Era la sera del 18 giugno di due anni fa quando Alessandro Castellaccio, 41 anni, infermiere all’ospedale di Tivoli, venne brutalmente aggredito dopo aver chiesto a un gruppo di persone di abbassare il volume della musica fuori da un bar. Una richiesta costata la vita all’uomo, colpito con un pugno alla nuca e poi preso a calci in testa mentre era già a terra e privo di sensi.
A distanza di due anni, si è aperta la fase conclusiva del processo. Il pubblico ministero ha chiesto 21 anni e 9 mesi di carcere per uno dei due aggressori, un uomo di 53 anni attualmente sotto processo con rito ordinario davanti alla Corte d’Assise.
L’altro responsabile, un cittadino romeno di 37 anni, era già stato condannato in primo grado a 14 anni e mezzo con rito abbreviato. La pena è stata poi ridotta in appello a 10 anni e 8 mesi la scorsa settimana.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo un iniziale battibecco, Castellaccio sembrava aver avuto la meglio, ma è stato poi colpito alle spalle e scaraventato a terra, dove ha subito un calcio violento al volto, descritto da un testimone come “un colpo a un pallone”. Solo dopo alcuni istanti qualcuno è intervenuto per soccorrerlo.
Trasportato d’urgenza all’ospedale Umberto I, è morto sei giorni dopo, dopo un’agonia che ha scosso profondamente la comunità tiburtina. Le indagini dei carabinieri portarono in poco tempo all’arresto dei due aggressori. Ora si attende la sentenza definitiva per chi, con violenza inaudita, ha messo fine a una vita per una semplice richiesta di civiltà.
FONTE: romatoday.it

Immagine copertina da ilgiornale.it


