MONTEROTONDO – “Il tempo di arrivare” diretto da Massimo Petrino e presentato da Alessandro Cau: la recensione di Adele Franchi

Il tempo di arrivare

Il crocevia del tempo, passato, presente e futuro. Dimensione sospesa dell’uomo che ascolta la vita con attenzione intensificata, attento a sé, ai propri pensieri, alle proprie parole, alle percezioni della propria anima, e nel silenzio di uno sguardo comprende i suoi simili, gli sconosciuti, quelli che incontra ogni giorno che lo aspettano, ognuno nella propria esistenza, col proprio bagaglio, alla fermata.

La frase magnifica che nel testo sorprende e consola, è un regalo alla coscienza: “ Ti aspettavo”

E come si potrebbe deludere una creatura che attende, ed ecco Massimo Petrino che regala un altro lavoro, si comico, ricco di stati d’animo del sentire attuale, ma che sempre lascia intravedere quel taciuto, che non è rivelabile a parole, che riguarda tutti, il “meraviglioso” raccontato tra spazio reale e spazio simbolico, nel titolo preciso che l’autore designa come segno dei tempi e ci affida alla certezza che l’attesa non sarà delusa.

La sintonia di intenti tra autore e attore si amalgamano sulla scena, Alessandro Cau con bravura e generosità racconta una storia che fa sua, postura e intenzioni serie e giocose, recitazione seducente ritmata, parole consegnate con partecipata riflessione, passaggi interpretativi fluttuanti da una sensibilità cortese a suggestioni di forma comica alla Brignano.

La serietà concretizzante dell’autore regala scorci di sé, pensieri filosofici, citazioni inattese e battute felici ricche di quell’essere eterni bambini e con quella generosità, far partecipi tutti con spensierata leggerezza, facendosi specchio per le persone in sala, riconoscenti per questi ”attimi, momenti” come suggerisce nel testo, di presente, di vita.

Mistero dell’incontro felice con il testo, in un tempo di immagini che è possibile rivedere all’infinito.

Per gli scritti di Massimo Petrino c’è il desiderio di ascoltare di nuovo, ancora una volta, per apprendere meglio il contenuto, in ogni singola battuta, le citazioni, di rileggere le riflessioni, ma quell’incanto forse è possibile soltanto nella velocità del tempo teatrale dove si coglie e sfugge immediatamente la percezione. Ma resta chiaro il messaggio dell’uomo che aspetta un mezzo, un conducente puntuale, che non tarderà ad arrivare, per raggiungere insieme pace e serenità.

Adele Franchi

14/10/2024

Alessandro Cau
Massimo Petrino e Alessandro Cau

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