La presenza di Paul Brill a Monterotondo rappresenta uno degli episodi più affascinanti del dialogo tra arte internazionale e territorio locale tra Cinque e Seicento. Pittore olandese tra i più apprezzati a Roma, Bril non lavorò esclusivamente nella capitale: alcune importanti testimonianze della sua attività si trovano infatti anche a Palazzo Orsini-Barberini, oggi sede del Museo Archeologico e Multimediale di Monterotondo.
Ma perché Paul Bril si trovava proprio a Monterotondo? E gli affreschi sono davvero opera sua?
Paul Brill: da Breda a Roma, il successo di un maestro del paesaggio
Nato in una famiglia di artisti originaria di Breda, Paul Bril si trasferì a Roma nel 1578, raggiungendo il fratello Matthijs, anch’egli pittore. Nella capitale riuscì rapidamente ad affermarsi, diventando uno degli artisti più richiesti grazie a una specializzazione allora innovativa: il paesaggio.
In un’epoca in cui il paesaggio non era ancora considerato un genere autonomo, Bril si distinse per le sue vedute panoramiche ricche di rovine romane, spesso rielaborate in modo fantasioso e animate da scene di vita quotidiana. Contadini, viandanti e zingare convivono con templi antichi, archi e resti archeologici, creando una narrazione visiva del tempo sospesa tra realtà e immaginazione.
Tra le sue committenze romane figurano luoghi di altissimo prestigio, come:
- gli appartamenti vaticani di Sisto V
- la Scala Santa
- la sagrestia di Santa Maria Maggiore
- il Casino Rospigliosi
Il legame con Monterotondo e la committenza degli Orsini

Il motivo principale della presenza di Paul Brill a Monterotondo è legato al sistema delle grandi famiglie nobiliari romane, in particolare agli Orsini, signori del territorio.
Siamo intorno al 1581, pochi anni dopo l’arrivo dell’artista a Roma. Palazzo Orsini-Barberini era allora una residenza di rappresentanza e necessitava di un apparato decorativo all’altezza del prestigio della famiglia. Gli Orsini, strettamente connessi agli ambienti romani e alle principali botteghe artistiche, si affidarono a pittori attivi nella capitale, tra cui proprio la bottega dei Brill.
Questo spiega perché un artista fiammingo, già affermato a Roma, lavorò anche in un centro apparentemente periferico come Monterotondo.
Gli affreschi di Palazzo Orsini-Barberini: opera di Paul Brill?
Da anni la critica riconosce la mano di Paul Brill negli affreschi di Palazzo Orsini-Barberini. Una conferma decisiva è arrivata grazie ai restauri del 2018–2019, durante i quali è emerso il monogramma dell’artista: un paio di occhiali racchiusi in un rettangolo, firma simbolica che rimanda al suo nome in lingua fiamminga.
Il ciclo pittorico ha come tema centrale il paesaggio, elemento distintivo della produzione di Bril. In questi cantieri la sua bottega collaborò con quella del pittore fiorentino Antonio Tempesta, anch’egli specializzato in scene naturalistiche e di genere.
Paesaggi, cacce e rovine: Monterotondo raccontata negli affreschi
Nella Sala della Caccia, uno dei dettagli più interessanti riguarda la rappresentazione della torre del castello di Monterotondo, raffigurata priva del coronamento, danneggiato da un fulmine prima dei restauri promossi da Franciotto Orsini. Un particolare che conferma il valore documentario degli affreschi.
Nel Salone dei Paesaggi, invece, ogni parete è decorata con scene bucoliche: castelli, ville, rovine antiche, corsi d’acqua e mandrie al pascolo, immagini pensate per evocare pace, serenità e armonia con la natura. Qui compaiono anche gli stemmi dei Barberini, famiglia legata a papa Urbano VIII, segno delle successive trasformazioni del palazzo.
In questa sala gli affreschi sono attribuiti agli allievi di Paul Bril: lo stile è molto simile al suo, ma con pennellate più brevi e tonalità più scure. Resta però inconfondibile il modello di paesaggio ideato dal maestro.
Un patrimonio artistico che lega Monterotondo all’Europa
La presenza di Paul Bril a Monterotondo dimostra come il territorio fosse pienamente inserito nei circuiti artistici internazionali tra Cinque e Seicento. Gli affreschi di Palazzo Orsini-Barberini non sono solo decorazioni, ma una testimonianza viva del dialogo tra Roma, le grandi famiglie nobiliari e gli artisti europei.
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