Cronaca Bianca: il futuro digitale comincia dalla curiosità dei ragazzi

Cronaca Bianca: il futuro digitale comincia dalla curiosità dei ragazzi

Ci sono momenti in cui mi fermo a pensare a quanto velocemente stia cambiando il mondo e a quanto sia difficile, soprattutto per noi adulti, immaginare quello che aspetta i nostri figli. La tecnologia è ormai presente in ogni aspetto della nostra vita e i ragazzi sembrano muoversi tra smartphone, videogiochi e applicazioni con una naturalezza che spesso ci sorprende. Eppure, dietro questa apparente familiarità, si nasconde una domanda che considero fondamentale: i nostri ragazzi stanno davvero imparando a conoscere la tecnologia oppure stanno soltanto imparando a utilizzarla?

È una domanda che mi accompagna da tempo e che ha contribuito a dare forma a una nuova iniziativa di IKIGAI, la nostra realtà dedicata alla formazione. Si chiama Futuri Digitali ed è un progetto rivolto a ragazze e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, nato dalla convinzione che il futuro non debba essere qualcosa da aspettare passivamente, ma una possibilità da costruire attraverso la conoscenza, la creatività e la fiducia nelle proprie capacità.

Ho voluto raccontarlo nella mia Cronaca Bianca perché credo che investire sull’educazione dei più giovani sia uno dei modi più concreti per prendersi cura della comunità in cui viviamo.

Dalla tecnologia che consumiamo a quella che possiamo creare

Quando osserviamo un ragazzo alle prese con un videogioco, siamo spesso portati a pensare al tempo che trascorre davanti a uno schermo. È una preoccupazione comprensibile, soprattutto per chi, come me, è convinto che le relazioni, lo sport e le esperienze vissute insieme agli altri siano indispensabili per crescere. Ma penso anche che non possiamo limitarci a considerare la tecnologia come qualcosa da cui difendere i nostri figli.

Dovremmo piuttosto chiederci come aiutarli a comprenderla, a utilizzarla consapevolmente e, soprattutto, a scoprire che dietro quello schermo esiste un mondo di possibilità che possono imparare a governare.

È proprio da questa riflessione che nasce Futuri Digitali, un laboratorio di coding e robotica che permette ai ragazzi di avvicinarsi alla programmazione attraverso strumenti come Minecraft Education, Scratch e Arduino.

Con Minecraft, un ambiente che molti conoscono già come videogioco, è possibile esplorare la costruzione di mondi digitali attraverso attività educative. Con Scratch si impara a programmare utilizzando blocchi colorati che permettono di dare istruzioni, costruire sequenze e realizzare piccoli progetti. Con Arduino, invece, si entra nel mondo dei circuiti e dei sensori, scoprendo come un comando possa trasformarsi in un’azione concreta.

Ma ciò che mi interessa maggiormente non è il nome degli strumenti utilizzati. È quello che accade quando un ragazzo comprende che può passare dall’essere spettatore a diventare protagonista, quando scopre che un’idea può essere sviluppata, corretta, migliorata e trasformata in qualcosa che funziona davvero.

Il valore di imparare a sbagliare

C’è un aspetto della programmazione che considero particolarmente educativo e che, forse, non viene raccontato abbastanza: per arrivare a un risultato bisogna imparare a confrontarsi con gli errori.

Quando un programma non funziona, quando un comando non produce il risultato desiderato o quando un circuito non risponde come dovrebbe, non significa necessariamente che abbiamo fallito. Significa che dobbiamo fermarci, capire cosa non ha funzionato e cercare una soluzione diversa.

È un esercizio che va ben oltre il computer, perché insegna qualcosa che servirà ai ragazzi in qualsiasi percorso sceglieranno di intraprendere. Nella vita non tutto riesce al primo tentativo e non sempre esiste qualcuno pronto a indicarci la strada giusta. Imparare a ragionare, a non scoraggiarsi davanti a una difficoltà e a cercare nuove possibilità è una competenza preziosa, forse ancora più importante della conoscenza di un linguaggio informatico.

Per questo mi piace pensare che, attraverso un’attività apparentemente semplice, un ragazzo possa allenare la pazienza, la logica, la creatività e la capacità di affrontare un problema senza considerarlo immediatamente un ostacolo insuperabile.

È anche questo, per me, il significato della formazione: non limitarsi a trasmettere conoscenze, ma contribuire a costruire persone più consapevoli delle proprie possibilità.

La curiosità non deve essere un privilegio

Un altro elemento al quale tengo particolarmente riguarda la possibilità di partecipare. Troppo spesso, quando parliamo di innovazione e competenze digitali, rischiamo di dimenticare che non tutti i ragazzi partono dalle stesse condizioni.

