Dalle cave di Tivoli la pietra dell’antica Roma
Dalle cave di Tivoli continua a essere estratto il travertino romano, la stessa roccia utilizzata nell’antichità per costruire templi e monumenti. Molto tempo fa i Romani prelevavano il lapis tiburtinus e lo trasportavano a valle per consegnarlo agli artigiani in città. Con quella pietra furono realizzati il Colosseo circa duemila anni fa e, secoli dopo, la Basilica di San Pietro e il colonnato di Gian Lorenzo Bernini.
Oggi le stesse cave continuano a fornire materiale per una nuova generazione di edifici religiosi e civili nel mondo. Il travertino di Tivoli viene utilizzato per chiese, templi e moschee, ma anche per banche, musei, edifici governativi e abitazioni private.
Una pietra unica per storia e composizione
Il travertino romano è un calcare sedimentario formato centinaia di migliaia di anni fa da depositi di calcio, zolfo e altri minerali nelle sorgenti e nei bacini sulfurei intorno a Tivoli. Composto principalmente da carbonato di calcio, mostra nei suoi strati la storia geologica della regione, tra eruzioni vulcaniche, foreste e fossili.
Gli architetti lo apprezzano perché resistente e adatto a sopportare condizioni climatiche e ambientali diverse. A seconda del taglio e della posizione di estrazione, può presentarsi ruvido o liscio, con tonalità che vanno dal bianco caldo al beige sabbia con venature grigie, marroni o verdastre.
Le commesse internazionali del travertino tiburtino
Da quattro generazioni l’azienda Mariotti Carlo SpA lavora il travertino di Tivoli su commissione per progetti architettonici in tutto il mondo. Tra le realizzazioni figurano il Getty Center di Los Angeles, la sede della Bank of China a Pechino e la Grande Moschea di Algeri.
In un magazzino dell’azienda a Tivoli sono stati preparati i blocchi destinati alla ricostruzione di un tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni a New York. Dopo aver fornito il materiale per il tempio di Roma, l’azienda è stata scelta per il restauro del tempio nell’Upper West Side di Manhattan.
Fabrizio Mariotti ha spiegato: “Il travertino è una pietra classica conosciuta in tutto il mondo. È un po’ come portare la luce di Roma ovunque, perché il modo in cui il travertino riflette la luce è davvero speciale”.
Le cave tra storia e produzione contemporanea
Nelle cave intorno a Tivoli il lavoro prosegue tra sorgenti sulfuree e macchinari che frantumano la roccia. Nelle cave Degemar, scavate fino a 30 metri sotto il livello del mare, i camion trasportano lastre di pietra che possono pesare fino a 33 tonnellate.
Fu proprio in queste cave che Bernini si procurò il travertino per le 284 colonne e gli 88 pilastri del colonnato di Piazza San Pietro. Il responsabile della cava, Vincenzo De Gennaro, ha ricordato che la torre del Bernini ospita ancora il pollaio per i piccioni viaggiatori utilizzati per inviare gli ordini da Roma alla cava.
Oggi il travertino viene destinato a opere in Arabia Saudita, in Cina e in altre parti del mondo. De Gennaro ha affermato: “È speciale, una pietra speciale perché è una pietra viva, una pietra che nasce da un cocktail di acque minerali”.
Il fascino del travertino tra architettura e identità
Secondo Marco Ferrero, professore di ingegneria civile all’Università La Sapienza di Roma, il fascino del travertino risiede anche nel suo legame con l’antica Roma. Ha spiegato che richiama lo spirito della città perché è solido, resistente e non appariscente come il marmo.
Ferrero ha affermato: “Possiamo fare questo paragone: il marmo ci parla in un italiano bellissimo, in un italiano letterario, mentre il travertino ci parla in dialetto romano”. E ha aggiunto: “È davvero la pietra dei Romani. E come la cucina romana, che è composta da piatti semplici, spesso utilizzando Pur essendo privo di ingredienti scartati, il travertino è una pietra autentica e tradizionale”.


