Documenti custoditi nelle case diventano patrimonio collettivo
Fotografie, lettere, certificati e diari conservati per anni nelle case di privati cittadini entrano ora nell’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah.
È questo il cuore della campagna Dalle case alla Storia, che punta a valorizzare le memorie familiari legate alla persecuzione antiebraica, trasformandole in un patrimonio condiviso e accessibile alla collettività.
L’evento in Campidoglio con oltre trecento studenti
La presentazione della campagna è avvenuta durante l’iniziativa L’archivio racconta: Campagna di raccolta documenti, realizzata con il sostegno di Roma Capitale e ospitata in Campidoglio.
All’incontro hanno partecipato oltre trecento studenti, insieme ai donatori che hanno raccontato in prima persona il valore dei materiali consegnati all’Archivio.
Tra i documenti ricordati, l’ultima lettera del padre di Nando Tagliacozzo, la foto di Emanuele Di Porto bambino con i fratelli, e l’immagine di Emma Di Veroli, uccisa pochi mesi dopo lo scatto a Birkenau.
Mario Venezia: “Donare significa trasformare la memoria”
Il presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia, ha sottolineato il significato profondo della campagna:
“Ci ha colpito la generosità di sopravvissuti o scampati ad Auschwitz, o loro stretti parenti, che scelgono di separarsi da pezzi della propria storia personale. Questo materiale, grazie al lavoro rigoroso dei nostri archivisti, sarà tutelato, studiato e restituito alla collettività. Donare non significa rinunciare alla propria memoria, ma trasformarla in una responsabilità condivisa”.
Collaborazioni scientifiche e progetto Sapienza ’38
La campagna si inserisce inoltre in una rete di collaborazioni con istituzioni e centri di ricerca.
Come ha spiegato Marco Caviglia, responsabile dell’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah:
“Tra i progetti attivi la collaborazione con La Sapienza di Roma nell’ambito del progetto Sapienza ’38, dedicato all’espulsione di studenti e docenti dalle scuole e dalle università”.
In questo modo, i materiali raccolti potranno essere non solo conservati, ma anche studiati e restituiti come parte essenziale della memoria storica collettiva.


