Nel Lazio nascite in calo e fecondità sotto la media nazionale
Nel Lazio nel 2025 le nascite sono diminuite del 9,4% e la fecondità si attesta a 1,01 figli per donna. I dati sono stati resi noti dall’Osservatorio Vita e Natalità, che ha analizzato l’andamento demografico regionale e provinciale, confermando la natura strutturale della crisi demografica.
Secondo l’analisi, anche a livello nazionale si registra una riduzione della fecondità. L’Istat segnala infatti un valore medio pari a 1,14 figli per donna, accompagnato da un saldo naturale negativo.
Dati provinciali e difficoltà diffuse su tutto il territorio
L’analisi dell’Osservatorio Vita e Natalità evidenzia una situazione critica anche nelle province del Lazio. Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili riferiti al 2024, la fecondità risulta pari a 1,12 a Roma, 1,13 a Latina, 1,10 a Frosinone, 1,11 a Rieti e 1,00 a Viterbo.
La professoressa Filomena Maggino, docente di Statistica alla Sapienza Università di Roma e consigliere dell’Osservatorio Vita e Natalità, ha commentato i dati sottolineando il carattere strutturale della crisi. «I dati Istat sul calo delle nascite nel 2025 confermano che anche nel Lazio la crisi demografica è ormai strutturale e non può essere affrontata con bonus o misure assistenziali temporanee», ha affermato.
Il peso del costo della vita e delle difficoltà economiche
Secondo quanto spiegato dalla professoressa Filomena Maggino, la difficoltà a costruire nuovi percorsi familiari riguarda l’intero territorio regionale. Il fenomeno interessa sia le aree interne sia la capitale, dove il costo degli affitti e della vita incide sulle scelte dei giovani.
«Nel Lazio, secondo i dati provvisori Istat, nei primi sette mesi del 2025 le nascite sono diminuite del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, con un numero medio di figli per donna stimato a 1,01, sotto la media nazionale», ha spiegato Maggino.
La docente ha inoltre evidenziato che il calo delle nascite rappresenta un fenomeno con rilevanti implicazioni sociali ed economiche per l’intero Paese, confermando la necessità di interventi strutturali e di lungo periodo.
La proposta di un Patto regionale per i giovani e la famiglia
Nel commentare i dati, la professoressa Filomena Maggino ha indicato la necessità di politiche orientate all’autonomia dei giovani e al sostegno alla formazione di nuovi nuclei familiari. L’obiettivo è favorire condizioni che rendano possibile la scelta di avere figli.
«Non servono sussidi alle famiglie, ma condizioni reali perché i giovani possano costruire una famiglia», ha dichiarato Maggino, evidenziando come lavoro precario, costo elevato degli affitti e difficoltà di accesso ai servizi territoriali rendano la genitorialità una scelta sempre più complessa.
«Per questo proponiamo un Patto regionale per i giovani che vogliono fare famiglia, che metta al centro l’autonomia: politiche per l’accesso alla casa, percorsi di lavoro stabile e una rete territoriale di servizi che accompagni i giovani nella costruzione della vita familiare», ha aggiunto.
Infine, la docente ha ribadito la necessità di un cambiamento di prospettiva nelle politiche pubbliche. «La natalità cresce dove i giovani possono programmare la propria vita. Se una coppia sa di poter lavorare, vivere in modo autonomo e costruire un futuro, la scelta di avere figli diventa possibile», ha concluso.


