Chiara Petrucci, dalla Pizzeria Giuseppucci alla Pizza Convention

A Fonte Nuova, in via Nomentana 528, la Pizzeria Giuseppucci è una storia di famiglia che va avanti dal 1988. A fondarla sono stati Pierina Giuseppucci e Roberto Petrucci. Oggi, dietro quel percorso lungo quasi quarant’anni, c’è anche una nuova generazione che prova a tenere insieme tradizione, ricerca e sguardo contemporaneo.
Tra i volti di questa nuova fase c’è Chiara Petrucci, 27 anni, pizzaiola, figlia di Roberto Petrucci, attuale titolare della pizzeria, e nipote di Pierina Giuseppucci. Il suo percorso l’ha portata il 6 luglio 2026 alle Officine Farneto di Roma, dove ha partecipato alla Pizza Convention, evento organizzato da Excellence Food Innovation.
Al centro della giornata c’erano due temi principali. Da un lato, il valore culturale della pizza. Dall’altro, la presenza ancora molto ridotta delle donne nel settore. Un dato, citato dall’organizzazione e confermato da Chiara, ha fatto da sfondo al confronto: solo il 2% dei pizzaioli sono donne.
Le donne nella pizza e un mestiere ancora da raccontare
La Pizza Convention ha aperto una riflessione sul ruolo femminile nel mondo della pizza, partendo dalle testimonianze di alcune protagoniste del settore. Durante l’evento sono intervenute Marzia Buzzanca, Petra Antolini, Filomena Palmieri, Amalia Costantini e Gabriele Bonci.
La domanda di fondo era semplice e, allo stesso tempo, decisiva: perché così poche ragazze scelgono di fare questo lavoro?
Per Chiara Petrucci, il tema non riguarda soltanto la fatica fisica, ma anche una barriera culturale che spesso nasce prima ancora di provare.
«Secondo il mio pensiero ho detto che sì, è vero, potrebbe essere un lavoro pesante, ma al tempo stesso secondo me ad oggi i ragazzi, soprattutto le ragazze, a prescindere dicono che quel lavoro non fa per loro, è un lavoro pesante e quindi senza neanche provarlo dicono di no».
La sua esperienza personale racconta una realtà diversa. Nella Pizzeria Giuseppucci lavorano dodici persone e soltanto quattro sono uomini. Un dato che, secondo Chiara, dimostra come la pizza non sia un mestiere esclusivamente maschile.
«Penso che possa essere un dato molto importante per far capire che non è un lavoro da uomini. La presenza delle donne in una cucina porta innovazione, topping di un certo livello, pulizia e cambiamenti giornalieri per quanto riguarda scelte di ricette, gusti e presentazione delle pizze».
“Non esiste alcun ostacolo se non quello mentale”

Il tema della rappresentanza femminile nella pizza diventa, per Chiara Petrucci, anche una responsabilità personale. Essere una pizzaiola donna oggi significa contribuire a cambiare una percezione ancora radicata.
«Per me essere una pizzaiola donna oggi significa eliminare tutte le differenze che idealmente sono esistite per anni tra uomo e donna».
La sua riflessione guarda soprattutto alle ragazze più giovani, che spesso scartano questo mestiere prima ancora di conoscerlo davvero.
«Essere rappresentante di una categoria che spero con il tempo possa essere sempre più grande e piena di giovani donne. Ma soprattutto significa far capire alle altre donne, in modo particolare ragazze giovani come me, che possiamo e dobbiamo svolgere questo tipo di lavoro perché non esiste alcun ostacolo se non quello mentale».
Il punto, per Chiara, resta la passione. È quella a rendere sostenibile un lavoro impegnativo, fatto di orari, attenzione, precisione e responsabilità.
«Per me non è assolutamente un lavoro faticoso se c’è passione in quello che si fa».
La fiducia dei clienti e il forno come prova quotidiana
Chiara è nata e cresciuta nella pizzeria di famiglia. Questo le ha permesso di vivere il mestiere dall’interno, senza dover affrontare particolari difficoltà nel contesto lavorativo. Tuttavia, racconta che la fiducia dei clienti è stata una conquista progressiva.
