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Giacomo Poretti e il senso dell’anima nel suo nuovo libro

Ho telefonato a padre Bruno.
«Ma, padre Bruno, come si fa a fare un’anima
La sua risposta è stata più sconcertante della sua esortazione di tanti anni prima.
«Cominci con il ringraziare.»
«Chi?» ho domandato.
«Il Padreterno, che le ha donato un figlio e queste cose meravigliose che sono il mondo e la vita.»
«E se non ci credessi, se fosse tutto un caso?»
«Allora ringrazi il caso, che non ha faticato meno del Padreterno. Benedica la circostanza, ma non si dimentichi mai di ringraziare.» E poi ha aggiunto: «La seconda qualità dell’anima è la gentilezza. Sia sempre gentile con tutti».

Conosciamo Giacomo Poretti come attore, soprattutto per il successo avuto con il trio Aldo Giovanni e Giacomo. Mi sono approcciato a questo libro conoscendo anche il talento di scrittore di Giacomo, avendo già letto in passato “Alto come un vaso di gerani”, libro che mi piacque molto. Ero sicuro di incontrare un libro godibile e le mie aspettative non sono state deluse. “La fregatura di avere un’anima” è un romanzo leggero, capace di far sorridere e riflettere o, se preferite, far riflettere con un sorriso: in entrambi i casi è un successo. La sua genesi è uno spettacolo teatrale del 2018 a cui l’attore ha voluto dare un seguito con questo libro.

Il protagonista di questo romanzo è Giannino che fin dalla sua giovinezza sa di non avere la vocazione dell’essere padre, in quanto non è tanto alto e ha una vita noiosa agli occhi di tanti e anche di se stesso. E invece Giannino incontra l’amore, Rita, e dalla loro unione nasce Luca. Fin qui tutto bene, almeno fino a quando Giannino incontra don Bruno, una sacerdote saggio e concreto, descritto dall’autore con tanta dolcezza. L’augurio di Don Bruno è privo di formalità, va all’essenziale: «Bene, ora che avete fatto un corpo, vi tocca fare un’anima».

Un’anima: ma che cos’è un’anima, dove si trova, come si costruisce un’anima? L’anima è misteriosa, impalpabile, “lontana come una foto in bianco e nero, bizzarra come un ventaglio, eccentrica come uno smoking”. Con divertenti stratagemmi papà Giannino prova in tutti i modi a cercare l’anima. Iniziano divagazioni ironiche e bizzarre, indagando su più campi, dalla spiritualità alla biologia, sconfinando nel trascendentale. L’idea di costruire un’anima non era nei programmi di Giannino che si trova davanti ad un mistero sconosciuto e nebuloso. Giannino affronta le insidie genitoriali di un padre contemporaneo.

Giacomo Poretti, in questo romanzo, invita il lettore a guardarsi dentro, a tornare a parlare di anima, una parola che non è neanche più nella bocca di tanti sacerdoti. “Il concetto di anima era una cosa superata, come il pennino e l’inchiostro nell’epoca dei tablet. E, soprattutto, ai giorni nostri un’anima non serve. La cosa che definisce l’uomo post-moderno, trans-moderno, iper-moderno, è l’account. La nostra parte più intima e profonda è definita da uno username, e tutti i nostri segreti più intimi e reconditi sono protetti da una password, che spesso neanche ricordiamo”. Poretti mette in guardia dall’uso affascinante della tecnologia capace di offrire una felicità a poco prezzo.

La fregatura di avere un’anima” è un libro che si legge rapidamente, le pagine scorrono spensierate e veloci ma mai banali; in più punti mi sono soffermato per sottolineare e tenere a mente alcune riflessioni che coinvolgono soprattutto la vita di tutti i giorni.

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