Indagini su casa di accoglienza: tra i minori anche ragazzi di Fiano Romano

Indagini su casa di accoglienza: tra i minori anche ragazzi di Fiano Romano

L’indagine della Procura di Cassino

La Procura della Repubblica di Cassino ha disposto misure cautelari nei confronti del legale rappresentante e del consulente legale della società che gestiva la casa di accoglienza per minori “Revenge”.
I due indagati, insieme a un’assistente sociale, sono accusati di peculato e di violazione del Testo Unico sull’Immigrazione. Il provvedimento prevede il divieto di esercitare attività imprenditoriali e la sospensione da pubblici uffici.

Le accuse e i rilievi degli inquirenti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la struttura avrebbe omesso di segnalare che uno dei giovani ospiti non era minorenne, al fine di continuare a ricevere la diaria giornaliera di 95 euro prevista per i minori stranieri non accompagnati.

Il danno economico stimato è di circa 17mila euro a carico del Comune di Formia, dove il ragazzo era stato trovato.

L’indagine, avviata dopo un esposto di alcuni cittadini di Sant’Angelo in Theodice, è stata condotta dalla Squadra Informativa del Commissariato di Cassino sotto il coordinamento del sostituto procuratore Alfredo Mattei.
Durante le verifiche, il magistrato ha riscontrato criticità gestionali che hanno portato alla chiusura della casa famiglia e al trasferimento dei minori in altre strutture.

Minori provenienti anche da Fiano Romano

Nell’elenco dei giovani ospitati nella struttura figurano minori stranieri non accompagnati provenienti da più località italiane, tra cui Fiano Romano, Formia, Frosinone, Mantova, Piacenza, Ravenna, Soave e Ventimiglia.

In base alla Carta dei Servizi, la casa di accoglienza avrebbe dovuto garantire la presenza continuativa del responsabile della struttura, di un educatore professionale e di uno psicologo, oltre a un piano educativo e assistenziale personalizzato.

Secondo l’accusa, questi standard non sarebbero stati rispettati, mancando in più occasioni le figure professionali previste.

Contestata anche la frode in pubbliche forniture

Oltre al peculato, agli indagati viene contestato anche il reato di frode in pubbliche forniture, per presunte irregolarità nell’erogazione dei servizi destinati ai minori accolti.

Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare la gestione complessiva dei fondi pubblici destinati all’assistenza.

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