
Ultimo – il concerto che diventa storia
Ci sono concerti che si guardano. E poi ci sono concerti che si vivono.
Io, questa volta, ho scelto di non andare. Avevo i biglietti, ma non me la sono sentita. E forse proprio per questo, quando ho avuto la possibilità di vedere questo concerto al cinema, avevo una curiosità ancora più grande: volevo capire cosa avrei provato guardandolo da una sala cinematografica, sapendo che avrei potuto essere lì.
La risposta è semplice: mi sono sentita lì.
Ho cantato, mi sono emozionata e, a un certo punto, insieme a tutte le persone presenti in sala, siamo scesi in fondo per cantare a squarciagola le sue canzoni. Per qualche ora il cinema ha smesso di essere un cinema ed è diventato uno stadio. E credo che sia proprio questo il più grande complimento che si possa fare a un film concerto.
Da 700 persone a 250.000
Il film comincia con un’immagine che, alla fine della visione, assume un significato ancora più grande.
Dieci anni fa Ultimo faceva una diretta sui suoi canali social e chiedeva ai suoi follower quante persone sarebbero andate a un suo concerto. In quella diretta parlava a 700 persone circa.
Poi arriviamo ai giorni nostri.
250.000 persone hanno partecipato al suo concerto del 4 luglio a Tor Vergata.
E oltre un milione di persone hanno scelto di andare al cinema per vedere o rivedere quell’evento.
È difficile non rimanere a bocca aperta davanti a numeri del genere. Ma ancora più impressionante è vedere quelle 250.000 persone. Vederle cantare, abbracciarsi, piangere, vivere ogni canzone come se quelle parole fossero state scritte esattamente per loro.
Ed è proprio qui che il film diventa qualcosa di più di un semplice concerto registrato.
Non serve essere fan di Ultimo
Una delle cose che mi sento di dire è che questo film dovrebbe essere visto anche da chi non si considera un fan di Ultimo.
Io per prima non mi definirei una fan sfegatata. Conosco le sue canzoni, alcune le amo particolarmente, ma non sono certo una di quelle persone che conoscono ogni parola della sua discografia.
Eppure sono rimasta impressionata.
Non tanto soltanto dalla musica, ma da quello che questo ragazzo è riuscito a costruire.
Guardando quelle immagini, la domanda che mi sono fatta non è stata “quanto mi piace Ultimo?”, ma “come ha fatto ad arrivare così tanto al cuore di tutte queste persone?”
Perché è evidente che ci è riuscito.
Ha trovato una chiave. Una chiave che gli ha permesso di parlare a migliaia, centinaia di migliaia di persone contemporaneamente e, allo stesso tempo, di far sentire ognuna di loro raccontata.
La cosa più bella sono le persone
Forse la parte che mi ha emozionata di più non è stata nemmeno quella sul palco.
Sono state le persone.
Le facce del pubblico. Le lacrime. Le persone che cantano con gli occhi chiusi. Quelle che si abbracciano. Quelle che conoscono ogni parola. Quelle che, per una sera, hanno trovato nella musica un posto sicuro in cui stare.
E mentre guardavo tutto questo mi sono resa conto che il vero protagonista del film non è soltanto Ultimo.
È il rapporto che è riuscito a creare con il suo pubblico.
Un rapporto che va oltre la semplice musica.
La forza di credere nei propri sogni
C’è poi un altro motivo per cui questo film mi ha lasciato qualcosa.
La storia raccontata attraverso quelle immagini parla di sogni.
Di quelli che all’inizio sembrano troppo grandi. Di quelli che magari racconti agli altri e ti guardano come se stessi esagerando. Di quelli che sembrano impossibili fino a quando, un giorno, diventano realtà.
Partire da una diretta davanti a poche centinaia di persone e arrivare a 250.000 persone non è soltanto una questione di numeri. È la dimostrazione di cosa può succedere quando qualcuno crede davvero in quello che sta facendo e continua a farlo anche quando il risultato sembra ancora lontanissimo.
Ed è forse questo il messaggio più bello che mi sono portata a casa: le cose che oggi sembrano impossibili, qualche volta, diventano incredibilmente reali.
Serve talento, certo. Serve lavoro, sacrificio, costanza. Ma serve anche quella follia necessaria per continuare a credere in qualcosa quando ancora nessuno riesce a vederlo.
Il cinema diventa uno stadio
Guardarlo al cinema è stata un’esperienza completamente diversa da quella che avrei avuto davanti a uno schermo di casa.
La musica, le immagini, la dimensione dello spettacolo e soprattutto il pubblico presente in sala trasformano la proiezione in qualcosa di collettivo.
Non sei più semplicemente seduto a guardare un concerto.
Lo stai vivendo.
E quando parte una canzone che conosci, nessuno riesce più a stare zitto. Si canta. Si battono le mani. Ci si emoziona. E per qualche ora non importa più chi sia seduto accanto a te.
Siamo tutti lì per la stessa ragione.
Questo è un pezzo di storia della musica italiana
Non so se sia possibile raccontare in un altro modo quello che è successo.
250.000 persone a un concerto e oltre un milione di persone al cinema per assistere a quello stesso evento sono numeri che raccontano qualcosa che va oltre il successo di un artista.
Raccontano un fenomeno.
E credo che questo film rappresenti proprio questo: un pezzo di storia della musica italiana.
Non necessariamente perché Ultimo sia l’artista che deve piacere a tutti, ma perché quello che è riuscito a costruire è qualcosa che merita di essere osservato anche da chi la sua musica non la ascolta abitualmente.
Da vedere, anche se siete scettici
Il 30 settembre terminerà la programmazione cinematografica e, proprio per questo, spero davvero che il film possa arrivare presto sulle piattaforme digitali.
Perché vorrei che potesse vederlo anche chi oggi pensa: “Ultimo non mi piace, quindi non fa per me”.
Guardatelo.
Non necessariamente per diventare suoi fan.
Guardatelo per vedere cosa può succedere quando un ragazzo parte da un sogno e riesce a trasformarlo in qualcosa che appartiene a centinaia di migliaia di persone.
Io sono uscita dalla sala emozionata, con le canzoni ancora in testa e con una sensazione che non mi aspettavo: speranza.
La speranza che, quando crediamo davvero in qualcosa e siamo disposti a fare tutto quello che serve per raggiungerla, anche ciò che oggi sembra impossibile possa, un giorno, diventare realtà.
E forse è proprio questo il regalo più bello che Ultimo ci lascia con questo film.
Non soltanto un concerto.
La dimostrazione che i sogni, qualche volta, fanno davvero rumore.
Grazie Nic.


