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«Cani liberi e accuditi»: il progetto tra Tivoli e Guidonia

Nelle cave di travertino tra Tivoli e Guidonia Montecelio vivono da anni numerosi cani, accuditi da volontari e ormai inseriti nel territorio. Da adesso, per loro, prende forma un progetto che punta a cambiare il modo di affrontare il randagismo: “Cani liberi e accuditi”, presentato martedì mattina al Grand Hotel Duca d’Este alla presenza delle Amministrazioni dei due comuni tiburtini, della LAV, della ASL Roma 5 e della consigliera regionale Micol Grasselli.

Mai più manovre indiscriminate sui randagi

Cattura, sterilizzazione, cure e monitoraggio, ma senza ricorrere alla cattura indiscriminata e alla permanenza nei canili. È questo il principio alla base di “Cani liberi e accuditi”, il progetto presentato questa mattina dalle amministrazioni comunali di Tivoli e Guidonia Montecelio, insieme alla LAV e alla ASL Roma 5. Un percorso già entrato nella fase operativa nell’area delle cave di travertino, dove negli anni si è sviluppata una popolazione di cani semiferali.

Il progetto nasce dalla necessità di affrontare il randagismo in un territorio che, come sottolineato dal sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo, non può essere diviso dai confini amministrativi. «I cani non riconoscono i confini amministrativi dei nostri due comuni», ha osservato il Primo cittadino, evidenziando la necessità di una collaborazione tra Tivoli e Guidonia, insieme all’ASL, competente per entrambi i territori. L’obiettivo è superare la logica della sola cattura e del trasferimento nei canili, privilegiando un modello che tenga insieme tutela degli animali, salute pubblica e gestione controllata del territorio.

Livi e Rossetti: «Oltre la sola cattura»

Un ruolo centrale nella costruzione del progetto è stato riconosciuto ad Antonello Livi, delegato al benessere animale del Comune di Tivoli, e Laura Rossetti, delegata del Comune di Guidonia Montecelio. Livi ha sottolineato la necessità di un cambio di approccio culturale al randagismo: «Non si debella solo catturando gli animali e rilasciandoli: bisogna andare oltre culturalmente». Secondo il delegato, i cani presenti nelle cave sono ormai inseriti in gruppi sociali e territoriali e il progetto punta a garantire loro una gestione che non ne comprometta la dignità. Sono quasi cento, ha spiegato, gli animali che negli anni sono stati accuditi e nutriti anche grazie al lavoro di diversi volontari.

Rossetti ha invece ripercorso il lavoro portato avanti sul territorio negli ultimi decenni, sottolineando le difficoltà incontrate dai volontari in assenza di una collaborazione strutturata con le istituzioni. «Mi occupo di questo problema da 34 anni», ha raccontato, ricordando i numerosi interventi effettuati personalmente per la cattura dei cani e la necessità di un supporto istituzionale. L’incontro con la LAV e il coinvolgimento delle amministrazioni hanno permesso di trasformare una proposta coltivata negli anni in un progetto concreto, nato circa due anni fa e arrivato ora alla fase operativa. «È solo l’unione di tutti che risolverà il futuro di questi animali», ha concluso Rossetti.

Il modello LAV: cattura, sterilizzazione e rilascio

A illustrare il modello adottato è stata Alessandra Ferrari, responsabile Area Animali Familiari della LAV. L’associazione ha proposto per l’area delle cave un sistema basato su tre passaggi: cattura, sterilizzazione e rilascio, accompagnati da valutazioni individuali e da un monitoraggio successivo. L’obiettivo è tenere conto delle caratteristiche dei cosiddetti cani semiferali, animali che hanno sviluppato gruppi sociali e legami familiari all’interno del territorio.

La fase operativa è iniziata il 24 settembre, dopo un periodo preparatorio. Il censimento degli animali è stato effettuato anche grazie alla collaborazione con Stray Dogs International, che ha permesso di realizzare una documentazione fotografica degli esemplari presenti. Le modalità di cattura sono state studiate considerando sia il benessere degli animali sia la conformazione delle cave, caratterizzate dalla presenza di pozze d’acqua e strapiombi. La fase di abituazione alle tecniche di cattura è durata circa 25 giorni.

Nell’area è stato allestito un vero e proprio campo veterinario, con una tenda destinata alla preparazione degli animali e due ambulanze veterinarie. Per la degenza è stato predisposto anche un container nel quale i cani vengono ospitati per circa 24 ore, salvo particolari necessità. Ogni animale viene sottoposto a una valutazione sanitaria e comportamentale individuale, mentre il rilascio viene programmato stabilendo luogo e orario. Particolare attenzione è stata riservata anche alla conservazione dei gruppi sociali, evitando per quanto possibile di separarli durante le operazioni.

