
Il significato della parola impossibile e i limiti che ci imponiamo
Ci sono parole che descrivono la realtà e altre che costruiscono i confini della nostra realtà. «Impossibile» appartiene alla seconda categoria.
È una parola pesante, definitiva, che chiude le porte prima ancora di aver provato ad aprirle. Quante volte, dietro un impossibile, si nasconde soltanto un «non so come fare»? O, peggio, un «ho paura di provarci»?
Muhammad Alì e il coraggio di cambiare la realtà
«Impossibile è solo una grossa parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che lottare per cambiarlo». La frase attribuita a Muhammad Alì ci invita a riflettere proprio su questo.
Non serve essere campioni del mondo per comprenderne il significato. Il nostro ring può essere l’ufficio, una relazione che non funziona, un progetto che rimandiamo o una decisione che evitiamo. È la vita di tutti i giorni, dove le sfide non hanno sempre un pubblico e le vittorie spesso non ricevono applausi.
Quando l’impossibile diventa una convinzione limitante
Il problema è che l’impossibile, molto spesso, non è una constatazione: è una convinzione.
Se siamo convinti di non essere capaci, difficilmente proveremo. Se pensiamo che qualcosa non possa cambiare, finiremo per adattarci. E, dopo un po’, rischieremo persino di difendere quella stessa situazione che ci rendeva insoddisfatti.
Certo, non tutto è possibile. Esistono limiti oggettivi e circostanze che non dipendono da noi. Ma tra riconoscere un limite e trasformarlo in un alibi c’è una differenza sostanziale: il primo è consapevolezza, il secondo è una rinuncia mascherata da realismo.
La paura di cambiare e il rischio di fallire
Cambiare non significa necessariamente compiere imprese straordinarie. A volte significa mettere in discussione un’abitudine, proporre un’idea diversa o smettere di ripetere «si è sempre fatto così» come se fosse una legge della natura.
Eppure, cambiare fa paura. L’abitudine rassicura, anche quando non ci rende felici. Il rischio di fallire ci frena: meglio non tentare, così nessuno potrà dirci che abbiamo sbagliato.
Peccato che, evitando ogni possibilità di fallimento, eliminiamo anche molte possibilità di riuscita.
Come trasformare l’impossibile in una possibilità
Forse, allora, la domanda giusta non è «È possibile?», ma «Che cosa posso fare per renderlo possibile?».
Non è una domanda che promette miracoli, ma ci spinge a cercare alternative, a imparare, a chiedere aiuto e a correggere la rotta. Perché tra il desiderio di cambiare e il risultato c’è uno spazio fatto di tentativi, pazienza e perseveranza.
La provocazione di Alì, in fondo, ci invita a considerare la realtà come un punto di partenza, non come un punto d’arrivo. Non tutto dipende da noi, ma qualcosa possiamo fare. Basta non confondere ciò che non abbiamo ancora realizzato con ciò che non realizzeremo mai.
Il coraggio di mettersi alla prova
La prossima volta che pronunceremo la parola «impossibile», fermiamoci un istante. Abbiamo davvero esplorato tutte le possibilità o stiamo cercando una ragione elegante per non metterci alla prova?
Forse non cambieremo il mondo, ma potremo cambiare il nostro modo di viverci dentro e contribuire a renderlo un posto un po’ migliore.
Perché l’impossibile non è sempre una porta chiusa. A volte è una porta davanti alla quale non abbiamo ancora trovato il coraggio di bussare.


