Nellie Bly fu una delle più impavide giornaliste del ventesimo secolo, la prima vincitrice del premio Pulitzer. Nacque il 5 maggio del 1864 a Burrel in Pennsylvania e morì il 22 gennaio del 1922 a New York. Il suo vero nome fu Elizabeth Jane Cochran, e si manifestò fin dalla giovane età per una combattente e una fenice nata. Suo padre era un giudice che morì molto presto, lasciando sua madre e i tredici figli in condizioni precarie. Poco dopo la madre si sposò con un uomo violento e alcolizzato e fu proprio Nellie a testimoniare contro di lui nella causa di divorzio.
A causa delle difficoltà economiche lasciò gli studi e si trasferì molto giovane a Pittsburgh e iniziò a lavorare come insegnate. Un giorno scrisse una lettera al giornale Pittsburgh Dispatch, dopo aver letto un articolo pubblicato che recitava: “A cosa servono le ragazze” firmandosi come Lonely Orphan Girl. Il direttor rimase colpito e le offrì un lavoro.
Nacque così la sua passione per il giornalismo investigativo e divenne una delle poche donne a esercitare la professione. Nel 1884 intervistò Belva Ann Lockwood, la prima donna candidata alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Successivamente venne trasferita in Messico, ma venne notata per la sua scrittura e fu costretta a rientrare in patria.

Nel 1887 lasciò il giornale e si trasferì a New York, voleva a lavorare nel New York World di Joseph Pulitzer, ottenne così un ruolo ambito e propose di fare un’inchiesta nei manicomi femminili. All’epoca era una giovane ragazza e riuscì a entrare sotto falso nome, per dieci giorni e senza avere contatti con l’esterno. Capì immediatamente che se non fossi stato malato ci si sarebbe potuti diventare; le condizioni di vita delle pazienti erano al limite dell’umanità e della sopportazione. Nellie scrisse: “È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire.” Venivano lavate con acqua fredda, il cibo era poco e scadente, venivano legate e abusate. I medici non erano preparati, né tantomeno le infermiere che erano delle vere aguzzine.
Riuscì a uscire con non poca difficoltà, e con il timore che Pulitzer non riuscisse nell’intento. Grazie al suo coraggio, riuscì a scrivere un reportage che divenne un libro chiamato appunto: Dieci giorni in manicomio. Il quale non solo le regalò la fama, ma lo Stato prese precauzioni; iniziarono i controlli negli istituti e i manicomi divennero un posto attenzionato, migliorando coì le condizioni dei pazienti.
Nellie non si fermò, e presa da una nuova sfida decise di provare a fare il giro nel mondo in 72 giorni. Voleva battere il record descritto del libro di Jules Verne, Giro nel Mondo in 80 giorni. La ragazza usò i mezzi moderni, non certo la mongolfiera, passò per Brindisi e concluse il viaggio andando a trovare lo scrittore che l’aveva ispirata.
Nel 1985 si sposò con un ricco imprenditore, dopo nove anni rimase vedova e non sapendo gestire il patrimonio dichiarò bancarotta nel 1914. Nel frattempo, scoppiò la Prima guerra mondiale e lei partì per l’Europa come la prima donna inviata di guerra.
Morì in una pensione otto anni dopo, a seguito di una polmonite, poco prima di morire, scrisse: «Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò».

Veronica Evangelisti
Veronica Evangelisti, nata a Roma 08.10. 1983, diplomata all’ Istituto professionale Grafico Pubblicitario di Monterotondo. Le sue passioni sono l’arte, la lettura, la pittura, la cucina, la famiglia e camminare all’aria aperta, dove trova ispirazione per comporre poesie. Nel 2018 è uscito il suo primo romanzo, Un Posto per Victoria. Nel 2019 escono le raccolte di racconti in collaborazione con altri autori, Ombre e I colori dell’anima. Nel 2020 esce il suo secondo romanzo Donne Fenice.
Sotto il lock down dovuto al Covid-19 è diventata socio fondatori e vice presidente dell’Associazione Progetto Arca, per l’eco sostenibilità e solidarietà del territorio e dell’ambiente. Insieme a Roberta Carnevaletti sua compagna dai tempi della scuola, si sta divertendo a creare un mondo da esplorare, anche per i piccoli lettori. “Questo nuovo mondo mi sta dando felicità.”
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