
Roma sta vivendo un momento straordinario. I dati ufficiali del 2025 ci parlano di oltre 6,4 milioni di metri quadrati di patrimonio immobiliare gestito tra fondi quotati, non quotati e reit: un volume che rappresenta circa il 15% dell’intero mercato nazionale. Ma ciò che più colpisce non è solo la dimensione attuale, quanto la visione: il raddoppio previsto entro i prossimi cinque anni. Questo non è solo un dato tecnico: è un segnale. Roma è tornata al centro, non solo per il turismo o per la storia, ma per la capacità di generare valore immobiliare, fiducia, e sviluppo sostenibile.
L’interesse crescente verso i comparti residenziale e ricettivo sta trasformando la composizione del mercato immobiliare: oggi, il settore abitativo copre quasi il 20% delle superfici totali gestite dai fondi, con oltre 1.200 unità residenziali in portafoglio, un numero che supera di quattro volte quello registrato a Milano. La Capitale si sta riallineando alla sua vera natura: una città abitata, vissuta, investita.
Dietro questi numeri c’è molto di più di una semplice dinamica economica. C’è l’effetto Giubileo, certo. Ma c’è anche e finalmente un segnale forte da parte dell’amministrazione pubblica, più attenta alle esigenze reali del mercato, agli operatori e al tessuto economico cittadino. La rigenerazione urbana, spinta da nuovi capitali e visioni, sta riportando vita nei quartieri e dignità negli immobili.
Il 2025 è anche l’anno in cui Roma si riafferma come hub europeo per gli investimenti immobiliari. Gli investimenti diretti hanno raggiunto quota 1,7 miliardi di euro, con una crescita del 13,5% rispetto al 2024. Il volume nazionale complessivo sfiora gli 11,5 miliardi. Il retail si conferma l’asset class più performante, mentre il settore alberghiero, trainato dal turismo di fascia alta, ha registrato un investimento di 2,5 miliardi, in crescita del 25%. E Roma è ora tra le capitali europee con il maggior numero di nuove aperture nel segmento lusso ed extra-lusso.
Ma la vera rivoluzione, quella silenziosa e decisiva, è quella urbana. Oggi il patrimonio immobiliare gestito è sempre più concentrato nelle zone centrali, nei pressi delle stazioni ferroviarie e nelle aree identitarie della città. Il comparto direzionale resta un pilastro, con Roma che detiene il 42% del patrimonio uffici gestito a livello nazionale. Immobili a uso terziario nei quartieri centrali, grandi edifici cielo-terra lungo l’asse Cristoforo Colombo, EUR, Ostia, confermano un mercato maturo e strutturato.
Allo stesso tempo, la rigenerazione urbana è diventata strategica. La mancanza di immobili nuovi e moderni spinge la trasformazione degli esistenti. Un esempio emblematico è il progetto da 120 milioni di euro per la riconversione dell’ex sede del Monte dei Paschi in via del Corso: un intervento che mescola residenziale, ricettivo e spazi commerciali in chiave moderna e sostenibile.
Il comparto residenziale, con 950 milioni di euro di investimenti nel 2025, supera abbondantemente i numeri del 2024. Ma ciò che conta è il profilo degli investitori: oltre il 50% dei capitali arriva dall’estero, soprattutto da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Svizzera. L’80% delle operazioni è stato condotto da investitori istituzionali, ma anche gli operatori privati sono sempre più protagonisti, soprattutto nei segmenti retail e hospitality.
Tutto questo non fa che confermare una mia convinzione profonda: Roma è un laboratorio del futuro immobiliare italiano. Una città che si evolve non solo nei numeri, ma nella visione. Dove la domanda residenziale si fonde con l’offerta di qualità, dove il territorio non è solo da occupare ma da valorizzare, e dove finalmente il real estate è percepito come un driver strategico di sviluppo.
Per chi opera nel settore, agenti, sviluppatori, investitori, gestori, non è più tempo di stare a guardare. È il momento di agire. Con metodo, con progettualità, con capacità di interpretare il cambiamento.
Roma non è più solo una destinazione turistica. È tornata a essere una destinazione d’investimento. E il bello, a quanto pare, deve ancora arrivare.


