
Il titolo di questo libro potrebbe trarre in inganno il lettore inducendolo ad immaginare una storia di fede. In realtà “Devozione”, scritto da Charlotte Wood, autrice australiana, è un romanzo molto particolare che ha attirato la mia attenzione e che ho letto con grande interesse.
Una storia ambientata nell’Australia del Covid
È ambientato in Australia, siamo in pieno periodo Covid e il Paese deve affrontare una terribile siccità che provocherà un’invasione di topi. In questo scenario una donna di mezza età abbandona il marito e il lavoro per fuggire da Sydney e rifugiarsi in un convento di suore cattoliche, lontane dal mondo e dal centro abitato.
Perché in un convento di suore? La donna non è credente, non sa pregare e la sua scelta è motivata solo dalla ricerca di solitudine e pace. Si troverà a riconsiderare la sua vita: i ricordi del passato tornano vivi, le riflessioni su ciò che è accaduto, su quello che ha segnato la sua esistenza, si fanno profonde. Il ritmo del convento – fatto di tempi scanditi lentamente dalla preghiera e da gesti rituali ripetuti – permette alla donna di osservare il modo di affrontare la vita delle consacrate. Non mancheranno anche eventi sconvolgenti per la quotidianità del convento come il ritrovamento del corpo di una suora uccisa in Thailandia, i cui resti arrivano nel convento per trovare una sepoltura definitiva.
Un romanzo che pone domande sulla fede
La donna osserva e riflette su ciò che vive e si pone domande importanti sulla fede, domande che diventano stimolanti provocazioni anche per il lettore. Nota una ritualità che non appaga le sue inquietudini, fatta di una fede semplice che non si pone interrogativi.
Non digerisce ad esempio il “mi sono innamorata di Gesù” pronunciato candidamente da alcune suore perché la fede, dal suo punto di vista, è molto di più di una cotta adolescenziale, “la scelta di questa vita deve avere a che fare con qualcosa di più serio. Qualcosa di austero e potente e cruciale. La viva attenzione, il pensiero rigoroso. Una lotta, per sottomettere… cosa esattamente? L’ego, la vanità, l’odio, l’orgoglio”.
La donna scopre che la preghiera “è un modo di interrompere il pensiero abituale. È permettere a te stessa di accedere all’alterità, aprire il guscio dei pregiudizi. Non è una chiacchierata, è un duro lavoro”.
E ancora: riflette anche sulla perdita della speranza che “per i cattolici è il peccato più imperdonabile. Credo abbiano ragione: è maligna, sanguina e si espande. Una volta che l’hai persa, non so se la speranza – o la fede: sono forse la stessa cosa? – possa mai tornare”.
Una lettura che invita al confronto
È una riflessione sulla fede presa sul serio da una donna non credente che pone molti interrogativi anche a chi è animato dalla fede cattolica.
“Devozione” è un libro che offre numerosi spunti ai lettori più attenti, che cercano risposte e si aprono al confronto anche quando le posizioni possono essere divergenti: in questo confronto tra prospettive differenti risiede la ricchezza del romanzo, che la scrittrice mette in scena offrendo al lettore numerosi spunti di riflessione.
Il giudizio finale
Charlotte Wood costruisce un romanzo intenso, capace di parlare di spiritualità senza trasformarsi in un libro religioso. Devozione è soprattutto una ricerca interiore, un confronto sincero con i grandi interrogativi dell’esistenza e con il bisogno umano di trovare un significato alle proprie esperienze.
Una lettura consigliata a chi ama i romanzi che non offrono risposte facili, ma che sanno porre le domande giuste.


