
C’è una frase, spesso attribuita ad Albert Einstein che dice: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.”
Al di là di chi l’abbia pronunciata per primo, il senso è chiarissimo.
Lo “sprovveduto” della frase non è uno sprovveduto nel senso comune del termine. Non è ingenuo, né incompetente. È piuttosto qualcuno che non ha ancora interiorizzato i limiti condivisi, le convinzioni radicate, i “si è sempre fatto così”. È una persona che guarda un problema senza il peso della tradizione, senza la moltitudine di voci che ripete “non funziona”, “non conviene”, “non si può fare”.
La storia dell’innovazione è una lunga collezione di questi sprovveduti.
Qualcuno ha detto che un uomo non avrebbe mai potuto volare, finché i fratelli Wright non hanno deciso di ignorare il parere generale. Qualcuno ha stabilito che un computer non sarebbe mai entrato nelle case, finché è arrivato chi ha pensato che una scrivania potesse ospitarne uno. Annibale, durante la seconda guerra Punica, ai suoi generali, che ritenevano impossibile attraversare le Alpi con gli elefanti per attaccare Roma, rispose cosi: “O troveremo una strada o ne costruiremo una”.
L’esperienza, se diventa verità assoluta, può trasformarsi in una gabbia. Le certezze proteggono, e allo stesso tempo limitano. Servono a evitare errori già commessi, ma possono anche impedire tentativi mai fatti.
Lo sprovveduto non conosce tutte le ragioni per cui qualcosa è impossibile, e proprio per questo prova a farla lo stesso. Dove l’esperto vede cento ostacoli, lui vede una strada da esplorare.
L’aspetto ancora più entusiasmante è che spesso lo sprovveduto non sa nemmeno di stare “innovando”. Sta semplicemente cercando una soluzione. Non vuole rivoluzionare il mondo, vuole risolvere un problema.
Chiaramente, non tutte le idee nate dall’ingenuità diventano grandi invenzioni. Molte falliscono. Ma anche questo fa parte del gioco. Il progresso non avanza grazie a chi ha sempre ragione, ma grazie a chi è disposto a sbagliare pubblicamente, ripetutamente, ostinatamente.
Il messaggio più potente della frase iniziale non è un invito a celebrare l’ignoranza, ma a ricordarsi che ciò che oggi chiamiamo impossibile è spesso solo qualcosa che non abbiamo ancora capito come fare, o che non abbiamo più il coraggio di tentare.
Ogni grande cambiamento inizia con qualcuno che non sapeva di non poterlo fare.
Allora, ogni tanto, concediamoci il lusso di essere un po’ sprovveduti anche noi.


