Vite perfette sui social, ansia nella realtà: la crisi dei 20-30 anni

Vite perfette sui social, ansia nella realtà: la crisi dei 20-30 anni

L’attesa del futuro e l’ansia anticipatoria nei giovani adulti

La parola futuro nutre nel suo stesso significato il termine attesa. L’attesa di un contratto fisso, di una casa accessibile, di un amore stabile e sicuro. Il termine attesa porta con sé un altro concetto quello dell’aspettativa, che oggi non ha più la lettura positiva del fiore degli anni ‘80 ma porta con sé un sentimento comune: la paura di non farcela, di rimanere delusi o addirittura intrappolati. Nella mia professione di psicologa, incontro molti giovani tra i 20 e i 35 anni che descrivono una sensazione di incertezza costante.

Esaminando a fondo le radici di questa incertezza non vediamo solo una semplice preoccupazione generata da un esame o da un colloquio lavorativo ma emerge qualcosa di più profondo, quella che in psicologia chiamiamo ansia anticipatoria.

Questo tipo di ansia si evidenzia nella tendenza a immaginare scenari futuri negativi e catastrofici che non sono trattati come scenari possibili ma come vere e proprie realtà incontrovertibili. Spesso per timore di sbagliare, si rimandano decisioni importanti, si evitano situazioni difficili o si accetta qualsiasi opportunità pur di non restare fermi, accumulando però grandi quantitativi di frustrazione.

Il confronto sui social e la pressione delle vite perfette

Molti giovani raccontano di sentirsi “in ritardo” rispetto ai coetanei, soprattutto quando il confronto avviene attraverso i social network: carriere che sembrano decollare, relazioni perfette, vite apparentemente definite e risolte. Il rischio è trasformare il confronto in standard da eguagliare o superare o ancor peggio giudizio spietato verso sé stessi.

Un fenomeno sempre più frequente è la cosiddetta crisi dei venti-trent’anni o quarter-life crisis che comporta un senso di paralisi, l’ansia da prestazione, sentimenti di solitudine e tristezza, accompagnati dalla grande paura di aver sprecato gli anni migliori. A livello generazionale questa fase chiamata emerging adulthood (età adulta emergente), è caratterizzata da instabilità e ridefinizione identitaria in cui ci si chiede chi si vuole diventare, quale lavoro scegliere, se restare in Italia o andare altrove.

Riprendere il controllo: dal risultato al processo

Ma come possiamo riprendere in mano il timone della nostra vita? Forse il primo passo è spostare lo sguardo: dal bisogno di controllare a tutti i costi il risultato, alla possibilità concreta di prenderci cura del processo. Non possiamo decidere ogni esito ma possiamo scegliere come organizziamo le nostre giornate, quanto impegno mettiamo nelle azioni che dipendono da noi, come costruiamo passo dopo passo il nostro percorso. Significa, ad esempio, inviare curriculum in modo mirato, investire nella formazione, ma anche coltivare relazioni affettive e professionali sane, che ci sostengano anziché prosciugarci.

Social network e percezione distorta del successo

Un altro passaggio importante riguarda il confronto costante con gli altri, amplificato dai social network. Le piattaforme digitali ci mostrano soprattutto traguardi raggiunti, raramente raccontano la fatica, i dubbi, i tentativi andati a vuoto. Ricordare che stiamo osservando risultati e non percorsi completi può alleggerire molto la pressione interna e restituirci una prospettiva più realistica.

Imparare a convivere con l’incertezza

C’è poi un aspetto più profondo e forse più difficile: imparare a tollerare l’incertezza. Viviamo in un’epoca in cui i cambiamenti sono rapidi e spesso imprevedibili, e l’incertezza non è un difetto individuale, ma una condizione condivisa. Forse, allora, il punto non è eliminare l’ansia del futuro, ma imparare a dialogare con essa, farla sedere accanto a noi come un’amica che ci racconta quanto è difficile a volte vivere in un mondo così veloce.

L’ansia del futuro è una tela bianca immensa e noi ci sentiamo lì come un pennello sospeso, come se il primo tratto dovesse essere perfetto e definitivo. Eppure nessun quadro nasce compiuto, ci sono sbavature che diventano sfumature, errori che danno profondità, colori che cambiano con la luce. Forse il futuro non chiede precisione, ma coraggio: il coraggio di iniziare, anche con la mano che trema.

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3 risposte

  1. Articolo davvero molto interessante, che offre tanti spunti e coglie esattamente la realtà che stiamo vivendo. Quella sensazione di essere sempre un po’ in ritardo. Di guardare i social e vedere solo traguardi, certezze, felicità impeccabili… mentre dentro ti senti ancora in costruzione, con migliaia di dubbi.
    Questa crisi dei 20–30 anni non è debolezza, è il tentativo di trovare il proprio posto in un mondo che cambia continuamente e che pretende risposte immediate. Forse dovremmo concederci più tempo, più imperfezione, più verità, perché non esiste una tabella di marcia universale. Sentirsi persi, a volte, è solo il segnale che stai cercando qualcosa di autentico e finalmente qualcuno lo dice con chiarezza. Grazie!

  2. Massima competenza e professionalità, come sempre. Grazie dei preziosi consigli Dottoressa.

  3. Articolo davvero interessante, lucido e profondamente attuale. Mi ha colpito l’invito a spostare l’attenzione dal risultato al processo: un cambio di prospettiva semplice ma potentissimo per imparare a convivere con l’incertezza senza restarne paralizzati. Complimenti, Dottoressa, per la sensibilità e la chiarezza con cui ha affrontato un tema così delicato!

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