
Lorenzo Marone è una garanzia per i libri che sa offrire al suo affezionato pubblico e anche stavolta con “Ti telefono stasera” i suoi lettori non saranno rimasti delusi. Finalmente un libro che tocca il tema della paternità! Dico “finalmente” perché generalmente è difficile trovare libri che possano offrire un punto di vista educativo diverso rispetto a quello materno; forse perché le donne leggono più degli uomini, forse perché in fondo i padri sono sempre stati i grandi assenti – soprattutto in passato – in campo educativo.
Il protagonista di questo libro è Giò Coppola, un papà cinquantenne, personaggio televisivo che conduce le previsioni del tempo, le cui relazioni d’amore finiscono sempre quando le partner formulano la fatidica frase “vorrei un figlio”. Si ritrova a dover iniziare a fare il padre quando l’ex moglie, costretta a partire per lavoro per diverse settimane, gli lascia Duccio, il figlio di otto anni. Ma Giò non ha mai fatto il padre, non sa da dove iniziare, non conosce di fatto il mondo del figlio, tantomeno quello dei bambini.
Giò dovrà imparare a fare il padre non senza difficoltà, cercando di colmare una distanza perché per sua stessa ammissione “c’è una distanza sottile tra noi, fatta di tempo e linguaggi, ma che provo a colmare ogni giorno”; tuttavia l’incanto di avere accanto a sé Duccio – un bambino davvero speciale – gli farà cambiare prospettiva e stile di vita. Dovrà calarsi nel ruolo paterno aprendosi alla meraviglia e allo stupore: “Sapevo che amare significava donarsi, ma nessuno mi aveva detto che avrei dovuto anche imparare Minecraft”.
Giò Coppola, nel prosieguo della storia, crescerà come padre e come uomo; saranno le inevitabili domande di Duccio – a cui cerca di procrastinare sempre la risposta – a metterlo alle corde. Attraverso le domande si cercano le risposte, innanzitutto per se stessi.
La storia di Giò padre si intreccia anche con quella di Giò figlio, trascurato nell’infanzia da un padre taciturno di poche (ma significative) parole e da una madre che ha dovuto sopperire come poteva alla trascuratezza affettiva. Il libro rispecchia molto l’emergenza educativa del tempo odierno.
“L’amore mancato dei genitori non si recupera mai. […] Affetto e attenzioni non si danno ai figli perché sono bravi e obbedienti, ma per amore, per farli sentire importanti, per dare valore alle loro idee, permettendogli di esprimerle. La maggior parte dei genitori non fa questo, non capisce questo. La maggior parte dei genitori è cieca”.
Nel libro compaiono anche dei personaggi molto divertenti e ben sceneggiati, come nello stile di Lorenzo Marone: la sorella minore Lulù, delusa dall’amore, che vive con la sua gatta Mafalda che guarda solo talent show, e Paco Meraviglia, personaggio strampalato e simpatico che allieta – con meraviglia – le giornate di Giò e di chi gli sta accanto.
Il libro si conclude con le “previsioni affettive” di Giò rivolte al figlio Duccio che meritano un’attenzione speciale per dolcezza e intensità.
Ne esce un libro gradevolissimo, leggero, ironico ma anche capace di far riflettere. Lo consiglio soprattutto ai padri, ne usciranno rinforzati nell’autostima perché “anche noi padri facciamo cose straordinarie”.
Chi è Andrea Gironda?
Andrea Gironda nato a Roma nel 1974, vive a Monterotondo. Dal 1999 è un insegnante di scuola primaria e scrittore. Ha pubblicato nel 2017 il libro “Anche i pidocchi vanno in Paradiso” (TS Edizioni) con la prefazione di Susanna Tamaro, libro tradotto anche in francese e portoghese.
Nel 2020 pubblica “Chiedetelo ai vostri bambini” (Ancora Edizioni) e nel 2024 “Genitori rilassati cercasi” (TS Edizioni).
Ha curato una rubrica per il sito BibbiaGiovane dedicato al mondo della scuola e dal 2005 cura il suo sito www.andreagironda.it “perché la vita merita di essere raccontata” offrendo spunti di riflessione su tematiche pedagogiche, di attualità e di vita, oltre a del materiale didattico.


