Un investimento da 2 milioni e 550 mila euro per conservare e valorizzare uno dei luoghi simbolo della Sabina. Venerdì 4 settembre si è svolta a Farfa, nel territorio di Fara in Sabina, la cerimonia di inaugurazione dei lavori di restauro della Basilica abbaziale di Santa Maria, al termine di un articolato intervento che ha coinvolto struttura, apparati storico-artistici e impianti del complesso.
Il progetto è stato finanziato nell’ambito del PNRR – Missione 1, Componente 3, Investimento 2.4, dedicato alla sicurezza sismica nei luoghi di culto, al restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto (FEC) e ai siti di ricovero delle opere d’arte. L’intervento è stato promosso dal Ministero della Cultura, in sinergia con il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno.
La giornata si è aperta con la Santa Messa presieduta dal Cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore, e concelebrata da Mons. Ignazio Sanna, Commissario Pontificio per l’Abbazia di Farfa, e dal Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto Ernesto Mandara. Sono seguiti gli interventi istituzionali dedicati al progetto e al significato del recupero.

Un restauro che ha interessato l’intera Basilica
Il restauro della Basilica di Farfa ha coinvolto alcuni degli elementi di maggiore pregio del monumento, a partire dal soffitto ligneo a cassettoni, dalle pareti affrescate della navata centrale, dagli otto sottarchi laterali, dall’arco trionfale e dal monumentale Giudizio Universale del 1561 sulla controfacciata.
Le indagini preliminari sulle superfici decorate avevano evidenziato problemi legati soprattutto alle infiltrazioni dalla copertura e all’umidità di risalita, che nel tempo avevano provocato alterazioni cromatiche, depositi salini e fenomeni di distacco e perdita di coesione della materia pittorica.
Particolarmente delicato è stato il lavoro sul soffitto ligneo, dove le infiltrazioni pregresse avevano interessato pitture e dorature. Le operazioni di consolidamento, riadesione e protezione del supporto ligneo hanno consentito di conservare le finiture policrome e dorate e di recuperare la leggibilità di alcuni elementi fortemente compromessi.
Nuova luce per il Giudizio Universale
Uno degli interventi più significativi ha riguardato il Giudizio Universale, grande dipinto ad olio su muro realizzato nel 1561.
Umidità, efflorescenze saline e precedenti interventi avevano alterato sensibilmente l’aspetto dell’opera. Le operazioni conservative hanno permesso di recuperarne profondità, leggibilità e qualità cromatica, restituendo una percezione molto più nitida della complessa composizione pittorica.
Il restauro ha interessato anche le pitture della navata, dove sono state recuperate alcune aree affrescate nelle imbotti delle finestre, che risultavano nascoste da intonaci e da vecchi corpi illuminanti.
Dal tetto ai nuovi impianti
Accanto al patrimonio artistico, il progetto ha affrontato le criticità strutturali che erano alla base di molti fenomeni di degrado.
Il manto della copertura è stato completamente smontato e ripristinato, con la sostituzione di canali di gronda e pluviali, la posa di un doppio strato impermeabile e il recupero o la sostituzione degli elementi danneggiati.
Sono stati restaurati anche i prospetti esterni, recuperando dove possibile gli intonaci antichi, e installati nuovi infissi in legno con vetrate termoacustiche isolanti. Una specifica azione è stata dedicata al contrasto dell’umidità, preceduta da una mappatura termografica dell’edificio.
Completano l’intervento la revisione dell’impianto elettrico, un nuovo sistema di illuminazione pensato anche per migliorare la lettura delle opere d’arte e un impianto di videosorveglianza.
I lavori sono stati organizzati in modo da non interrompere le celebrazioni e le visite alla Basilica, attraverso una complessa struttura di ponteggi e piattaforme che ha consentito ai restauratori di lavorare sulle superfici più alte mantenendo contemporaneamente la normale vita dell’Abbazia.
Mandara: «Farfa è parte profonda della storia della nostra terra»
Il valore dell’intervento va oltre la conservazione di un monumento. A sottolineare il legame tra l’Abbazia e il territorio è stato il Vescovo Ernesto Mandara.
«Restituire alla sua piena bellezza un luogo come questo non significa soltanto preservare un patrimonio storico e artistico di straordinario valore, ma soprattutto custodire e rilanciare un luogo che nei secoli è stato casa di fede, di preghiera e di incontro. Farfa è parte profonda della storia della nostra terra e continua ancora oggi a parlare a chi la visita, credente o non credente».
Per Mandara, l’inaugurazione rappresenta quindi anche l’opportunità per rafforzare il rapporto del territorio con uno dei suoi luoghi identitari: «L’auspicio è che questa inaugurazione non rappresenti soltanto il punto di arrivo di un lavoro di recupero, ma anche l’occasione per rinnovare il legame con un luogo che continua a custodire e trasmettere la ricchezza della nostra storia e della nostra fede».
Istituzioni insieme per il patrimonio di Farfa
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il Prefetto di Rieti Pinuccia Niglio, il Colonnello Valerio Marra, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti, la Sindaca di Fara in Sabina e Presidente della Provincia di Rieti Roberta Cuneo e diversi Sindaci del territorio.
Per le amministrazioni coinvolte nel progetto erano presenti la Soprintendente Lisa Lambusier, Angelantonio Orlando, Direttore dell’Unità di Missione per l’attuazione del PNRR, il Viceprefetto Antonio Tedeschi della Direzione Centrale degli Affari dei Culti e per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto e Giuseppe Cassio, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza e responsabile della direzione scientifica degli interventi storico-artistici.
Un patrimonio della Sabina che guarda al futuro
La storia dell’Abbazia di Santa Maria di Farfa attraversa più di un millennio e ne fa uno dei complessi monastici di maggiore rilievo della cultura europea. L’attuale Basilica venne profondamente trasformata nel Quattrocento e fu completata nel 1494 durante la gestione del cardinale Giovanni Battista Orsini.
Alla stagione successiva appartiene la grande decorazione cinquecentesca. Il Giudizio Universale risale al 1561, mentre tra il 1597 e il 1598 Orazio Gentileschi lavorò alle cappelle di Sant’Orsola, Sant’Anna e dei Santi Pietro e Paolo.
La conclusione del grande intervento rappresenta quindi un investimento non soltanto nella conservazione di un bene storico, ma nella capacità della Sabina di custodire e valorizzare uno dei suoi principali attrattori culturali e spirituali. Arte, storia, paesaggio e identità territoriale trovano a Farfa uno dei loro punti di incontro più riconoscibili, con un patrimonio che il restauro consegna in condizioni migliori alle comunità di oggi e alle generazioni future.