A sei anni dall’entrata in vigore della Circolare n. 633/CSLLPP/2019 sui criteri per il rilascio ai laboratori autorizzati alle prove e ai controlli sui materiali da costruzione, il dibattito sulla sua piena applicazione resta aperto. Al centro dell’incontro promosso da ALIG all’Edil Expo il ruolo strategico dei laboratori nel garantire sicurezza, corretta valutazione delle strutture esistenti e definizione del livello di conoscenza previsto dal capitolo 8 delle NTC 2018. Professionisti, associazioni di categoria e rappresentanti istituzionali si sono confrontati sulla necessità di aggiornare la normativa, riattivando il tavolo tecnico interrotto negli ultimi anni.
Greco: “Serve una revisione condivisa della circolare”
Nel corso del confronto, l’ingegnere Alessandro Greco, Coordinatore del Sistema Tecnico Centrale, ha ribadito la necessità di arrivare “quanto prima” a un aggiornamento della Circolare 633, tenendo conto delle osservazioni maturate in questi anni di applicazione. Greco ha sottolineato come il tema della sicurezza rappresenti “un bene costituzionale” e abbia quindi bisogno di regole condivise e strumenti efficaci, capaci di disciplinare aspetti che spaziano dalla formazione alle tariffe, fino ai controlli sui laboratori e alla tracciabilità delle attività svolte.
Centrale anche il coinvolgimento delle Regioni nelle attività ispettive e di verifica delle attrezzature, oltre alla necessità di sfruttare gli strumenti informatici per garantire procedure più moderne e trasparenti. Dal Ministero, ha assicurato, c’è la volontà di sostenere la ripresa del tavolo tecnico per una revisione condivisa della normativa.
Panci: “La qualità non può ridursi a una corsa alle certificazioni”
Ampio l’intervento dell’architetto Alessandro Panci, nonchè nuovo Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Architetti e Conservatori, che ha richiamato il valore della funzione pubblica svolta da professionisti e laboratori. Panci ha evidenziato come concetti quali indipendenza, imparzialità e integrità debbano restare centrali nelle attività tecniche e nei processi di affidamento, soprattutto in un mercato sempre più condizionato da logiche economiche e gare integrate. Secondo Panci, il rischio è quello di smarrire l’obiettivo finale della qualità delle opere, sostituendolo con una proliferazione di certificazioni e requisiti formali. “Ribassare un servizio di pubblica utilità significa forse non dare il giusto servizio”, ha osservato, chiedendo una riflessione profonda sul sistema delle certificazioni, sul ruolo degli albi professionali e sulla necessità di arrivare a un testo unico organico dell’edilizia e delle costruzioni capace di superare l’attuale frammentazione normativa.


