appia, costruita nel 312 a.C. dal console Appio Claudio Cieco per favorire l’espansione romana verso la Grecia. Attualmente inizia da Porta San Sebastiano e si dirige verso Taranto. (SS n.7). Dalla via Appia a Capua partiva la Via Popilia, o Via Annia, o Via Capua che raggiungeva la Civitas foederata Regium, cioè Reggio Calabria. Pare che il console Publio Popilio Lenate avesse iniziato a costruire la strada nel 132 a.C.

La Via Aurelia (SS n.1) parte ora da Porta San Pancrazio e fu costruita nel 241 a.C. dal censore Gaio Aurelio Cotta, oppure dal console suo figlio nel 200 a.C. Inizialmente arrivava a Cere. Costeggia il Mar Tirreno e la Liguria fino al confine con la Francia per poi arrivare ad Arles.

La Via Cassia (SS n.2 solo nel tratto Roma- Bolsena) attraversa la Toscana fino a Firenze. Probabilmente la strada fu costruita dopo la conquista dell’Etruria, seguendo vari tracciati preesistenti, proprio per controllare il territorio conquistato.  Prende il nome dalla gens Cassia, forse da Gaio Cassio Longino, il console che nel 171 a.C. diede una sistemazione definitiva alla strada.

La Via Flaminia (SS n.3) parte da Porta del Popolo, attraversa l’Appennino verso l’Adriatico e termina a Rimini. Costruita nel 220 a.C. dal censore Gaio Flaminio Nepote su tracciati preesistenti, fu restaurata e ampliata dall’imperatore Augusto. Era la via di collegamento con il nord. Da Rimini infatti partiva la Via Emilia (SS n.9) fino a Piacenza e da qui si poteva arrivare a Milano, da dove si irradiavano le vie consolari verso i territori europei conquistati. La via Emilia fu costruita dal console Marco Emilio Lepido tra il 189/187 a.C. dopo la conquista di Bononia (Bologna) e la cacciata dei Galli Boi. Questi però minacciavano Piacenza così la strada militare fu portata fino a quella colona. Da Piacenza partiva anche la Via Postumia che ad est portava ad Aquileia e ad ovest a Genova. Di questa via, costruita nel 148 a.C. dal console Postumio Albino, rimangono pochi tratti percorribili.

La Via Salaria (SS n.4) arrivava a Porto d’Ascoli (San Benedetto del Tronto) sul Mare Adriatico e seguiva il tracciato degli antichi Sabini, usato per il trasporto del sale. Fu per opera del console Manlio Curio Dentato che la strada fu migliorata e in parte ricostruita nel 290 a.C. dopo aver conquistato la Sabinia. Fu demolita nel 1921 per questioni di viabilità. Considerato che il sale era necessario alla conservazione del cibo, i Romani si rifornivano di questo prodotto anche dal Mar Tirreno tramite la via Campana, poi via Portuense, e la via Ostiense.

Nella Via Salaria a Monterotondo confluisce la Via Nomentana che aveva origine da Porta Collina, sulle prime mura di Roma, costruite da Tarquinio Prisco (VI sec. a.C.) e ampliate da Servio Tullio, e che arrivava aNomentum  (Mentana). Oggi ha origine da Porta Pia, attraversa la città e, alla rotonda Nostra Signora di Fatima, porta a Guidonia, Mentana, Monterotondo.

La Via Triburtina Valeria (SS n.5) inizialmente portava a Tibur, Tivoli, dopo aver attraversato il fiume Aniene sui ponti Mammolo e Lucano. Fu poi prolungata fino ad Aternum (Pescara) attraverso l’Abruzzo. Era un’antica via di transumanza nel territorio degli Equi, che fu ricostruita dal console Marco Valerio Massimo Potito nel 286 a.C.
L’attuale Via Casilina (SS n.6) inizia da Porta Maggiore e arriva a Caserta. Fu ricostruita in epoca medioevale sul tracciato di due strade romane, la via Labicana e la Via Latina, e finiva a Labicum, dove le due vie si univano e portavano a Capua (Casilinum).

Da Porta Maggiore esce anche la Via Prenestina che oggi arriva a Torre Cajetani, cioè a Palestrina Sud.  L’antico tracciato partiva dalla Porta Esquilina e la via si chiamava Gabina da Gabii, antica città del Latium vetus, posta al XII miglio della via Prenestina.

Queste sono solo alcune delle antiche vie consolari, che hanno resistito all’usura del tempo, testimoniando la genialità degli antichi romani e la loro potenza. Secondo Plinio il Vecchio “I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache”.

Articolo di Maria Luisa Berti

Commenta per primo

Rispondi