Tra gratitudine e desiderio

Tra gratitudine e desiderio
Vincenzo Ceravolo - Rubrica Io Penso Positivo

“Guardare ciò che si ha” viene spesso confuso con l’idea che basti accontentarsi. In realtà, riconoscere il presente non spegne la voglia verso il cambiamento, ma può diventare il punto di partenza più solido per capire cosa manca e perché lo desideriamo.

Bisogna analizzare il modo in cui si guarda ciò che si ha. Se lo sguardo è difensivo, diventa una frase di chiusura, un freno. Se invece è uno sguardo lucido, non giudicante, allora può essere uno strumento di orientamento e crescita.

Guardare ciò che si ha non significa dire “va tutto bene così”. Significa piuttosto dire “questo è il punto esatto da cui parto”.

C’è una grande differenza tra gratitudine e accontentarsi. La prima è un atto di consapevolezza: riconosco risorse, relazioni, obiettivi raggiunti. Il secondo è una resa: smetto di interrogarmi su ciò che desidero davvero per paura di scoprire che richiederebbe movimento, rischio, responsabilità. La gratitudine apre spazio; l’accontentarsi lo chiude.

Chi guarda ciò che ha con attenzione non smette di volere di più, ma smette di volerlo in modo confuso. Quando non si sa cosa si possiede, si desidera a caso, spesso per imitazione o per confronto. Quando si conosce bene il proprio terreno, i desideri diventano più precisi, più personali.

Altra questione da chiarire: guardare ciò che si ha non vuol dire concentrarsi solo sugli aspetti positivi, ma anche guardare le mancanze, i limiti. Non è un esercizio di ottimismo, ma di onestà. Dire “questo è ciò che c’è” non è lo stesso che dire “questo mi basta”.

È proprio osservando il presente senza filtri che nasce la necessità del cambiamento. Non quella agitata e reattiva, ma quella sensata, che sa aspettare il momento giusto per muoversi.

Il detto “chi si accontenta gode” suggerisce una felicità passiva, quasi di passaggio: basta abbassare l’asticella e il disagio scompare. Ma la realtà è che il disagio ignorato non scompare, si sposta. Torna sotto forma di frustrazione. Godere non è smettere di desiderare, è smettere di essere in conflitto con il punto da cui nasce il desiderio.

Guardare ciò che si ha richiede coraggio, perché costringe a fare i conti con le proprie scelte passate e con le proprie responsabilità presenti. Ma è anche un atto propositivo: solo chi sa dove si trova può decidere dove andare.

Il punto non è accontentarsi, né inseguire continuamente altro. Il punto è imparare a stare nel presente senza farsi imprigionare da esso.

Guardare ciò che si ha per scegliere meglio il prossimo passo e non per fermarsi.

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4 risposte

  1. Ho osservato un profondo cambiamento con il trascorrere degli anni. Direi che invecchiando si diventa più riflessivi, più tolleranti e si ripensa ai tanti desideri vissuti. Spesso sono stati generati dalla moda di quel momento, da emulazioni, da scelte compulsive, da insoddisfazioni o stati d’animo negativi. In realtà non hanno sempre generato risultati ottimali,anzi, forse delusioni. L’ambizione serve, aiuta, premia e costa; soddisfa i desideri?
    Cosa vogliamo? Dovremmo essere capaci di comprendere cosa vogliamo senza accontentarci del sufficiente ma evitando con onestà il superfluo. Si vive in un’epoca dove si viene continuamente martellati da finte necessità e dobbiamo quindi desiderare le cose utili al nostro animo. È importante capire se gli oggetti, i traguardi o gli obbiettivi raggiunti sono alimenti adatti a vivere un presente armonioso.
    Dobbiamo essere dei buoni direttori dell’orchestra che abbiamo dentro di noi, accordando e guidando i vari strumenti per godere la nostra musica interiore.

  2. Gemello. Come hai specificato prima, ” chi si accontenta gode” non è affatto così. Chi si accontenta si accontenta e basta.
    Bisogna apprezzare si ciò che uno possiede, ma bisogna avere l’ambizione il desiderio di fare sempre quel passo in più per crescere, questo per capire anche se quel che possiedi è veramente abbastanza e ti rende felice oppure è solamente un’arresa, convincendoti di essere felice ma non lo sei. Quindi accontentarsi si, ma solo dopo aver ambito a quel passo successivo.

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