Al via la formazione allo Spallanzani
Nel Lazio prende forma la nuova figura dell’infermiere di famiglia e comunità, con l’avvio del primo programma formativo regionale presso l’Istituto nazionale per le Malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” Irccs di Roma.
La prima edizione pilota del percorso coinvolge 120 operatori del Servizio sanitario regionale individuati dalle Aziende sanitarie locali. Il corso è organizzato, su mandato della Regione Lazio, dal Centro di formazione permanente in Sanità.
L’iniziativa si inserisce nelle linee di indirizzo regionali e mira all’attuazione del Dm 77/2022 per il rafforzamento dell’assistenza territoriale. In questo quadro, la Regione Lazio punta sulla formazione e valorizzazione della nuova figura dell’infermiere di famiglia e comunità.
Il ruolo strategico nella sanità territoriale
Andrea Urbani, direttore della Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria, ha spiegato che «l’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione conducono anche ad un aumento dell’incidenza di patologie croniche e di quadri di multimorbidità».
Ha aggiunto che «in un contesto simile, intercettare precocemente i bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana, sola e fragile rappresenta una sfida cruciale per il Servizio sanitario regionale».
Secondo Urbani, «nel perseguimento di questo obiettivo, la figura dell’Ifec riveste un ruolo strategico per la sua funzione preventiva e proattiva».
Funzioni e ambiti di intervento
L’infermiere di famiglia e comunità è un dipendente del Servizio sanitario regionale che afferisce al distretto sanitario e opera nell’organizzazione territoriale aziendale. La sua attività si sviluppa nelle Case della comunità, nelle Centrali operative territoriali, negli Ospedali di comunità e nelle Unità di continuità assistenziale.
Si tratta di un professionista orientato alla prevenzione, alla precoce individuazione dei problemi di salute e alla gestione proattiva dei percorsi di cura. La sua azione mira a facilitare e monitorare la presa in carico e la continuità assistenziale in integrazione con le altre figure del territorio.
L’intervento si articola in tre ambiti: ambulatoriale, domiciliare e comunitario. In particolare, l’attività domiciliare è finalizzata a valutare i bisogni del singolo e della famiglia, mentre a livello comunitario si sviluppano iniziative di promozione ed educazione alla salute e di integrazione tra ambito sanitario e sociale.
Le dichiarazioni istituzionali
Cristina Matranga, direttrice generale dell’Inmi Spallanzani, ha sottolineato: «Siamo onorati di contribuire, tramite il nostro Centro di formazione, all’introduzione e alla valorizzazione dell’infermiere di famiglia e comunità, figura chiave attraverso la quale contribuire concretamente alla riorganizzazione del sistema sanitario e a potenziare l’assistenza territoriale della nostra Regione, con evidenti ricadute sul benessere dei pazienti».
All’inaugurazione del corso sono intervenuti Andrea Urbani, Marco Nuti, dirigente dell’Area Rete integrata del territorio della Direzione regionale Salute e integrazione sociosanitaria, Maurizio Zega, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Roma, Lorena Martini, direttrice Uoc Formazione Ecm Agenas, e Carlo Turci della Asl Roma 1.


