“Sono così arrabbiata, AnnaRita Morelli, perché di te si legge solo della tua triste storia nelle cronache di Roma. Si racconta della tua passione per i tuoi tanti figli adottati a quattro zampe, ma non si parla di quale grande donna sei stata! Riservata, discreta, cara! Così buona da tenere per te le tue angosce, le tue delusioni, le tue parole, per non assillare il prossimo che con generoso garbo fermavi a salutare e ad ascoltare. Sempre con quel timido sorriso, che ultimamente faticavi a mostrare, ma mai polemica e piena di dignità!
Tu che con orgoglio parlavi dei tuoi nipotini, dei tuoi figli e nuore… E, in punta di piedi, raramente facevi trapelare la tua preoccupazione per il loro futuro! Ecco cosa voglio si sappia di te: di una grande donna, mamma, nonna e amica, che nel suo piccolo, con infinito garbo e modestia, ha dato tanto e che, in punta di piedi, ha portato nel suo cuore il suo fardello, senza mai voler disturbare il prossimo!
Che la tua non sia una morte vana! Che i tuoi figli sappiano combattere per quei valori che hai mostrato con l’esempio ogni singolo giorno e che resti vivo nei tuoi nipotini quel tuo grazioso sorriso. Avrei voluto poterti consolare, amica cara… Ma tu, fino all’ultimo, hai difeso quel prossimo che tanto rispettavi, includendo anche me!
Un giorno ci ritroveremo” – questo il ricordo dell’amica Rosanna Lenoci.



