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“Le quattro anime di Camilla” di Massimo Petrino: la recensione di Adele Franchi

Una pièce teatrale molto stimolante a cominciare dal titolo che trascina immediatamente l’immaginazione verso attitudini misteriose, lasciando ipotizzare uno trama sicuramente complessa e non banale. Lo spettacolo scritto e interpretato da Massimo Petrino è mirabolante realtà di una narrazione drammaturgica all’Eduardo De Filippo.

I fatti appaiono imprevedibili, suscitando interesse, grazie ai colpi di scena inaspettati e alla bravura dell’interpretazione degli attori, capaci di esprimere in ritmi recitativi incalzanti e delicati insieme, realtà profonde e umane, contesti leggeri e comici, che si manifestano equilibrati e armonici grazie alla capace visione registica di Massimo Petrino.

Comunicazione brillante di contenuti collegati ai sentimenti, all’amore, all’appartenenza, alla fedeltà e alla semplicità delle cose quotidiane. Giorgio Pettè un improbabile medico che fa sorridere nella semplicità e nella goliardia espressiva, la brillante interpretazione di Valerio Torraca, attore ironico impareggiabile e multiforme, di capacità espressiva da grande attore, nelle vesti dell’amico di famiglia da sempre innamorato che vive al capezzale di Carlo insieme a Deborah, Anna Lisa Silvi che nella recitazione si muove con leggiadria quasi piroettando, voltandosi di qua e di là, anche con il corpo, con le mani, col pensiero, tra due sentimenti, oscillando dentro di sé, ma sempre in equilibrio con la sua parte più profonda, la capacità di dare e riconoscere amore, riesce a coinvolgere emozionalmente non soltanto per la professionalità recitativa ma per le parole del testo che le permettono di redimersi, ottenendo indulgenza per i suoi comportamenti.

Valore nelle parole del testo, un segnale di una amabilità femminile rivolta sempre all’aspetto sentimentale della vita. Carlo, il protagonista, è esposto a una improbabile soluzione della storia. L’esito è incerto, lascia sospesi, in apprensione per la sorte di questo amore coniugale che da subito conquista la simpatia dello spettatore, è richiesto uno sforzo di attenzione, c’è bisogno di partecipazione, tutti dalla parte di Carlo, il caro infermo a rischio estromissione.

Il suo allontanamento dal nucleo familiare, dalla sua casa, dalla sua donna è intollerabile da sopportare, l’ascolto dello spettatore si fa diligente, per arrivare a conoscere l’esito di una vicenda tanto avvincente. Fino alle sorprese finali, (ma chi è Camilla, quante sono le Camilla?) con l’entrata in scena di Camilla, Maria Luisa Lucioli, con la sua interpretazione disinvolta e briosa, trascina al coup de théâtre che vede la gloria dell’amore e del talento letterario. Per tutta la durata dello spettacolo si riflette e allo stesso tempo si sorride. Bravi tutti, un bellissimo lavoro.

Adele Franchi

Foto: Federico Lennon
Foto: Federico Lennon

Immagine copertina di Federico Lennon Photography

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