
È stata inaugurata ieri a Monterotondo, in via Ricciotti Garibaldi, la stazione di posta “La Porta Aperta”, un nuovo centro di servizi dedicato all’accoglienza, al sostegno e al reinserimento sociale delle persone in condizioni di fragilità. Un progetto promosso dalla Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, realizzato grazie alla Fondazione San Giorgio e al sostegno delle amministrazioni comunali di Monterotondo, Mentana e Fonte Nuova insieme alla Asl Roma 5.
Il valore di un luogo al centro della città

L’evento è stato aperto dall’assessora ai servizi sociali Alessandra Clementini che ha sottolineato come «La stazione di posta non è solo uno spazio fisico ma un luogo simbolico da cui ripartire per chi ha perso la strada».
Il sindaco di Monterotondo Riccardo Varone ha evidenziato che «in Italia sono stati finanziati 233 progetti, di cui 35 nel Lazio: Monterotondo è tra i primi Comuni ad averlo inaugurato, questo deve renderci orgogliosi».
La scelta della Diocesi

Centrale l’intervento di monsignor Ernesto Mandara, vescovo della Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, che ha sostenuto con determinazione il progetto. Un impegno valorizzato da don Antonino Treppiedi, presidente della Fondazione San Giorgio, che ha ricordato: «La stazione di posta aspira al reinserimento nella società. È un luogo dinamico e in cui lavorano persone professionali. Senza la Diocesi questo progetto non si sarebbe potuto fare: la scelta di Mandara è stata determinante».
Treppiedi ha anche richiamato la coincidenza con la pubblicazione dell’esortazione apostolica Dilexi Te e ha citato sant’Agostino: «Una società è giusta solo quando sa far spazio ai poveri. I poveri non devono essere trasparenti, ma visibili. Per questo si è scelto di far nascere la stazione di posta al centro di Monterotondo e non nelle periferie».

Collaborazione tra istituzioni e Chiesa
L’onorevole Paolo Trancassini ha parlato di «un esempio virtuoso e raro di collaborazione tra enti ecclesiastici e laici», mentre i sindaci di Mentana Marco Benedetti e di Fonte Nuova Umberto Falcioni hanno ribadito l’importanza del progetto e garantito massimo sostegno.
Per la Asl Roma 5 la struttura rappresenta un ulteriore tassello nella rete dei servizi sociosanitari territoriali, in grado di incidere concretamente nella vita delle persone fragili.
Un progetto che unisce la comunità

A rendere possibile l’apertura è stato anche il contributo della famiglia di Marco Paradiso e il ricordo di Anna Marcozzi, che per prima aveva immaginato un luogo simile.
“La Porta Aperta” diventa così non solo un centro di servizi, ma un simbolo per l’intera comunità: un progetto che coniuga Chiesa, istituzioni e Terzo settore, con l’obiettivo di garantire dignità, accoglienza e inclusione.


