Il16 gennaio 2025, a due anni dalla pubblicazione del suo libro, il professore di matematica e scrittore Luca Piselli ha tenuto una conferenza al Liceo Scientifico Peano di Monterotondo.

“Phi, l’eletta d’eternità o per amor” è il nome del suo libro, un titolo interessante, che suscita curiosità tanto quanto il contenuto del libro stesso. Un misto di immagini, prosa e poesia per parlare di matematica e non solo. La prima domanda non può quindi che essere quella che riguarda il motivo della stesura del libro e, in particolare, perché la scelta di concentrarsi proprio sulla costante aurea.
“Io non volevo scrivere un libro, ho semplicemente preparato delle dispense di matematica” così l’autore rivela la vera storia dietro la genesi del suo elaborato. Stando al suo racconto infatti pare che sia cominciato tutto da un viaggio ad Atene e dalla curiosità di legare l’arte, la matematica e la letteratura poiché, come disse l’inglese G. Hardy: “Il matematico come il pittore e il poeta è un creatore di forme”.

“È nato tutto quando ho iniziato a preparare delle lezioni di potenziamento: ho preso la penna rossa e ho cominciato a prendere appunti ma andando avanti aggiungevo sempre più informazioni finché il foglio non è stato più abbastanza, allora ho preso il computer. Ho pensato che potessero essere delle dispense per i miei studenti, ma poi quando sono andato da un editore mi ha detto che l’avrebbe pubblicato”. Il discorso si è spostato poi su un altro elemento di grande valore nel libro: la potente capacità evocativa delle immagini.

Alla domanda: “Cosa ti riesce male?” Piselli ha rivelato di non essere capace a disegnare e di aver contattato per questo Gabriele Nicosia, un suo ex alunno che si è occupato di tutte le grafiche all’interno del libro. Sono immagini molto profonde, dettagliate ed estremamente inerenti all’argomento, ma soprattutto trasmettono quella che è la personalità non solo dell’autore ma anche del disegnatore stesso, il quale non si è limitato ad interpretare le richieste del professore ma ha fatto molto di più, immedesimandosi nel racconto. Emblematica è l’immagine degli elefanti, di varie dimensioni al cui interno sono presenti degli scaffali contenenti gli enti geometrici primitivi quali punto, retta e piano. Molti si sono chiesti il significato di questa vignetta e Piselli ha spiegato che l’elefante simboleggia la goffaggine e l’inesperienza con la quale si inizia un nuovo “viaggio”. L’autore preferisce definire il suo libro un viaggio “attraverso percorsi che conducono verso Phi e che da Phi si diramano”. Quest’avventura non è però facile ma è ricca di misteri, infatti, dagli studenti presenti nel pubblico è emersa la curiosità riguardo il titolo dello scritto. L’autore ha spiegato che questo può avere diverse chiavi di lettura ma alla fine ha deciso di esporre quella che solitamente spiega nelle scuole. Ispirandosi alla celebre frase “Che n’ebbe d’utile Archimede da ustori vetri sua somma scoperta?” dalla quale si possono ricordare le cifre del Pi Greco, analogamente Piselli ha creato un titolo che riprendesse allo stesso principio: “il numero delle lettere nelle parole ci rimanda proprio al valore della costante”.

Sono vari i temi di cui si è discusso in seguito, grazie alle domande di docenti e alunni. Quello della scuola e dell’apprendimento è stato centrale data la natura del libro e dal ruolo dell’autore come professore. Riguardo alla comprensione del suo libro, ma in generale anche per la vita, Piselli si è sentito di consigliare agli alunni del Peano che hanno letto il suo libro: “studiare serve per ampliare il ventaglio delle sensazioni che potete provare, serve per conoscere voi stessi, dovete avere piacere a migliorarvi”. In conclusione, possiamo dunque considerare il libro di Luca Piselli come un progetto interdisciplinare, a cui l’autore è molto legato e che, sorridendo, definisce suo “PHI-glio”!
Articolo di Ilaria Lupi e Antonio Liguori, fotografie di Francesca Liguori


