
Gioco di prestigio di Luca Ricci: una scrittura ruvida e poetica
Ho letto questo libro incuriosito da una trama che sembrava interessante. Luca Ricci, autore di “Gioco di prestigio”, mi ha colpito per la sua scrittura ruvida e cruda che ha però allo stesso tempo uno slancio poetico e filosofico che non mi aspettavo; uno stile letterario originale che mi ha spinto a leggere questo romanzo dalla trama semplice, essenziale.
Un poeta senza nome nella Roma estiva
Un libro dialogato, dove il protagonista, che non ha un nome, è un cinquantenne disperato che vaga dalle parti di Castel Sant’Angelo, in una Roma avvolta dal calore estivo. Non lavora, è rassegnato alla vita, semplicemente trascorre il suo tempo senza una meta e un obiettivo. Si definisce poeta, non perché abbia scritto poesie, perché secondo lui non occorre scriverle, ma sentirle.
La poesia “è l’unica forma a cui non interessa l’indagine sulla realtà. Il poeta, a differenza degli altri scrittori, prima della realtà vede la sua immaginazione”.
L’incontro con “la tizia” e il dialogo tra due solitudini
Quest’uomo incontra “la tizia”, una ragazza anche lei senza un nome, sfiduciata e in lotta contro il sistema. Tra i due inizia un fitto dialogo dove vengono omessi i loro nomi e il loro passato, anche se inevitabilmente qualcosa uscirà nel corso della frequentazione. Tra i due c’è un dialogo intenso, fitto, profondo, fatto di domande e di provocazioni. Decidono di condividere un pezzo della loro esistenza dormendo sulle panchine, improvvisando tra una bottiglia e l’altra. L’uomo non scrive poesie ma si dichiara poeta, non sa chiedere l’elemosina ma vorrebbe fare il mendicante.
Il passato del protagonista e il rapporto con l’alcol
Continui flashback tra presente e passato fanno scoprire qualcosa del protagonista maschile che ha frequentato la facoltà di Lettere a Pisa, ha fatto piccoli lavori che non ha saputo mantenere, ha rotto con la sorella che lo definisce “Ciuccia Nuvole”; un girovago della vita, che di fatto non conclude nulla. Purtroppo è un alcolizzato che ha scelto la bottiglia come strumento di autodistruzione; l’autore ha insistito molto su questo aspetto che reputo eccessivo, a tratti fastidioso. Ma un poeta non può convivere con la bottiglia “che è nemica della poesia, sono una il veleno dell’altra. La bottiglia è il veleno della precisione, la poesia è il veleno della fumisteria”.
La marginalità e il significato di toccare il fondo
Tra l’uomo e la tizia sembra una gara a toccare il fondo, tra fiumi di alcol e frequentazioni di una comunità di sbandati che vive ai margini del Tevere. È toccando il fondo che si comprende il senso dell’umano. O almeno questo è l’intento dei protagonisti e il messaggio che l’autore del libro vuole dare al lettore.
Nel romanzo si alternano figure bizzarre, alcune strampalate, altre anche comiche, un’umanità variegata, ognuna con una propria visione del mondo e una storia da raccontare, una visione della vita da offrire. Ne è dimostrazione un incontro avvenuto con uno sbandato in preda al pianto: “Un tale mi si piazzò davanti e cominciò a piangere a dirotto. «Perché piangi?» gli domandai. «Quelli che piangono per un motivo non sanno cos’è la disperazione».”
La frequentazione dei due protagonisti terminerà con un finale che francamente non mi ha appassionato.
Il significato del titolo e il riferimento a Lou Reed
Il titolo “Gioco di prestigio” si rifà a una canzone di Lou Reed che parla “di come sarebbe bello svanire all’improvviso, con un gioco di prestigio”. È questo l’intento dei protagonisti: svanire da un’umanità che non vogliono accettare, da una società dalla quale vogliono uscire rifiutando il capitalismo, i luoghi comuni e i valori di una società.
Un romanzo intenso che invita alla riflessione
“Gioco di prestigio” mi è piaciuto per la sua insolita scrittura; abituato a libri con un linguaggio più dolce mi sono trovato davanti a un testo ruvido quanto intenso, capace di sorprendermi. Ma è stato anche un libro che in più di un passaggio ha stimolato una riflessione.


