Sperlonga. La grotta delle meraviglie.

Ho percorso in auto la via tra Terracina e Gaeta, chiamata Flacca in memoria del console romano che la fece costruire due secoli prima di Cristo,in un panorama tra i più splendidi d’Italia, tra monti e mare. Ho superato la deviazione per Sperlonga moderna e mi sono arrestato sul ciglio della strada al km. 16,2, subito prima di una galleria che s’apre nello sperone di roccia. V’erano molte altre macchine e me ne sono rallegrato: finalmente, ho pensato, la gente comprende la straordinaria importanza, e l’altrettanto straordinario fascino, della Grotta di Tiberio!

Grotta di Tiberio a Sperlonga


Così mi sono addentrato per il viottolo che porta al modernissimo edificio del Museo, con cui si comincia la visita. E qui ho avuto un primo moto di ammirazione, vedendo le grandiose statue che ornarono la grotta: immagini monumentali su cui sovrasta quella dell’accecamento di Polifemo, insieme alla prua della nave di Ulisse, alle figure dell’eroe e dei suoi compagni. La ricomposizione dei gruppi ha dato luogo a molte incertezze, ma ormai un accordo sembra raggiunto. Sicché vale la pena di dare la parola a un’opera assai notevole che s’intitola Lazio archeologico e che raccomando ai lettori sia per il testo, che è di Leonardo B. Dal Maso e Roberto Vighi, sia per le immagini, lussuosamente curate dall’editore Boneschi. A proposito delle statue di Sperlonga, dunque, vi si legge:


«Sebbene i soggetti figurativi siano molti e diversi, il nucleo principale delle sculture è costituito dalle rappresentazioni del mito di Ulisse, che nel vicino Circeo e forse a Formia aveva due delle località principali della leggenda. Quattro sono i momenti raffigurati, quasi a simboleggiare le qualità che i poeti attribuivano al mitico eroe: la scaltrezza, nell’accecamento di Polifemo,il coraggio nella lotta contro Scilla, l’inganno nel ratto del Palladio; infine, sempre su ispirazione omerica ma estranea al mito di Ulisse, la pietas, nel gruppo di Menelao che trasporta il corpo di Patroclo. Il ciclo delle rappresenta-zioni culmina nel momento più drammatico, il naufragio della nave Argo, con il nocchiero di Ulisse che cade dalla prua infranta. Ě su questa prua che gli autori dell’opera hanno inciso le loro firme».


L’eccezionalità delle sculture, del resto, colpì già gli scrittori antichi, tanto che un poeta di nome Faustino lasciò sul luogo un epigramma per evocare l’ombra di Virgilio, che certo avrebbe ammirato queste statue: «Se Mantova potesse restituirci il divino poeta, egli, ammirato per l’immensità dell’opera,si
allontanerebbe dall’antro e, guardando gl’inganni di Ulisse, le fiamme e l’occhio tolto al mostro appesantito dal vino e dal sonno, le spelonche e i vivi laghi e le ciclopiche rocce, la crudeltà di Scilla e la prua della nave in balia dei gorghi,riconoscerebbe che nessuno potrebbe cantare come l’abilità dell’artista ha fatto le vive arti, che solo supera la Natura maestra e genitrice di esse».


Ammirazione, dunque. Ma per quanto mi concerne anche un certo imbarazzo. Se infatti le auto sul ciglio della strada testimoniavano la sosta di molte persone, nelle sale del Museo non v’era, a parte i custodi, anima viva. Ebbene, mi sono detto, saranno tutti scesi a vedere la grotta. E così, uscendo dall’edificio, ho seguito il viottolo che porta fino al mare, raggiungendo prima il grande insieme di ambienti che fu adibito al disbrigo dei servizi per la grotta (si notano facilmente una piccola fornace e un forno per il pane) e sboccando quindi dinnanzi alla grotta stessa. A questo punto, il mio imbarazzo si è precisato: in tutta la grandiosa zona archeologica non v’erano che due vecchi signori tedeschi, arrancanti a fatica!


Ma allora, i proprietari delle auto e i loro amici? Ahimé, la soluzione del problema è venuta subito, perché oltre la recinzione dell’area archeologica, sulla destra, v’è una spiaggia di gran fascino, e qui erano scesi i visitatori profittando della bella giornata. Nulla, dunque, per l’archeologia; eppure, se dovessi indicare la più splendida villa romana che abbia mai visto, non esiterei a scegliere questa. Ma, ripeto, forse l’anno virgiliano e forse queste mie stesse righe serviranno a modificare la situazione: provate e fatemi sapere.
La grotta, a ogni modo, è un esempio straordinario di ambiente naturale adattato dalla mano dell’uomo. V’è dinnanzi all’apertura una grande vasca rettangolare, con al centro un isolotto anch’esso rettangolare, contenente ricettacoli per la cova dei pesci.

