“San Giorgio in Alga a Mentana”
Da un articolo di Roberto Tomassini
Passeggiando oggi lungo via San Giorgio, tra via Amendola e via Monterotondo, è difficile immaginare che proprio in quest’area, fuori dalle mura del Castello di Mentana, sorgesse uno dei più importanti complessi monastici del territorio: il convento e la grangia di San Giorgio in Alga. Di quell’antica presenza, attiva a partire dai primi anni del Cinquecento, restano ormai solo il nome di una strada e pochi frammenti inglobati nelle costruzioni moderne.
Il complesso monastico era collocato di fronte all’attuale edificio della scuola elementare e comprendeva, oltre al convento, una grangia, un granaio di grandi dimensioni e il Casale di Salincerqua, noto alla tradizione locale come “lu Casale dell’Abbade”. La grangia rappresentava un’articolata struttura economica e produttiva di origine monastica, destinata alla gestione dei beni agricoli e al lavoro manuale dei monaci, affiancati da contadini, salariati e artigiani. Nel tempo, queste realtà diedero origine a veri e propri nuclei rurali.
Già intorno al 1485, i Canonici Regolari di San Salvatore in Lauro, appartenenti all’ordine di San Giorgio in Alga, possedevano beni nel territorio di Mentana.
Tuttavia, il convento di San Giorgio venne edificato solo intorno al 1506, dopo la definitiva rovina della chiesa di Santa Maria dell’Arco, situata all’interno del castello di Monte Gentile. I monaci gestivano vasti possedimenti fondiari, frutto di donazioni e acquisizioni, che garantivano il sostentamento del monastero.
All’interno del borgo di Mentana, i canonici disponevano anche di una casa contigua all’arco d’ingresso, riconoscibile ancora oggi per una finestra marmorea guelfa crociata del XVI secolo e per l’architrave della porta recante l’iscrizione “S. Salvatore [in Lauro]”. A questa presenza monastica è probabilmente collegata anche una statua di San Giorgio, ricordata da diversi autori del passato e descritta nel 1867 come un grande altorilievo marmoreo collocato in piazza San Nicola.
La chiesa rurale di San Giorgio a Mentana
Le visite pastorali tra il XVII e il XVIII secolo restituiscono l’immagine di una chiesa rurale attiva, dotata di altari, arredi liturgici, un’immagine lignea di San Giorgio, pavimento in cotto e due campane. Accanto alla chiesa si trovava una domus, inizialmente abitata dai canonici e successivamente dai custodi e lavoranti. La documentazione del 1664, relativa alla vendita dei beni al principe Borghese, descrive una casa grande con chiesa contigua, una vigna, un orto e terreni recintati da muri e siepi.
Negli anni successivi, la chiesa scompare progressivamente dalle fonti, mentre il complesso assume sempre più una funzione agricola e produttiva.
Gli inventari parlano di cortili, stalle, stanze, granai e magazzini, ma non menzionano più l’edificio sacro. Dopo la soppressione dei Canonici Regolari nel 1669, il complesso fu acquistato dal principe Giovanni Battista Borghese, che lo trasformò in granaio e magazzino legato alle attività del forno. Nel 1875 l’edificio passò infine in mano a privati.
Mappa del Peperelli
La mappa del territorio di Mentana realizzata dall’architetto Francesco Peperelli intorno al 1618 mostra il complesso orientato verso est, organizzato attorno a un cortile centrale, con edifici perimetrali e una torre campanaria emergente dal tetto a doppio spiovente. Una testimonianza preziosa di una Mentana oggi scomparsa, ma ancora leggibile attraverso i documenti e la memoria storica.
Fonte:
Articolo di Roberto Tomassini, Mentana sparita: San Giorgio in Alga, IlTerritorio.net


