Roma, al Campus Bio-Medico apre nuovo centro antiviolenza

Roma, al Campus Bio-Medico apre nuovo centro antiviolenza

Un nuovo presidio antiviolenza nel quadrante sud di Roma

È stato inaugurato oggi il nuovo Centro Antiviolenza presso la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, realizzato in collaborazione con l’associazione Assolei APS. Il presidio nasce con l’obiettivo di offrire ascolto, orientamento e supporto psicologico e legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti, nonché ai loro figli minori, garantendo riservatezza e anonimato.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della rete territoriale di contrasto alla violenza di genere, collocandosi in un contesto sanitario strategico come quello del quartiere di Trigoria, punto di riferimento per l’intero quadrante sud della città.

L’inaugurazione e le presenze istituzionali

All’evento inaugurale, dal titolo Insieme dalla parte delle donne, hanno partecipato numerosi rappresentanti delle istituzioni. Per la Regione Lazio è intervenuta Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura, Pari opportunità, Politiche giovanili e della Famiglia. Presente anche la Presidente del IX Municipio di Roma Capitale”], Titti Di Salvo, insieme alla senatrice Beatrice Lorenzin e alla deputata Ylenja Lucaselli.

Per il Policlinico erano presenti il Presidente Carlo Tosti e l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Paolo Sormani, mentre per Assolei APS ha partecipato la Presidente Dalila Novelli. Al termine della cerimonia, il centro è stato benedetto dal cappellano del Policlinico don Luca Brenna.

I dati ISTAT e la necessità di presidi dedicati

Secondo le ultime rilevazioni ISTAT, nel 2025 quasi 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni, pari al 31,9%, hanno subito nel corso della vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Oltre 2,4 milioni hanno riportato episodi di violenza fisica o minacce, mentre il 20,8% ha subito violenza sessuale.

A questi numeri si aggiunge un dato sanitario particolarmente rilevante: nel 2024 si sono registrati 19.518 accessi in Pronto Soccorso con indicazione di violenza, con un incremento del 15,2% rispetto all’anno precedente. Dati che confermano la necessità di presidi antiviolenza integrati con il sistema sanitario, capaci di intercettare tempestivamente situazioni di maltrattamento.

Accesso al centro e percorsi di protezione

Il nuovo Centro Antiviolenza del Policlinico Campus Bio-Medico è accessibile direttamente presso la sede di via Álvaro del Portillo 200, oppure tramite telefono, WhatsApp o e-mail all’indirizzo info@assolei.it. Dopo un primo colloquio, è prevista una valutazione del rischio e, se necessario, l’attivazione di un piano di protezione personalizzato.

Il percorso prosegue con incontri individuali o di gruppo, consulenze legali e interventi mirati a favorire l’autonomia personale e abitativa, nel pieno rispetto delle decisioni e della sicurezza della donna, grazie al supporto di professioniste qualificate.

Le dichiarazioni dei promotori

«Con l’apertura di questo Centro Antiviolenza vogliamo riaffermare un principio che guida ogni nostra scelta: la tutela della persona e della sua dignità in ogni momento della vita», ha commentato Carlo Tosti, aggiungendo che «la violenza contro le donne è un’emergenza che riguarda tutti e che impone impegno e responsabilità».

Sulla stessa linea Paolo Sormani, che ha sottolineato: «Troppo spesso le donne arrivano in ospedale senza poter raccontare ciò che stanno vivendo. Con questo presidio vogliamo colmare questa distanza e fornire un punto di ascolto e protezione facilmente accessibile».

Per Dalila Novelli, «la gran parte dei casi di violenza domestica non emergono in tutta la loro drammatica verità» e la presenza di un centro antiviolenza in ambito sanitario è «fondamentale per prevenire altri episodi che possono essere letali».

Il ruolo delle istituzioni

«Ogni nuova struttura dedicata alla lotta alla violenza contro le donne rappresenta una tessera di un mosaico prezioso», ha dichiarato Simona Renata Baldassarre, evidenziando come il tema riguardi «non solo la dignità umana, ma la salute femminile».

Secondo Titti Di Salvo, «sapere che esiste un luogo vicino, riconoscibile e in grado di indirizzare verso i servizi sanitari e sociali disponibili può fare la differenza». Per Beatrice Lorenzin, «la violenza contro le donne è anche un tema di sanità pubblica», mentre Ylenja Lucaselli ha ribadito che «non è un fatto privato, ma riguarda istituzioni, sistema sanitario e società civile».

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