«Fortunatamente essendo nata e cresciuta nella pizzeria di famiglia non ho mai incontrato difficoltà all’interno della pizzeria, ci è voluto solo un po’ di più per farmi conoscere dai clienti ed avere la loro fiducia».
Il passaggio più significativo riguarda proprio lo sguardo di chi inizialmente si mostrava diffidente.
«È bello vedere chi inizialmente era scettico nel vedermi dietro un forno, tornare oggi e chiedermi consigli sulla pizza, gusti e complimentarsi sugli eventi che svolgo fuori la pizzeria».
In questa trasformazione c’è una parte importante della sua crescita professionale. La credibilità, nel suo caso, non nasce da una dichiarazione d’intenti, ma dal lavoro quotidiano, dalla qualità del prodotto e dal rapporto diretto con chi entra in pizzeria.
L’incontro con Gabriele Bonci e la crescita professionale
Nel percorso di Chiara Petrucci ha avuto un ruolo importante anche l’incontro con Gabriele Bonci. La collaborazione non nasce da un rapporto di lavoro nella sua pizzeria, ma da una stima maturata attraverso incontri, social ed eventi.
«Con Gabriele Bonci è nato tutto per caso, un giorno è passato nella mia pizzeria per venire a trovarci, ci conoscevamo solo tramite social e ci eravamo incontrati in alcuni eventi».
Da quel confronto è arrivata una proposta importante: affiancarlo in uno dei suoi corsi per istruire giovani pizzaioli e insegnare l’arte della pizza.
«Mi ha proposto questo per una stima personale e per il fatto che secondo lui ad oggi non ci sono pizzaiole donne romane che rappresentano la pizza in teglia ed io potrei ricoprire questo ruolo».
Chiara sottolinea con orgoglio il fatto che Bonci le abbia dato fiducia senza aver mai lavorato stabilmente accanto a lei.
«Fondamentalmente non ho mai lavorato nella sua pizzeria ma piuttosto è stata un’esperienza che mi ha portato a lavorare accanto a lui per insegnare o consigliare alcune tecniche del nostro mestiere. Il che mi rende ancora più orgogliosa in quanto si è fidato di me senza mai aver lavorato accanto a lui».
Durante il corso, racconta, Bonci le ha lasciato spazio e autonomia.
«Nei giorni del corso devo dire che mi ha sempre messo al centro e soprattutto sempre elogiato davanti ai ragazzi che frequentavano il corso. Mi ha lasciato piena autonomia nell’eseguire i vari tipi di impasto ovviamente seguendo la sua tecnica, ha lasciato fare a me le pizze mentre lui raccontava e spiegava le metodologie».
Un’esperienza che Chiara considera decisiva per il proprio percorso.
«In quei giorni ho imparato molto da lui, ogni parola e gesto sono oro e per me è stata un’esperienza fondamentale per migliorare semplicemente osservando lui, crescere e farmi conoscere nell’ambiente».
Il cooking show con Alessandro Ruver
Alla Pizza Convention, Chiara Petrucci ha partecipato anche a un cooking show insieme ad Alessandro Ruver, pizzaiolo che lei indica come uno dei nomi di riferimento della pizza in teglia contemporanea.
L’organizzazione li ha affiancati perché entrambi giovani, romani e legati a una visione precisa: custodire la tradizione, ma interpretarla con un linguaggio più moderno.
«Io e lui siamo stati messi insieme a fare la pizza in quanto secondo l’organizzazione eravamo due ragazzi giovani di Roma e entrambi continuavano a fare comunque la pizza tradizionale ma in chiave moderna senza sconvolgere troppo la cucina».
Il progetto gastronomico è nato proprio da questa idea. Raccontare Roma d’estate attraverso un gusto riconoscibile e familiare, ma lavorato con una costruzione più contemporanea.
Pollo e peperoni ai tre pomodori, Roma tra tradizione e innovazione

La pizza realizzata da Chiara Petrucci e Alessandro Ruver si chiamava pollo e peperoni ai tre pomodori. L’ispirazione è arrivata da una ricetta profondamente legata all’immaginario romano dell’estate.
«L’idea principale che ci è venuta per la realizzazione della pizza è stata di rappresentare Roma d’estate, in quanto il pollo con i peperoni per tradizione viene mangiato a Ferragosto».
