
Il nuovo libro di Francesco Vidotto – autore noto per alcuni romanzi di successo tra cui “Oceano” – torna in libreria con un libro che ho letto tutto d’un fiato, in un’oretta. I libri che si leggono in così poco tempo sono belli perché rapiscono il lettore, lo accompagnano dentro la storia; per un attimo ho dimenticato il luogo dove mi trovavo e mi sono sentito trasportato dentro un bosco dove i protagonisti sono due alberi, un abete e una betulla, che di per sé hanno bisogno di ambienti diversi dove crescere.
Un seme di betulla trasportato dal vento cade – grazie a delle gocce di pioggia – vicino ad un abete, il più grande abete della foresta, maestoso, ultracentenario. Fin dai suoi primi germogli la betulla cercherà riparo e protezione. Ne nasce una storia di accoglienza, di rispetto, di sentimenti a partire dall’accettazione di ciò che è diverso. Gli alberi sanno essere saggi e accettarsi pur nella diversità. Come afferma l’abete “noi piante non amiamo le diversità, e nemmeno le odiamo. Semplicemente non le notiamo e quindi non esistono. Accettiamo il volere saggio e infallibile della natura, senza farci domande. Sappiamo infatti che ciò che accade ha sempre una ragione”.
La storia prende spunto nel suo incipit dall’innocenza di un bambino (forse Vidotto stesso) che accompagnato dal nonno nel bosco mette il proprio orecchio sul tronco dell’abete: sarà l’albero stesso a raccontare questa incredibile storia.
“L’abete e la betulla” è un libro che parla della natura come maestra di sentimenti. Così come le persone, la vita degli alberi è strettamente connessa, tanto che si cita anche lo studio del Wood Wide Web, un termine che definisce la vasta rete sotterranea capace di collegare alberi e piante, permettendo lo scambio di nutrienti, acqua e segnali di allarme; gli insospettabili funghi hanno una funzione incredibile all’interno di un bosco. È grazie a questa interconnessione tra le piante che l’abete e la betulla condividono un’esistenza apparentemente impossibile: “sotto terra, infatti, si era stretta a me e quel che in superficie sembrava diviso in profondità era invece una cosa sola. E questo, per noi alberi, è forse il senso dell’amore”.
Dall’osservazione della natura, delle sue dinamiche perfette, possiamo scorgere importanti segnali anche per avere cura delle relazioni umane, ricordando a tutti noi che cos’è l’amore, nella sua straordinaria complessa semplicità. A fare da sfondo di questo libro sono le Dolomiti, da cui Francesco Vidotto attinge come inesauribile fonte di ispirazione. “Le Dolomiti un tempo erano sovrastate dall’oceano e, al tramonto, la sua nostalgia le colora di corallo, ché la memoria addolcisce anche la roccia”.
“L’abete e la betulla” è un libro che si adatta ad ogni tipo di pubblico. Un bambino si farà incantare dalla storia di questi due alberi, un adolescente scoprirà su quali valori fondare le proprie relazioni, un adulto troverà ispirazione per una riflessione esistenziale e di quanto possa essere importante curare le relazioni, quelle vere, a partire dal rapporto con la natura.
Un libro che consiglio vivamente, una carezza al cuore di cui ne abbiamo tanto bisogno.



