Cresce il peso delle aree urbane
Entro il 2050 circa il 78% della popolazione italiana risiederà in aree urbane grandi e medie. A evidenziarlo è Ance, che durante un’audizione ha sottolineato la crescente concentrazione abitativa nelle 14 città metropolitane, dove oggi vive già oltre il 36,2% dei residenti nazionali.
Secondo l’associazione dei costruttori, questa dinamica sta aumentando la pressione soprattutto nelle aree periferiche delle città, dove si concentra la principale offerta di edilizia accessibile, in particolare nelle aree metropolitane e nel Centro Nord.
Parallelamente, nei territori del Mezzogiorno si stanno sviluppando fenomeni di spopolamento, indebolimento del tessuto economico e riduzione della domanda di servizi, con conseguenze di lungo periodo sulla coesione sociale.
Ance: “Serve una città policentrica”
“La complessità delle esigenze attuali impone il passaggio verso un modello di città policentrica e diffusa, che eviti la creazione di luoghi marginali degradati”, sottolinea Ance.
L’associazione evidenzia inoltre che la rigenerazione urbana, sostenuta dalle direttive europee, non dovrebbe limitarsi agli interventi edilizi ma integrare sostenibilità ambientale e inclusione sociale.
Recupero dei vuoti urbani e periferie
Tra gli strumenti individuati dai costruttori c’è il recupero dei cosiddetti “vuoti urbani”, come ex fabbriche, caserme e stazioni ferroviarie.
Secondo Ance, il riutilizzo di queste aree è essenziale per contenere il consumo di suolo, anche se richiede procedure complesse, bonifiche e adeguata sostenibilità economica.
Nelle periferie, invece, l’inserimento di nuovi servizi pubblici, attività commerciali, artigianali e centri sportivi viene indicato come un elemento capace di favorire legalità e aggregazione sociale, contrastando la marginalizzazione giovanile.
La richiesta di maggiore flessibilità urbanistica
I costruttori chiedono inoltre “una maggiore flessibilità nei cambi d’uso”.
Per Ance risulta indispensabile coordinare la disciplina urbanistica con quella fiscale e ambientale, promuovendo così la trasformazione e l’adeguamento del patrimonio edilizio esistente.
Il ruolo del Pnrr e dell’housing accessibile
Secondo Ance, il Pnrr ha rappresentato “un passaggio rilevante nel riportare al centro dell’agenda pubblica il tema delle periferie e della rigenerazione urbana”.
L’associazione ricorda che circa 6,2 miliardi di euro sono stati destinati alla riqualificazione delle aree urbane degradate e alla riduzione del disagio abitativo. Inoltre, viene valutato positivamente l’approccio “performance based” introdotto dal Piano.
Ance sottolinea poi che il recupero delle periferie è strettamente collegato a una politica strutturale dell’abitare. La rigenerazione urbana, infatti, dovrebbe favorire l’housing accessibile, trasformando aree dismesse in alloggi destinati alle famiglie in difficoltà.
Incentivi fiscali e riqualificazione urbana
Infine, l’associazione definisce la leva fiscale uno “strumento efficace per promuovere la riqualificazione delle aree urbane degradate”.
Secondo i costruttori, per avviare un programma efficace di interventi sul patrimonio immobiliare e raggiungere gli obiettivi europei sul risparmio energetico, sarà necessario riconfigurare il sistema degli incentivi anche su tessuti edilizi e urbanistici più ampi, dai condomini fino alla riqualificazione di interi quartieri.