La ricetta ha cercato di mantenere il legame con la tradizione, aggiungendo però una lettura più contemporanea.
La pizza prevedeva pomodoro in cottura, stracotto di pollo e peperoni, pomodoro fresco emulsionato alle erbe estive, brunoise di friggitelli, origano e basilico.
«Volevamo rappresentare Roma tra tradizione e innovazione, cosa che rappresenta sia la mia che la pizzeria di Alessandro Ruver».
Durante il cooking show, Chiara e Ruver sono stati intervistati dal giornalista Conte. Il confronto ha riguardato la loro storia professionale, la pizzeria di famiglia e il lavoro sulla pizza tradizionale in chiave moderna.
L’assaggio dei giornalisti e il riscontro del pubblico
Al termine del cooking show, la pizza è stata assaggiata da giornalisti e operatori del settore presenti alla giornata, tra cui rappresentanti di realtà come Gambero Rosso e 50 Top Pizza, oltre al pubblico dell’evento.
La risposta è stata positiva.
«Dopo l’assaggio tutti si sono complimentati, la pizza è piaciuta molto sia per la cottura, l’esplosione di sapori e la delicatezza».
Per Chiara, l’aspetto più importante dell’esperienza non riguarda soltanto il riscontro sul prodotto. La Pizza Convention è stata anche un’occasione per confrontarsi con professionisti, costruire relazioni e sentirsi parte di un ambiente più ampio.
«Sono contenta di aver fatto questo tipo di esperienza, perché ho avuto la possibilità di poter cucinare accanto a Alessandro Ruver che stimo molto come pizzaiolo e come persona».
Poi aggiunge:
«Durante questi eventi si conoscono sempre delle persone che ne sanno più di te, si fa amicizia e tanti sono molto umani e quindi si crea un rapporto per il quale si possono scambiare delle idee anche per il futuro».
Gli obiettivi della Pizzeria Giuseppucci
Dopo la partecipazione alla Pizza Convention, la prospettiva di Chiara Petrucci e della Pizzeria Giuseppucci guarda a nuove occasioni di crescita.
L’obiettivo è partecipare sempre di più a iniziative esterne, uscire dalla routine quotidiana e portare il prodotto della pizzeria in contesti diversi.
«Gli obiettivi sono quelli di partecipare sempre di più a questo tipo di iniziative perché è bello condividere queste esperienze con colleghi di un certo livello».
La pizzeria sta già prendendo parte a diversi eventi in giro per Roma. Per Chiara, questa strada rappresenta una forma di crescita professionale e anche un modo per raccontare l’identità della propria attività.
«Con la pizzeria stiamo partecipando a molti eventi in giro per Roma e questo ci appaga molto anche per uscire dalla solita routine».
Tra i progetti futuri c’è anche il desiderio di portare la pizza della famiglia Giuseppucci oltre i confini abituali.
«Sarebbe bello poter portare il nostro prodotto in giro per l’Italia organizzando eventi stagionali, pop up o cucinare per eventi privati».
Infine, un obiettivo più ambizioso: entrare nelle guide di settore.
«Stiamo lavorando per questo e come ultimo obiettivo sarebbe bello entrare a far parte di alcune guide importanti».
Da Fonte Nuova a Roma, una storia di famiglia e cambiamento
La storia di Chiara Petrucci racconta più piani. C’è la continuità familiare della Pizzeria Giuseppucci, fondata nel 1988 da Pierina Giuseppucci e Roberto Petrucci. C’è il lavoro quotidiano a Fonte Nuova, in una pizzeria dove la presenza femminile è già maggioritaria. C’è il confronto con professionisti come Gabriele Bonci e Alessandro Ruver. E c’è una giovane pizzaiola che prova a rappresentare una categoria ancora troppo piccola nei numeri.
La partecipazione alla Pizza Convention del 6 luglio 2026 alle Officine Farneto diventa quindi un passaggio importante. Non solo per il valore dell’evento, ma perché porta al centro una domanda che riguarda l’intero settore: quanto spazio c’è oggi per le donne nel mondo della pizza?
Chiara Petrucci risponde con la sua esperienza, con il lavoro al forno, con la fiducia conquistata dai clienti e con una frase che vale come sintesi del suo percorso: «Non esiste alcun ostacolo se non quello mentale».


