Di Veronica Evangelisti
Luca Di Bianca, viaggiatore errante, poeta e scrittore, ci racconta i suoi reportage di viaggio, fatti per portare il sorriso ai bambini nelle scuole di tutto il mondo.

Luca, tu sei uno scrittore errante, hai visitato ben oltre cento paesi nel mondo, da cui trai spunto per i tuoi racconti, da dove nasce questa passione?
La passione per la scrittura e quella per i viaggi sono strettamente connesse e sono iniziate all’età di circa 25 anni dopo aver ottenuto “il posto fisso” che riempie le tasche e magari dà sicurezza economica, ma molto spesso ti “allucchetta” nella tua comfort zone e ti incatena l’anima. Un po’ come il pesciolino rosso nell’acquario, gli danno da mangiare e lui felice nuota nelle sue acque non conoscendo il mondo fuori del suo spazio, ecco io sentivo il bisogno di conoscere l’oceano del mondo, “facis de necessitate virtutem”, e le acque del mare sono salate, più le bevi e più hai sete e dunque la passione per i viaggi ha permeato la mia vita. Ho la fortuna di lavorare per BHS Travel, un tour operator italiano tra i pochi, se non l’unico, ad organizzare viaggi estremi negli Stati più difficili del mondo e riesco comunque a mantenere il lavoro dipendente come operaio e forse è proprio quest’ultimo che dà senso a tutto, perché un uccello che non è mai stato in gabbia non può volare sentendosi consapevolmente libero.
Con i viaggi sono arrivati forti stimoli per la scrittura, con la quale già mi dilettavo; quasi tutti i miei racconti si ispirano a luoghi visitati, spesso i più difficili come campi profughi, orfanotrofi o zone di guerra e nei miei libri sono sempre accompagnati da fotografie che scatto in giro per il mondo. Collaborando anche con alcune scuole elementari di Roma facendo degli storytelling, i protagonisti delle mie storie sono sempre dei bambini, in modo da fare avvicinare maggiormente alla lettura i nostri scolari anche attraverso delle piccole donazioni in giocattoli o materiale scolastico che poi io stesso consegno ai loro coetanei nelle visite durante i viaggi.
Ad oggi ho visitato 123 paesi in tutti e 5 i continenti ed ho pubblicato 5 libri e ancora sento che devo andare avanti.
Tra i tuoi ultimi viaggi ci sono paesi come l’Afghanistan, la Libia, l’Iraq, i campi profughi Palestinesi e per ultimo la Mauritania. Cosa ti hanno lasciato dentro e cosa vuoi raccontare?
Nei posti più difficili da vivere ritrovi il significato della vita; sembra scontato dirlo ma tutti dovrebbero fare un’esperienza del genere, per ridimensionare tutto il superfluo che ci fa abbellire le vetrine della nostra anima e dare valore a ciò che dà senso all’esistenza, l’amore per il prossimo, la difesa del nostro mondo e di tutte le creature che lo abitano. Le principali vittime dei giochi di potere delle grandi potenze sono in gran parte civili e bambini, che non sanno nemmeno perché gli cade una bomba in testa; in tutti i conflitti c’è la “longa manus” degli Stati più forti il cui obiettivo è rendere instabile politicamente i paesi in cui hanno interessi economici. Questo è il motivo per cui si fa la guerra anche se i media ci vogliono mostrare che ci sono i buoni da una parte che combattono i cattivi dall’altra, ma vediamo che i cattivi cambiano di volta in volta a seconda del guadagno che i presunti buoni vogliono ottenere e tutto questo fregandosene dei civili innocenti. Questi paesi mi hanno lasciato un vuoto dentro, riempito però dalla forza della popolazione locale che vuole risollevarsi e voltare pagina. Persone che vivono fra le macerie come Mosul, nei campi profughi tendati del Sahara Occidentale, in case fatiscenti a Beirut per i rifugiati palestinesi, nei centri d’accoglienza alle porte d’Europa, persone che quando ti vedono dividono con te tutto quello che gli è rimasto, un tè, un pezzo di pane, che mantengono salda la loro dignità nonostante tutto e fissandoti negli occhi ti dicono “io esisto, racconta quello che vedi qui, sei il mio grido di libertà”. Questo è quello che cerco di fare attraverso i miei racconti, parlare delle loro storie cercando di accendere la scintilla della consapevolezza.

I tuoi libri, compreso l’ultimo “Eroi nella terra di nessuno”, sono dei veri e propri progetti per raccogliere dei fondi a sostegno dei bambini meno fortunati nei campi profughi e nelle scuole in zone di guerra o precarie. Da dove nasce questo desiderio, e dove ti sta portando?
Tutto il guadagno dei miei libri, è sempre stato devoluto personalmente durante i miei viaggi a sostegno dell’insegnamento dei bambini.
Ritengo che l’istruzione sia l’unica arma per cambiare il mondo e per combattere le guerre, che solitamente vengono costruite proprio sull’ignoranza della popolazione. Tra le ultime donazioni ci sono quelle fatte ad una scuola clandestina a Bamyan in Afghanistan, dove il governo dei talebani proibisce qualsiasi insegnamento al di fuori di quello religioso. Qui si fa resistenza, si creano le generazioni future attraverso lo studio, si diffonde la consapevolezza che un futuro migliore è possibile grazie alla cultura perché l’ignoranza è terreno fertile per i signori della guerra.
Di questo parlo anche nelle scuole di Roma dove faccio degli interventi, soprattutto con la scuola elementare Sant’Anna di Settecamini dove si è instaurato un rapporto di stima reciproca. Il mio ultimo libro si chiama “Eroi nella Terra di Nessuno” ed i veri eroi non sono quelli che vediamo in TV con i mantelli e con i muscoli, eroi sono le persone che non smettono di lottare per un mondo migliore, sono gli stessi bambini delle nostre scuole che mi consegnano un quaderno o un peluche da consegnare ai loro coetanei in zone martoriate ed eroi sono questi ultimi che nonostante tutto, hanno la forza e la fiducia di voler cambiare le proprie condizioni di vita in questa terra che non appartiene a nessuno perché è la casa di tutte le persone che la abitano.
Dove possiamo trovare i tuoi libri?
I miei libri si possono acquistare online tramite Amazon oppure in una delle tante presentazioni o spettacoli di storytelling che faccio a Roma e dintorni; quest’ultima la preferisco perché c’è un maggiore guadagno da devolvere non essendoci la quota, comunque piccola, per lo smistamento del libro tramite la piattaforma, e anche per conoscere nuove persone.
Tutti i progetti sono visibili sul mio blog www.lucadibianca.it

Vicende della discarica dell’inviolata, discarica dell’inviolata



