Un’importante giornata di riflessione si è svolta il 21 ottobre 2025 a Roma, nella prestigiosa Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati, con il convegno “Le dimensioni dell’odio: analisi, strategie e rimedi”. L’iniziativa ha riunito istituzioni, esperti, associazioni e rappresentanti della società civile per discutere uno dei temi più urgenti della contemporaneità: la diffusione dell’odio in tutte le sue forme, dai linguaggi tossici online ai fenomeni più gravi di violenza e discriminazione.
Un incontro tra istituzioni e società civile
L’evento è stato promosso dal giornalista RAI Saverio Montingelli, che ha moderato i lavori, insieme all’associazione “La Famiglia nel Diritto e nella Società”, guidata dall’avvocato Alfredo Cirillo, e a “Breaking the Silence”, presieduta dalla dottoressa Samantha Bernardi. Tra i partecipanti, numerosi esponenti del mondo politico e istituzionale, tra cui l’onorevole Marco Perissa, promotore dell’iniziativa, la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci, l’onorevole Grazia Di Maggio e la consigliera regionale Maria Chiara Iannarelli.
La complessità del fenomeno odio
Il confronto ha messo in luce la necessità di un approccio multidimensionale. L’odio non può essere analizzato solo come fenomeno digitale, ma deve essere compreso anche nelle sue radici sociali, psicologiche e culturali. Gli interventi hanno sottolineato le conseguenze dell’hate speech e della stigmatizzazione, fino alle forme più drammatiche di violenza come il femminicidio e i crimini d’odio legati a discriminazioni di genere, religione, condizione sociale o appartenenza etnica.
“Portare il Difensore civico nelle scuole significa seminare cultura della legalità, del rispetto e della partecipazione civica” ha spiegato il difensore civico del Lazio Marino Fardelli, sottolineando l’importanza dell’educazione civica nella prevenzione dei conflitti sociali.
Il ruolo delle famiglie e dell’educazione
Grande attenzione è stata riservata al ruolo delle famiglie, delle scuole e dei media. “La famiglia è il primo luogo in cui si impara la dignità e la tolleranza” ha ricordato l’avvocato Cirillo, ribadendo la necessità di rafforzare la rete educativa.
La dottoressa Bernardi ha posto invece l’accento sulla vicinanza alle vittime: “Dobbiamo costruire reti di ascolto e protezione, capaci di dare forza a chi subisce odio e violenza, trasformando la fragilità in resilienza”.
Toccante anche l’intervento di don Antonio Coluccia, che ha raccontato la sua esperienza nella lotta contro la violenza urbana e il disagio giovanile, evidenziando quanto sia urgente un impegno collettivo per la legalità e la sicurezza sociale.
Un percorso che continua
La partecipazione numerosa e attenta al convegno ha dimostrato come la lotta all’odio sia una priorità condivisa. I promotori hanno confermato l’intenzione di dare vita a un percorso stabile di confronto e collaborazione, aperto a cittadini, istituzioni e realtà associative, con l’obiettivo comune di costruire una società più inclusiva, rispettosa e responsabile.


