ADHD nei bambini: diagnosi precoce e supporto

ADHD nei bambini: diagnosi precoce e supporto

ADHD nei bambini: una neurodivergenza da comprendere

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è una neurodivergenza, cioè un modo diverso con cui il cervello elabora le informazioni, gestisce gli stimoli e regola gli impulsi. La condizione si manifesta principalmente attraverso disattenzione, iperattività e impulsività.

Secondo le principali classificazioni internazionali, l’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti nell’attenzione, nell’autoregolazione e nel controllo degli impulsi. Le ricerche più recenti indicano che si tratta di una condizione multifattoriale, in cui predisposizioni neurobiologiche e genetiche interagiscono con fattori ambientali e relazionali.

La prevalenza stimata dell’ADHD nei bambini è oggi intorno al 5–7% a livello globale secondo il Prevention Science Journal (2024).

In occasione della Settimana del Cervello 2026, la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, affronta il tema in un’intervista di Marialuisa Roscino, con l’obiettivo di spiegare questa condizione e ridurre il peso che spesso accompagna la diagnosi.

Il ruolo delle relazioni nello sviluppo dell’attenzione

Secondo Lucattini, l’attenzione non è solo una funzione cognitiva, ma si sviluppa anche all’interno delle prime relazioni affettive.

«Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è definito dalle principali classificazioni internazionali come un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti nell’attenzione, nell’autoregolazione e nel controllo degli impulsi. Le ricerche più recenti mostrano che si tratta di una condizione multifattoriale, in cui predisposizioni neurobiologiche e genetiche interagiscono con fattori ambientali e relazionali», spiega.

La psicoanalista sottolinea inoltre il ruolo dell’ambiente familiare nello sviluppo della capacità di concentrazione.

«L’attenzione non è soltanto una funzione intellettiva, ma si costruisce anche all’interno delle prime relazioni affettive», osserva.

Secondo la specialista, quando il contesto familiare è segnato da stress, conflittualità o depressione genitoriale, il bambino può rimanere in uno stato di maggiore tensione emotiva che interferisce con concentrazione e apprendimento.

I segnali precoci da osservare

I primi segnali di difficoltà attentive possono emergere già nelle attività quotidiane. I genitori osservano spesso fatica a mantenere la concentrazione nel gioco, irrequietezza motoria e tendenza a passare rapidamente da un’attività all’altra.

Lucattini spiega che anche la qualità della relazione con l’adulto durante un compito può offrire indicazioni importanti.

«La capacità di attenzione è strettamente legata alla regolazione degli stati emotivi», sottolinea.

La difficoltà nel restare concentrati o nel mantenere un’attività condivisa può infatti indicare problemi nella modulazione di frustrazione, eccitazione o tensione interna.

In alcuni casi anche comportamenti impulsivi, incidenti frequenti o una apparente “sordità” ai richiami degli adulti possono segnalare una difficoltà nella regolazione degli impulsi e nell’organizzazione dell’esperienza emotiva.

Secondo studi recenti citati nell’intervista, interventi strutturati in ambito scolastico e familiare possono migliorare significativamente le capacità attentive e la regolazione comportamentale nei bambini con ADHD, come evidenziato in Frontiers in Psychology (2025).

L’importanza dell’ambiente familiare

Il supporto a un bambino con ADHD non riguarda solo la terapia, ma anche la qualità dell’ambiente in cui vive.

Lucattini evidenzia che il benessere emotivo dei genitori influisce direttamente sulla regolazione emotiva del bambino.

«Dal punto di vista psicoanalitico, i genitori svolgono una funzione di contenimento emotivo», afferma.

Quando un adulto attraversa periodi di ansia, depressione o forte stress, può diventare più difficile offrire al figlio quella stabilità affettiva che favorisce lo sviluppo delle funzioni di autoregolazione.

Per questo motivo chiedere un aiuto professionale quando un genitore si sente in difficoltà può contribuire a rafforzare la relazione con il bambino e creare un ambiente emotivo più stabile.

Come favorire la concentrazione nelle attività quotidiane

La capacità di concentrazione si sviluppa gradualmente attraverso esperienze ripetute e condivise con gli adulti di riferimento.

Secondo Lucattini, routine prevedibili e relazioni stabili aiutano il bambino a interiorizzare un ritmo che sostiene la capacità di restare mentalmente su un compito.

Attività come leggere, disegnare, costruire o contare favoriscono uno sviluppo progressivo dell’attenzione. Allo stesso tempo è utile evitare un’eccessiva stimolazione o il multitasking precoce.

La ricerca scientifica più recente indica che abitudini stabili, attività strutturate e movimento fisico regolare favoriscono lo sviluppo delle funzioni esecutive, dell’autoregolazione emotiva e della concentrazione nei bambini, come evidenziato nello studio pubblicato su Personality and Individual Differences (2025).

Diagnosi precoce e intervento integrato

Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo, la valutazione deve considerare diversi aspetti dello sviluppo del bambino.

Lucattini sottolinea l’importanza di un approccio integrato.

«Quando emerge il sospetto di un disturbo attentivo è importante effettuare una valutazione integrata, che consideri sia gli aspetti neuropsicologici sia quelli emotivi e relazionali», afferma.

Secondo la psicoanalista, l’osservazione del gioco, delle relazioni e della capacità di simbolizzazione aiuta a comprendere se la difficoltà attentiva sia legata principalmente a un disturbo del neurosviluppo oppure anche a dinamiche emotive e relazionali.

Gli interventi possono includere riabilitazione neuropsicologica, psicoterapia infantile e sostegno ai genitori. Le ricerche indicano che gli interventi risultano più efficaci quando integrano regolazione emotiva, supporto genitoriale e organizzazione dell’ambiente di vita, come evidenziato nel Journal of Child Psychology and Psychiatry (2026).

Il ruolo dei genitori nel percorso di supporto

Lucattini invita i genitori a osservare con attenzione i comportamenti del bambino senza allarmarsi, ma anche senza sottovalutare segnali persistenti di difficoltà attentiva.

In presenza di dubbi è utile rivolgersi a specialisti per una valutazione accurata e collaborare con la scuola quando le difficoltà interferiscono con l’apprendimento.

Routine stabili, relazioni prevedibili e attività condivise con gli adulti rappresentano elementi fondamentali per favorire lo sviluppo della concentrazione e dell’autoregolazione emotiva nei bambini con ADHD.

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