MONTEROTONDO – Grandissimo successo per lo spettacolo teatrale Diamond’s Mind di Cinzia Salluzzo

Dopo il sold out della scorsa settimana, non poteva che arrivare il successo per “Diamond’s Mind”, il monologo scritto da Cinzia Salluzzo Rovituso, interpretato da Olimpia Barberio per la regia di Agostino Franchi.

Nella sede dell’ARCI di Monterotondo, che ha gentilmente ospitato la serata, la sala gremita di spettatori ha visto prendere vita il viaggio interiore della protagonista dello spettacolo, che è passata dal buio profondo della solitudine alla scoperta della pienezza dell’amore.

In un silenzio avvincente, si è svolto il viaggio nell’introspezione pura, alla ricerca delle emozioni più profonde che sostengono e attanagliano la coscienza di ciascuno di noi. Uno specchio che ci pone davanti alla nostra solitudine, all’inquietudine dell’incomunicabilità della nostra anima nell’era della massima comunicazione. E che trova nei diamanti della nostra mente la strada maestra per risolvere l’irrisolvibilità.

Non mi aspettavo che da un mio sogno potesse nascere qualcosa di così bello”, ha commentato Cinzia Salluzzo. “Sono veramente felice per come è andata la serata e ringrazio di cuore i miei compagni d viaggio, Olimpia Barberio che è andata in scena e Agostino Franchi che ha curato la regia”.

Il successo è stato tale che si sta già ipotizzando una possibile replica, per permettere ad altri spettatori di affrontare questo viaggio interiore nell’intimità più profonda, con un particolare coinvolgimento delle nuove generazioni.

Molto toccante è stato anche il momento della dedica a Maria Rosaria Omaggio, rappresentata dalla sua amica Paola Russo.

Riproponiamo la breve intervista fatta all’autrice dello spettacolo, Cinzia Salluzzo Rovituso, al regista Agostino Franchi e all’attrice Olimpia Barberio che lo ha messo in scena.

Cinzia, raccontaci come è nata l’idea di Diamond’s Mind, il tuo ultimo monologo.

Prima di rispondere alla tua domanda vorrei ringraziare Ilaria Agostini che ci ha ospitato all’Arci per lo spettacolo del 21 settembre, ha letto il testo quando era solo lo scritto di un flusso di coscienza ee comunque ci ha creduto permettendoci con il suo aiuto di metterlo in scena.

L’idea del monologo di Diamond’s mind nasce dall’esigenza di esprimere un disagio che a volte attanaglia l’individuo: il vuoto esistenziale. La solitudine innata che appartiene a ciascuno di noi e che la protagonista nello spettacolo vive in tutte le sue sfumature, anche dolorose. La meraviglia e che nel finale si libera.

Quanto c’è di Cinzia in questo testo e quanto invece c’è la voglia di trasmettere un messaggio?

Il testo l’ho scritto due anni fa in un momento in cui affrontavo il mio vuoto esistenziale e nell’evoluzione dell’analisi di tale problematica ho trovato la mia soluzione che è diventato un messaggio impellente da diffondere.

Cosa speri che resti nel pubblico alla fine della rappresentazione? Cosa secondo te dovrebbero portare a casa?

Spero resti la certezza che in realtà non siamo vuoti, e che si tratta solo di un momento di passaggio anche se sofferto per migliorarsi come individuo.

Una dedica speciale per questa rappresentazione: quella a Maria Rosaria Omaggio, a pochi mesi dalla sua scomparsa. Come nasce questa volontà e come si è concretamente realizzata?

Ho dedicato lo spettacolo a Maria Rosaria Omaggio scomparsa recentemente perché ho avuto la fortuna di conoscerla in modo profondo non era solo una grande artista completa era una grande insegnante non solo artisticamente parlando ma anche di vita. Un esempio credo davvero inimitabile.

Il regista dello spettacolo è Agostino Franchi, che si è appassionato al testo di Cinzia e ha voluto metterlo in scena.

Agostino, cosa significa per te mettere in scena uno spettacolo come Diamond’s Mind?

Intrigante e impegnativo. La prima volta che Cinzia mi ha proposto il progetto, leggendo il testo ho avuto delle incertezze per la sua messa in scena. Poi, col tempo, l’ho studiato attentamente, come faccio per ogni regia, e ho scoperto che aveva delle notevoli potenzialità. Ma si dovevano apportare delle modifiche, sia nel linguaggio che nella metrica, per renderlo teatrale. in accordo con Cinzia sono state fatte, e il testo è risultato più fruibile per il pubblico, e scorrevole per l’interprete, mantenendone l’integrità. E ora, per me, rappresentarlo è divenuto quasi un bisogno.

Che equilibrio cerchi di trovare tra il messaggio impostato dall’autrice e la necessità di volerlo fare arrivare agli spettatori tramite il tuo intervento tecnico?

Abbattere la quarta parete, quella che divide l’attore dallo spettatore. Il coinvolgimento emotivo, in questo monologo, è essenziale, c’è la necessità di portare il pubblico sul palcoscenico, insieme all’interprete, dentro di lui, o lei in questo caso, affinché possa vivere i suoi stessi stati emotivi, in un viaggio che li porti a scavare nella profondità di loro stessi, e far affiorare in loro emozioni che avevano perduto nella routine del quotidiano, conducendoli a uno stato di profonda empatia. In questo debbo dire che Olimpia è stata straordinariamente capace.

Cosa ti ha colpito di più di questo testo?

Il suo essere vero, e tragicamente reale. La nostra spasmodica ricerca della felicità, il bisogno di trovare un equilibrio nella nostra vita oggi è tutto condizionato da fattori esterni, guerre, disastri, sofferenze, che spesso viviamo con superficialità, talmente assuefatti da non sentirne l’importanza, ma che il nostro subcosciente memorizza e ripone, rendendo la psiche, nelle persone molto sensibili, una vittima predestinata. E il testo di Cinzia ne è una testimonianza precisa.

L’attrice protagonista del monologo sarà Olimpia Barberio che si è lungamente preparata per dare vita alle parole di Cinzia.

Olimpia, con quali parti dello spettacolo sei entrata maggiormente in sintonia, e perché?

Nel corso della preparazione dello spettacolo, mi sono particolarmente identificata con la protagonista nell’esprimere la sua lotta interiore.

La sua vulnerabilità, le sue emozioni profonde mi hanno colpito tanto da crearne un legame empatico.

Non c’è una parte in particolare che mi ha maggiormente colpita, ma l’intero viaggio.

Un filo chiamato equilibrio, tra il perdersi nel vuoto cadere e risvegliarsi alla consapevolezza del valore della propria vita.

Su quale aspetto della tua recitazione ti sei maggiormente preparata per mettere in scena Diamond’s Mind?

Per mettere in scena “Diamond’s Mind”, mi sono concentrata sulla sfida di tradurre la ricchezza letteraria del testo in azione scenica. Ho lavorato duramente per bilanciare l’intensità emotiva con la fisicità del teatro, cercando di rendere ogni parola viva attraverso il movimento e l’espressione corporea. È stata un’esperienza bellissima e gratificante, poiché ho potuto sfidarmi e crescere come attrice.

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