
Monterotondo si prepara a vivere uno degli appuntamenti religiosi e identitari più sentiti dalla comunità: la festa di Sant’Antonio Abate, in programma dal 10 al 19 gennaio 2026. Dieci giorni di celebrazioni che intrecciano fede, tradizione popolare e partecipazione collettiva, con momenti liturgici, processioni, la storica cavalcata e iniziative che coinvolgeranno l’intera città.
Ad aprire il calendario sarà, sabato 10 gennaio, la conferenza “La fede si fa festa”, in programma alle ore 17.30 nella chiesa di Santa Maria Maddalena, al termine della Santa Messa. L’incontro sarà curato da Antonella Avagnano e Pierluigi Millozzi, offrendo una riflessione sul significato spirituale e comunitario della ricorrenza.
Il triduo di preparazione e le celebrazioni religiose
Dal 14 al 16 gennaio si terrà il triduo di preparazione alla festa, con tre Sante Messe alle ore 17.00, ciascuna presieduta da un parroco del territorio. Mercoledì 14 gennaio la celebrazione sarà officiata da don Sergio Grisolia, parroco di Santa Maria delle Grazie; giovedì 15 gennaio sarà la volta di don Paolo Piccioni, parroco di Gesù Operaio; mentre venerdì 16 gennaio la Santa Messa sarà presieduta da don Deolito Espinosa, parroco di San Michele Arcangelo.
Il cuore delle celebrazioni sarà sabato 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate. Nel pomeriggio, alle ore 16.40, partirà la processione dalla casa di Antonio Vicari in via Ticino verso il Duomo, dove alle ore 17.00 sarà celebrata la Santa Messa solenne, presieduta dal Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto, mons. Ernesto Mandara. A seguire, alle ore 18.00, la processione farà ritorno verso la casa Vicari, attraversando il centro cittadino.
Sant’Antonio Abate: la giornata più attesa
La giornata di domenica 18 gennaio rappresenta il momento più partecipato e simbolico della festa. All’alba, il suono dei Sacri Bronzi annuncerà l’inizio delle celebrazioni. Alle ore 10.00 la Sacra Immagine del Santo, portata a cavallo dalla casa di Antonio Vicari, raggiungerà il Duomo, dove alle ore 10.30 sarà celebrata la Santa Messa solenne, presieduta dal Cardinale Giovanni Battista Re, titolare di Sabina e Poggio Mirteto.
Alle ore 11.30 si svolgerà la tradizionale benedizione degli animali, seguita dalla cavalcata, momento fortemente identitario per la città, con la partecipazione di un drappello del IV Reggimento Carabinieri a Cavallo e dei mezzi e cavalli del C.R.E.A. CPM di Tor Mancina. Il lungo percorso attraverserà diversi quartieri, toccando luoghi simbolici e prevedendo benedizioni e momenti di raccoglimento, tra cui l’onore ai defunti presso il cimitero.
Nel pomeriggio, alle ore 16.40, si terrà una nuova processione dalla casa Vicari al Duomo. Alle ore 17.00, la Messa vespertina, presieduta da don Tonino Falcioni, parroco del Duomo, sarà accompagnata dalla consegna della Sacra Immagine al Nuovo Signore, Paolo Santucci, che la custodirà fino a gennaio 2027. A seguire, in piazza Giovanni Paolo II, è previsto uno spettacolo pirotecnico, condizioni meteo permettendo.
La giornata si concluderà alle ore 18.30 con la suggestiva torciata, che accompagnerà la Sacra Immagine nella casa del Nuovo Signore, in via Panaro, dove resterà esposta alla venerazione dei fedeli fino al 25 gennaio.
La chiusura della festa e il ringraziamento alla comunità
Le celebrazioni di Sant’Antonio Abate si concluderanno lunedì 19 gennaio con la Santa Messa in suffragio dei confratelli della Pia Unione, in programma alle ore 10.30 nel Duomo, presieduta da mons. Lino Fumagalli, vescovo emerito di Viterbo ed ex vescovo di Sabina. Al termine della funzione sarà distribuito il pane benedetto (anche senza glutine), secondo una consuetudine profondamente radicata nella tradizione locale. Per l’occasione il Duomo sarà riccamente addobbato, mentre via Cavour sarà illuminata, contribuendo a creare un’atmosfera solenne e partecipata anche nell’ultimo giorno di festa.
La riuscita dell’intero programma è resa possibile dalla collaborazione tra la Pia Unione, l’Amministrazione comunale, le forze dell’ordine, le associazioni di volontariato, la Banda Musicale Eretina e numerose altre realtà del territorio. Un lavoro corale che testimonia come la festa di Sant’Antonio Abate non sia soltanto un appuntamento religioso, ma un patrimonio condiviso, capace di rinnovarsi ogni anno grazie all’impegno collettivo e al forte senso di appartenenza della comunità eretina, che attraverso questi riti continua a riconoscersi nella propria storia e nelle proprie tradizioni.


