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Mentana, Cretto Studio apre la call per “Minimaze”: arte e natura al centro del progetto

Mentana, Cretto Studio apre la call per “Minimaze”: arte e natura al centro del progetto

Cretto Studio, una realtà artistica nata nel territorio

Un collettivo formato da tre giovani dell’area tra Fonte Nuova e Monterotondo, nato per creare occasioni di confronto attraverso mostre ed esposizioni artistiche e pronto ora a realizzare il suo terzo appuntamento.

È Cretto Studio, realtà emergente che sta costruendo il proprio percorso tra il territorio di origine e diversi spazi culturali di Roma.

Il prossimo progetto si chiama “Minimaze” e sarà ospitato al Villaggio Globale di Roma, in una zona vicina all’Accademia di Belle Arti. Prima dell’esposizione, però, il collettivo ha aperto una call rivolta agli artisti, con candidature disponibili fino al 15 ottobre.

Al centro della proposta c’è una riflessione precisa: provare a cambiare il punto di vista attraverso il quale l’uomo osserva la natura e il mondo che lo circonda.

“Minimaze”, cambiare il punto di vista sull’uomo e sulla natura

Il progetto nasce dalla volontà di mettere in discussione una lettura antropocentrica della realtà.

“Minimaze” invita infatti a invertire il rapporto tra micro e macro e a immaginare l’essere umano in una condizione completamente diversa da quella abituale: non più osservatore dominante della natura, ma organismo piccolo all’interno di un sistema molto più grande, complesso e difficile da controllare.

Nel concept della mostra, Cretto Studio sintetizza l’idea con una frase: «Siamo più piccoli di quanto pensiamo».

La prospettiva viene così capovolta. Elementi naturali che normalmente l’uomo considera semplici, familiari o puramente decorativi assumono nuove dimensioni e nuovi significati.

Il fiore diventa il centro della mostra

L’elemento simbolico scelto da Cretto Studio è il fiore.

Nella visione proposta da “Minimaze”, il fiore smette di essere soltanto l’immagine rassicurante e stereotipata della bellezza naturale. Diventa invece un organismo complesso, regolato da strutture e leggi proprie.

Il collettivo immagina una realtà in cui cambiano completamente le proporzioni: lo stelo può assumere le dimensioni di un edificio, mentre venature, pelurie, liquidi e superfici diventano elementi da esplorare.

«Invertendo il rapporto tra micro e macro entriamo in una realtà capovolta», si legge nel concept della mostra.

Da qui nasce una delle domande che guidano l’intero progetto: cosa accadrebbe se l’uomo si trovasse improvvisamente privo delle coordinate attraverso le quali è abituato a interpretare ciò che lo circonda?

Una realtà senza le coordinate costruite dall’uomo

“Minimaze” porta quindi la riflessione oltre il semplice rapporto estetico con la natura.

Secondo il concept elaborato dal collettivo, l’uomo tende a misurare il mondo attraverso i propri costrutti, le proprie leggi, le proprie dimensioni e le proprie invenzioni.

In questo modo finisce spesso per considerare controllabile anche ciò che appartiene ai ritmi naturali.

La mostra prova invece a immaginare cosa accadrebbe se questo sistema venisse meno. Se l’uomo non fosse più la misura di tutte le cose, dovrebbe imparare nuovamente a orientarsi e, soprattutto, a osservare.

Anche ciò che viene considerato bello potrebbe assumere un significato differente.

Nel materiale della call, Cretto Studio pone infatti una domanda centrale: «Da dove si ricostruirebbe la bellezza? Con che criteri vivremmo la nuova realtà che ci circonda?».

Tempo, fragilità e ciclo biologico

La riflessione proposta dal collettivo riguarda anche il rapporto dell’uomo con il tempo naturale.

Nel progetto trovano spazio i concetti di trasformazione, fragilità e ciclo biologico, fino alla percezione della morte come parte della vita.

Il fiore stesso diventa un esempio di questa dinamica: nasce, cresce, sfiorisce e marcisce, seguendo un processo che non dipende dalla volontà dell’uomo.

“Minimaze” utilizza quindi l’arte per interrogare quella ricerca di controllo che spesso caratterizza il rapporto tra essere umano e realtà.

L’obiettivo non è fornire una risposta univoca, ma aprire una domanda e lasciare agli artisti la possibilità di interpretarla attraverso linguaggi differenti.

La call è aperta a diverse forme d’arte

La chiamata di Cretto Studio è aperta a ogni forma d’arte e alla sperimentazione visiva, plastica e concettuale.

Gli artisti potranno quindi interpretare liberamente il tema, realizzando opere capaci di rappresentare un nuovo modo di osservare la natura oppure di restituire le sensazioni generate da questa ipotetica realtà capovolta.

Il collettivo cerca lavori in grado di mettere in discussione la centralità dell’uomo e di mostrare, attraverso l’arte, quanto possa cambiare la realtà quando viene osservata da una prospettiva diversa.

Dal territorio agli spazi culturali di Roma

La nuova mostra rappresenterà il terzo appuntamento organizzato da Cretto Studio.

Il collettivo ha già realizzato alcune esperienze espositive e punta a utilizzare nel tempo spazi differenti che possano accogliere i propri progetti.

«Ci appoggiamo a diverse zone o luoghi che possano offrirci modo di esporre, o comunque location buone, per realizzare quelle che sono le nostre esposizioni per tutto il territorio di Roma», viene spiegato nella presentazione del progetto.

Pur muovendosi anche nella Capitale, Cretto Studio mantiene quindi un legame con l’area dalla quale provengono i suoi fondatori, cercando di costruire un percorso che possa mettere in relazione giovani artisti, spazi culturali e nuove forme di sperimentazione.

Come partecipare a “Minimaze”

Le candidature resteranno aperte fino al 15 ottobre.

Gli artisti interessati possono presentare una o più opere seguendo le indicazioni contenute nella call completa.

Per partecipare è possibile contattare Cretto Studio tramite messaggio diretto sul profilo Instagram @crettostudio oppure scrivere all’indirizzo cretto.artstudio@gmail.com.

Con “Minimaze”, il giovane collettivo prosegue così il proprio percorso artistico partendo da un interrogativo che riguarda il rapporto tra essere umano e ambiente: cosa rimane delle nostre certezze quando smettiamo di considerarci il centro della realtà?

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