Tra le mura fredde della risiera di San Saba, nelle viscere oscure delle foibe, risuonano ancora gli echi di voci spezzate, di passi trascinati, di vite finite troppo presto. Sono luoghi che parlano, anche se il tempo ha tentato di cancellarne le tracce. Sono ferite aperte nella coscienza collettiva, cicatrici che non si devono rimarginare perché ricordare è l’unico antidoto contro l’oblio.