COME APPARIVA IL COMPLESSO DELLE STATUE DELLA GROTTA DI TIBERIO
RICOSTRUZIONE DELLA VILLA (By https://jeanclaudegolvin.com/)

Dentro la grotta, in collegamento con la vasca ora descritta, ve n’è un’altra circolare, che ha nel centro il basamento per un gruppo scultoreo; gli altri gruppi, invece, erano collocati sulle pareti interne, in apposite nicchie. Ma lasciamolo dire meglio a Dal Maso e Vighi:
«La grande cavità, aprentesi sul mare, fu in parte lasciata nella sua forma naturale, in parte ampliata e rettificata con opere in muratura, rivestimenti. pavimenti.

Vi furono scavate anzitutto due grandi vasche unite tra loro: una rettangolare, sull’imboccatura con un isolotto contenente un letto tricliniare e un vivaio, l’altra rotonda, più interna, con un basamento al centro. Sul fondo dell’antro due vani: quello a destra accoglieva, nelle sporgenze naturali della roccia sapientemente adattate, una serie di sculture formanti gruppi; quello a sinistra un ripiano ovale, specie di piccolo palcoscenico per rappresentazioni teatrali, recitazioni o esecuzioni musicali. Agli spettatori erano riservate due serie di sedili incavati nella roccia, che offrivano anche i migliori punti di vista, oltre a quello del triclinio sull’isolotto, per abbracciare con lo sguardo le numerose figure delle composizioni scultoree. Tutti questi elementi, fusi dall’acqua e dai suoi riflessi, dalle luci ed ombre e dalle visioni panoramiche.

componevano una scenografia di altissima suggestione grazie alle sculture. vero tesoro d’arte disseminato a piene mani in un’apparenza naturale,tanto che non sapremmo decidere se le sculture siano state raccolte e sistemate per l’antro oppure l’antro sia stato scelto e foggiato per le sculture».
Ora possiamo chiederci quando sia stato costruito questo complesso straordinario, che reca giustamente il nome di Tiberio, l’imperatore vissuto all’inizio dell’età cristiana, perché questi lo utilizzò e ví fu protagonista di un episodio narrato dagli storici. Ma certo la realizzazione del complesso è di almeno un secolo anteriore, mentre la sua utilizzazione durò molto oltre. Quanto all’episodio concernente Tiberio, in particolare Svetonio e Tacito narrano che, durante un banchetto, un improvviso crollo di massi mise in pericolo la vita dell’imperatore: lo salvò il fedele Seiano, che con il proprio corpo atletico fece argine al crollo; e ne ricevé in compenso ricchezze e favori.


Altra domanda: poiché difficilmente la villa poteva sorgere isolata, v’era sul luogo dell’attuale Sperlonga un abitato antico, e quale? L’ipotesi più verosimile è che si tratti di Amyclae, città che la tradizione vuole fondata dagli Spartani e la cui fine è connessa a curiose leggende. Secondo una versione, i serpenti la invasero e gli abitanti, seguaci della setta pitagorica che vietava di uccidere gli animali, se ne andarono per sempre. Secondo un’altra versione, gli abitanti si erano imposti il silenzio per aver pace tra le continue notizie allarmistiche di sbarchi e di invasioni: quando i nemici vennero davvero, furono tutti uccisi. Che dire di tali leggende, se non che esse riflettono la vita precaria su queste coste, esposte da sempre alle depredazioni dei pirati?


Rimuginando questi ragionamenti tra me e me, sono risalito alla strada e ho ripreso la via per Gaeta, non senza ammirare prima, a monte della strada stessa, un complesso di costruzioni antiche che si staglia sulla parete rocciosa e verosimilmente rappresenta le terme della villa di Tiberio. Un altro complesso l’ho visto subito dopo attraversata la galleria, dalla stessa parte: dovrebbe essere un padiglione della villa, che così rivela l’ampiezza del suo impianto, di cui la grotta era la componente più straordinaria, ma non l’unica. E dunque, mi son detto ancora, possibile che quei turisti si limitino ad affollare la spiaggia? Forse andranno a vedere le testimonianze del passato al momento della partenza? Ma la risposta non la conosco, e dunque non posso darla.

Tratto dal Libro “Nuove Passeggiate laziali” di S. Moscati

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