Quarantadue cani sterilizzati in quattro giorni

I primi numeri dell’operazione sono stati illustrati da Beatrice Rezzaghi, responsabile dell’Unità Emergenza LAV. A quattro giorni effettivi dall’avvio delle attività, sono stati sterilizzati 42 cani: 19 maschi e 23 femmine, mentre 34 sono già stati rilasciati nel territorio. La prima fase delle operazioni proseguirà fino al primo ottobre, mentre il progetto prevede un’attività di lungo periodo anche per gli esemplari che, per età o condizioni, non possono essere ancora sottoposti a sterilizzazione.

Sul fronte sanitario, il veterinario Roberto Scarcella ha riferito che gli animali non presentavano condizioni di particolare debilitazione e che non sono emersi grossi problemi di salute. Sono stati effettuati diversi test e somministrati vaccini e trattamenti contro diverse patologie e parassiti, oltre a un antiparassitario con copertura annuale contro pulci e zecche. Dal punto di vista comportamentale, i cani sono stati descritti come non aggressivi, ma comprensivamente diffidenti nei confronti dell’uomo.

La nuova Legge regionale sui cani di quartiere

Il progetto si inserisce inoltre nel nuovo quadro normativo regionale. Il direttore del Dipartimento di Prevenzione Sanità Animale di ASL Roma 5, Leonardo Luciani, ha spiegato che il percorso, avviato a Tivoli nel gennaio 2026 e successivamente esteso a Guidonia Montecelio, è stato reso possibile anche dalla Legge regionale n. 11 del 26 giugno 2026, che ha introdotto una disciplina specifica per il cosiddetto cane di quartiere, definendo condizioni per la permanenza controllata degli animali sul territorio.

Il principio, ha chiarito Luciani, è quello di evitare tanto la cattura indiscriminata quanto il rilascio indiscriminato. Dopo il censimento e l’identificazione, ogni animale deve essere indirizzato verso il percorso più appropriato: adozione per i cuccioli o per gli animali adottabili, cure e assistenza per quelli che ne hanno bisogno, oppure permanenza controllata sul territorio per gli esemplari ritenuti compatibili. Anche in quest’ultimo caso il percorso non termina con il rilascio: sono previsti sterilizzazione, monitoraggio e accudimento.

La durata prevista è di due anni, durante i quali il progetto dovrà essere monitorato e valutato sulla base dei risultati ottenuti. Tra gli obiettivi indicati dalla ASL ci sono la conoscenza degli animali presenti nell’area, la riduzione progressiva della riproduzione, l’individuazione di percorsi di adozione e la cura degli esemplari che ne abbiano necessità.

In chiusura del suo intervento, Luciani ha citato una frase attribuita a Mahatma Gandhi: «La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali», collegandola anche all’importanza dell’iniziativa nel quadro della candidatura del territorio a Capitale italiana della Cultura.

Grasselli: «Una normativa chiara era fondamentale»

Alla presentazione è intervenuta anche la consigliera regionale del Lazio Micol Grasselli, che ha evidenziato il ruolo della modifica normativa nel rendere possibile il progetto. «Serviva una normativa chiara», ha sottolineato, ricordando il lavoro svolto in Consiglio regionale per arrivare alla nuova disciplina. Grasselli ha inoltre rimarcato la collaborazione tra associazioni, amministrazioni comunali e istituzioni regionali, auspicando che l’esperienza possa essere presa in considerazione anche da altri Comuni alle prese con situazioni analoghe di randagismo.

La consigliera ha inoltre ricordato l’impegno sul fronte del volontariato, citando la legge sulle guardie ecologiche volontarie approvata lo scorso anno insieme al Consiglio regionale. Per Grasselli, il progetto avviato tra Tivoli e Guidonia rappresenta un percorso pilota all’interno della regione e un’occasione per mettere alla prova sul campo la nuova disciplina.

I cani resteranno riconoscibili

A chiudere la conferenza stampa è stato il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi, che ha ribadito l’importanza della collaborazione tra Comuni, Regione, associazioni e volontari. Un ringraziamento particolare è stato rivolto proprio a chi negli anni ha continuato ad accudire gli animali anche senza un sostegno istituzionale strutturato.

Gli animali che verranno rilasciati saranno riconoscibili grazie a clip blu applicate alle orecchie. Per rafforzare anche il legame con il territorio, è stato deciso inoltre di attribuire loro nomi ispirati a luoghi e personaggi della storia locale.

Il progetto entra così nella sua fase più delicata: dopo le prime operazioni di cattura, sterilizzazione e rilascio, sarà il monitoraggio nel tempo a stabilire l’efficacia del modello. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni e dalle associazioni coinvolte è costruire un sistema stabile, nel quale la presenza dei cani sul territorio venga gestita attraverso censimento, prevenzione, cure e accudimento, evitando che il problema venga affrontato soltanto attraverso la cattura e l’allontanamento degli animali.

Copertina di: Ufficio Stampa Comune di Tivoli

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