IlTerritorio.net

Viola Ardone, Tanta ancora Vita: un viaggio tra dolore e speranza

Viola Ardone e una storia diversa dalle precedenti

Avevo già letto diversi libri di Viola Ardone, tutti molto belli. Nel nuovo romanzo “Tanta ancora Vita” la scrittrice napoletana sorprende i suoi lettori con una storia insolita, dove si intrecciano vite ed esistenze molto diverse, dove fanno da sfondo solitudine e depressione. Come in tutti i libri di Viola Ardone non mancano i bambini e Napoli, città in cui è ambientata la storia.

Kostya, la guerra e il viaggio verso Napoli

Il romanzo si apre con la storia del piccolo Kostya che a dieci anni viene mandato dal padre – soldato volontario in Ucraina all’inizio della guerra – verso Napoli, per raggiungere sua nonna Irina. Un viaggio avventuroso e in solitaria per un bambino che offre la sua visione delle cose; Kostya immagina di essere dentro ad un enorme videogioco dove scoprirà ben preso le difficoltà e le crudeltà della guerra.

Kostya arriva a casa di Vita, la signora per cui la nonna lavora che lo scopre – con profonda sorpresa – addormentato sullo zerbino. Vita è una donna che vive una profonda depressione, dopo aver perso il figlio – a cui lei rivolge gran parte dei suoi pensieri – e la separazione dal marito, Massimo Mezzanotte. Le sue giornate si intrecceranno con quella del piccolo Kostya e di sua nonna Irina che lavora come domestica in casa di Vita. Irina è una donna forte, dal carattere duro e deciso, che parla male l’italiano ma che conosce i versi di Danti. Irina si ritrova un nipote arrivato all’improvviso dall’Ucraina senza sapere nulla, o quasi, del figlio al fronte. Eppure i bambini hanno un grande dono, “sincronizzano sul tempo dell’amore” le persone.

Guerra, depressione e rinascita

Quando non si hanno più notizie del padre di Kostya, Irina torna in Ucraina a cercarlo. Vita, superando la sua profonda depressione decide di raggiungerla, mettendosi “in viaggio verso i luoghi in cui le cose succedono, dove c’è la vita e c’è la morte, altre madri e altri figli. Ognuno ha il suo lutto, non è giusto star soli”. Vita in questa ricerca salverà se stessa, tornando ad essere madre di quel bambino arrivato per caso.

Questo romanzo offre una chiave di lettura sulle tematiche della ferocia della guerra, vista anche con gli occhi di un bambino. Viola Ardone tocca anche il delicato tema della depressione con cui Vita deve fare i conti, talmente familiare che le dà un nome Orietta. Vita non riesce a ritrovare se stessa, ogni tentativo è un fallimento; sembra capirlo anche Massimo, il pappagallo impertinente protagonista in copertina.

Tanta ancora Vita: una storia che lascia il segno

Ciò che riuscirà a cambiare le esistenze dei protagonisti è la ricerca di ciò che abbiamo a cuore, dei figli, della verità, di quell’abbraccio consolante capace di salvare una vita e salvare se stessi perché “amare è una cosa che si fa da vicino”.

Tanta ancora Vita è un bel libro, meritevole di attenzione. Sarebbe ingiusto confrontarlo con gli altri libri dell’autrice, questo romanzo fa storia a sé offrendo al lettore pagine piacevoli.

Exit mobile version