Un Paese sempre più anziano
Il presidente Istat Francesco Maria Chelli, intervenendo a Stresa al forum della Fondazione Iniziativa Europa, ha delineato uno scenario demografico netto. Secondo Chelli, «la popolazione italiana è diminuita continuamente dal 2014 a oggi», e questo andamento proseguirà nei prossimi decenni. L’Italia registra una speranza di vita di 83,4 anni, in aumento rispetto al 2023, ma questo dato alimenta uno squilibrio evidente tra generazioni.
Giovani dimezzati, over 65 sempre più numerosi
L’Italia oggi conta 200 over 65 ogni 100 under 14, una sproporzione che, ha spiegato Chelli, «andrebbe in qualche modo riallineata». Proprio per questo squilibrio, nei prossimi 25 anni il Paese perderà circa 4 milioni di abitanti. A diminuire saranno soprattutto i giovani e la fascia tra i 15 e i 64 anni, quella che sostiene il mercato del lavoro e l’economia nazionale. Al contrario, la popolazione anziana continuerà a crescere.
Denatalità: un problema globale
Chelli ha sottolineato che la crisi demografica non riguarda solo l’Italia ma tutto l’Occidente. «Il problema della denatalità non è un problema solo italiano ma dell’Occidente», ha affermato, ricordando il simposio di Jackson Hole, dove le banche mondiali hanno affrontato lo stesso tema. Il tasso di fertilità italiano è 1,18 figli per donna, ma paesi come la Spagna registrano valori ancora più bassi, come 1,12.
Invertire il trend? Serviranno decenni
La complessità del fenomeno demografico non si risolve nel breve periodo. Secondo Chelli, «tanti anni con bassi tassi di riproduzione hanno portato alla diminuzione del numero di donne in età fertile, perciò invertire la tendenza adesso è molto complicato anche se il tasso di figli per donna tornasse a due». La crescita dell’aspettativa di vita è un dato positivo, riconosce il presidente Istat, ma non basta a compensare il calo della natalità.


