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IA e lavoro, come cambiano città e territori

Tecnologia, lavoro, disuguaglianze e trasformazione degli spazi urbani sono stati al centro di due panel organizzati dalla redazione di inGenere.it durante il Festival di Internazionale a Ferrara.

Chi paga il prezzo delle trasformazioni economiche e tecnologiche? E come cambiano le città quando si decide di mettere al centro le esigenze delle persone? Sono alcune delle domande da cui hanno preso il via gli incontri, dedicati all’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, alle disuguaglianze e al modo in cui gli spazi urbani possono essere ripensati a partire dalle persone e dalle loro necessità.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Nel panel “Chi paga il conto”, organizzato dalla redazione di inGenere.it, le economiste Marcella Corsi, della Sapienza Università di Roma, e Sheba Tejani, del King’s College London, hanno analizzato le trasformazioni dell’economia globale alla luce di tecnologia, guerre, commercio e crisi climatica.

Uno dei temi principali è stato l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro e sulla distribuzione del potere economico. Secondo le relatrici, lo sviluppo delle nuove tecnologie rischia di accentuare disuguaglianze già esistenti, anche a causa della crescente concentrazione del settore nelle mani di un numero ristretto di aziende e Paesi.

A questo si aggiunge il tema della rappresentanza. Le donne continuano a essere una minoranza nei percorsi di studio e nelle professioni legate alle discipline scientifiche e tecnologiche. Durante l’incontro è stato citato il dato secondo cui rappresenterebbero circa il 30% della forza lavoro coinvolta nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una presenza ridotta che, secondo Tejani, può avere conseguenze anche sul modo in cui le tecnologie vengono progettate e utilizzate.

Il futuro del lavoro

La diffusione dell’IA potrebbe inoltre modificare profondamente il mercato del lavoro, con alcune professioni destinate a essere trasformate e altre potenzialmente sostituite.

Il rischio riguarda anche quei settori nei quali oggi la presenza femminile è maggiore, come le attività amministrative e alcuni servizi. Da qui la necessità, secondo le relatrici, di interrogarsi non soltanto sulle potenzialità delle nuove tecnologie, ma anche su chi ne beneficia e su chi potrebbe subirne maggiormente le conseguenze.

Il tema delle disuguaglianze è stato affrontato anche attraverso l’analisi del lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Sheba Tejani ha ricordato come, in alcuni settori manifatturieri orientati all’esportazione, l’aumento dell’occupazione femminile sia stato accompagnato da salari più bassi e condizioni di lavoro meno tutelate.

Con l’evoluzione dei processi produttivi, però, il fenomeno può invertirsi: quando le attività richiedono una maggiore qualificazione, la presenza femminile tende a diminuire. Una dinamica che, secondo la docente, evidenzia una segregazione del mercato del lavoro che non riguarda soltanto i settori produttivi, ma anche le possibilità di carriera e di crescita professionale.

Anche l’IA ha un costo ambientale

La rivoluzione tecnologica porta con sé anche una questione ambientale. I sistemi di intelligenza artificiale richiedono infatti grandi quantità di energia e risorse.

Per le relatrici, la discussione sul futuro dell’IA non può quindi essere separata da quella sul cambiamento climatico e sulle disuguaglianze tra Paesi. La domanda diventa anche chi sostenga i costi economici e ambientali dello sviluppo tecnologico e chi, invece, riesca a beneficiarne maggiormente.

Una prospettiva che si collega al secondo incontro del Festival, “Città che curano”, dedicato al rapporto tra architettura, urbanistica e pratiche di cura.

Ripensare gli spazi a partire dalle persone

A discuterne è stata Elke Krasny, dell’Academy of Fine Arts Vienna, intervistata e moderata da Claudia Bruno di inGenere.it.

Il punto di partenza è il rapporto tra i corpi e gli spazi che abitano. Case, strade, servizi e infrastrutture non sono elementi neutrali: vengono progettati sulla base di determinate esigenze e possono rendere più semplice o più difficile la vita quotidiana. Per Krasny, ripensare le città significa quindi considerare maggiormente quelle attività che per lungo tempo sono rimaste ai margini della progettazione urbana, a partire dal lavoro domestico e di cura.

L’esempio di Vienna

Tra gli esempi analizzati quello di Vienna, dove dagli anni Novanta si è sviluppato il gender mainstreaming, ovvero l’inserimento della prospettiva di genere nelle politiche pubbliche e nella pianificazione urbana.

La capitale austriaca aveva già una lunga esperienza nel settore dell’edilizia pubblica, sviluppata soprattutto nel periodo compreso tra le due guerre mondiali per rispondere alla carenza di abitazioni. Il modello prevedeva non soltanto alloggi, ma anche servizi e infrastrutture come scuole materne, lavanderie, cinema e teatri.

Krasny ha però evidenziato anche i limiti di questo approccio. Una progettazione pensata per rispondere alle esigenze delle donne, infatti, può finire per rafforzare proprio quei ruoli tradizionali che intende superare. L’obiettivo diventa quindi progettare spazi capaci di rispondere a una pluralità di esigenze e di modi di vivere la città.

Dalle aree abbandonate alle “Utopias”

Tra gli esempi citati anche quello delle “Utopias” di Città del Messico: strutture realizzate recuperando aree abbandonate o infrastrutture esistenti, soprattutto nelle zone più povere della città.

Gli spazi sono destinati allo sport, all’educazione e alla socialità e rappresentano, secondo Krasny, un esempio di come sia possibile intervenire sul tessuto urbano limitando il consumo di nuovo suolo e mettendo insieme inclusione sociale e sostenibilità ambientale.

Il filo conduttore dei due incontri è così tornato sul concetto di cura, inteso non soltanto come assistenza o lavoro domestico, ma come una dimensione che riguarda l’organizzazione della società e degli spazi. Dall’intelligenza artificiale alla progettazione delle città, la riflessione emersa a Ferrara porta quindi a una domanda comune: come accompagnare le trasformazioni tecnologiche, economiche e ambientali senza perdere di vista le persone e le comunità che ne subiranno gli effetti?

Dalle grandi sfide alla vita quotidiana dei territori

Le questioni emerse a Ferrara non riguardano però soltanto le grandi città o gli scenari internazionali. Anche nei nostri territori in provincia di Roma il modo in cui vengono organizzati i servizi e progettati gli spazi incide concretamente sulla vita quotidiana: dalla possibilità di raggiungere scuole, ospedali e luoghi di lavoro alla presenza di servizi per l’infanzia e per le persone più fragili, passando per la qualità degli spazi pubblici e dei collegamenti.

Guardare a questi aspetti significa chiedersi non soltanto quanto una città sia cresciuta, ma anche quanto riesca a rispondere ai bisogni di chi la abita. È forse questa la dimensione più concreta del concetto di “cura” emerso durante gli incontri: partire dalla vita quotidiana per capire come costruire territori più vivibili e capaci di affrontare i cambiamenti del futuro.

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