C’è chi ha un computer personale, chi può sperimentare liberamente a casa e chi, invece, non dispone degli stessi strumenti. Ci sono ragazzi che hanno già avuto occasione di avvicinarsi alla programmazione e altri che non hanno mai scritto una riga di codice, ma che potrebbero scoprire una passione straordinaria se qualcuno offrisse loro la possibilità di provarci.

Per questo abbiamo pensato Futuri Digitali come un’esperienza accessibile anche a chi parte completamente da zero. Non sono richieste competenze pregresse, le attività vengono adattate alle diverse fasce d’età e i dispositivi necessari sono messi a disposizione durante i laboratori.

L’unico requisito è la curiosità.

È una scelta che considero importante, perché sono convinto che il talento non si distribuisca in base alle possibilità economiche delle famiglie e che il compito di chi si occupa di formazione sia anche quello di creare occasioni nelle quali ciascuno possa mettersi alla prova.

Non sappiamo quali passioni possano nascere da un primo incontro con la robotica o da un semplice esercizio di programmazione. Ma sappiamo che, senza la possibilità di sperimentare, alcune di quelle passioni potrebbero non essere mai scoperte.

IKIGAI e la responsabilità di investire sulle nuove generazioni

Con IKIGAI lavoriamo per offrire opportunità di formazione, sviluppare competenze e accompagnare le persone nei loro percorsi di crescita personale e professionale. È un impegno che guarda al mondo del lavoro, ma che con Futuri Digitali abbiamo scelto di rivolgere anche a chi quel mondo lo incontrerà tra molti anni.

La prima esperienza del corso “Architetti di mondi e circuiti” ha già preso il via, dando concretezza a un progetto nel quale crediamo molto. È un passaggio che considero significativo perché dietro l’avvio di un’attività formativa non ci sono soltanto programmi, attrezzature e organizzazione, ma anche il lavoro delle persone che contribuiscono a trasformare un’idea in un’occasione educativa.

Penso ai formatori, alla loro capacità di rendere comprensibili argomenti che potrebbero sembrare complicati, alla pazienza necessaria per accompagnare ragazzi con età, esperienze e tempi di apprendimento differenti. Penso soprattutto alla responsabilità che abbiamo quando un genitore decide di affidarci una parte del percorso di crescita del proprio figlio.

Per me fare impresa significa anche questo: costruire realtà capaci di generare valore per le persone e per il territorio, senza misurare ogni risultato soltanto attraverso i numeri. Se un ragazzo scopre di essere capace di realizzare qualcosa che prima riteneva impossibile, abbiamo già contribuito a creare un’opportunità importante.

E se quella scoperta alimenterà il desiderio di continuare a imparare, avremo fatto qualcosa che potrà accompagnarlo molto più a lungo della durata di un corso.

Un invito a scoprire il futuro, insieme

Il prossimo 24 ottobre, dalle 14 alle 18, nella sede IKIGAI di via 2 Giugno snc a Monterotondo, abbiamo organizzato un Open Day gratuito, con prenotazione, per permettere ai ragazzi e alle loro famiglie di conoscere da vicino Futuri Digitali e sperimentare alcune delle attività proposte attraverso Minecraft Education, Scratch e Arduino.

Mi piacerebbe che questo appuntamento fosse vissuto non soltanto come la presentazione di un percorso formativo, ma come un’occasione per avvicinare genitori e figli a un modo diverso di guardare alla tecnologia.

Perché credo che una delle responsabilità più importanti degli adulti sia quella di non avere paura del futuro che attende i ragazzi, ma di aiutarli a prepararsi ad affrontarlo, offrendo loro strumenti, opportunità e fiducia.

Non possiamo sapere quali professioni esisteranno tra vent’anni, quali tecnologie entreranno nelle nostre case o quali cambiamenti attraverseranno la società. Possiamo però fare qualcosa di molto concreto già oggi: insegnare ai più giovani a essere curiosi, a ragionare con la propria testa, a collaborare e a non rinunciare alle proprie idee davanti alla prima difficoltà.

È questo il senso che attribuisco a Futuri Digitali ed è anche il motivo per cui ho scelto di raccontarlo attraverso la Cronaca Bianca.

Perché dietro un computer, un circuito elettronico o un piccolo programma che finalmente funziona, può esserci molto più di un esercizio riuscito. Può esserci un ragazzo che scopre una capacità che non conosceva, una ragazza che trova il coraggio di mettersi alla prova o semplicemente un giovane che comincia a guardare il proprio futuro con maggiore fiducia.

E quando riusciamo ad accendere questa fiducia, credo che stiamo facendo qualcosa di importante non soltanto per loro, ma per tutta la nostra comunità.

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