Coperta del partigiano Rossi: tracce legate a Monterotondo

Coperta del partigiano Rossi: tracce legate a Monterotondo

Un reperto che riporta a Monterotondo

Un frammento di storia torna alla luce sull’Appennino Modenese e riporta in primo piano il nome di Monterotondo. Una coperta di lana dell’esercito italiano, attribuita a Giovanni Rossi, primo comandante partigiano della provincia di Modena, è stata ritrovata a Spervara di Frassinoro a 81 anni dall’omicidio. A consegnarla al Resto del Carlino è stato il componente di una famiglia locale che ha chiesto di rimanere anonimo. I suoi parenti vivevano proprio nella zona di Monterotondo, dove Rossi fu assassinato nel febbraio del 1944. La fonte ha dichiarato di voler cedere il reperto a un museo, offrendo anche la disponibilità a raccontare quanto appreso dai familiari che vissero la Seconda guerra mondiale.

La coperta e i segni della morte

Secondo quanto riportato, la coperta fu recuperata dagli abitanti di Monterotondo dopo l’uccisione del comandante partigiano. Nel tempo venne ricucita, ma oggi restano visibili circa 30 rammendi, che corrisponderebbero ai fori dei proiettili. Rossi, 31 anni, di Sassuolo, sarebbe stato ucciso nel sonno il 28 febbraio 1944 da emissari del Pci dopo aver rifiutato di cedere il comando della sua banda a un commissario politico. Il reperto diventa così testimonianza materiale di un assassinio interno alla Resistenza, che intreccia il contesto dell’Appennino modenese con quello di Monterotondo.

Una storia ancora da restituire alla memoria

Il caso di Rossi è già noto agli studiosi e compare negli scritti del giornalista Giampaolo Pansa, che in alcune sue opere ha ricostruito vicende controverse della Resistenza. Il ritrovamento della coperta apre ora una possibile strada verso la musealizzazione dell’oggetto, con un legame diretto tra la vicenda del partigiano e il territorio di Monterotondo, dove la coperta venne conservata. L’eventuale donazione al museo della Resistenza di Montefiorino permetterebbe di trasformare un oggetto rimasto per decenni in una casa privata in memoria pubblica, ponendo nuovamente al centro la complessità della storia partigiana.

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