Vinta Fiorenza a Mentana: la ricerca, il Parco pubblico, i progetti – Intervista a Matteo Alesiani

Oggi ho incontrato Matteo Alesiani, attuale vicesindaco del Comune di Mentana e Assessore ai Lavori Pubblici per un’occasione particolare: l’inaugurazione del Parco Vinta Fiorenza di Via Giolitti, avvenuta a novembre 2022.

Durante la cerimonia è stata scoperta la targa con il nome scelto per l’intitolazione, ed è stata anche occasione per presentare l’idea che ha animato questa nuova opera. Si tratta della storia di Vinta Fiorenza, le cui ricerche sono state condotte proprio da Alesiani, con l’aiuto di alcuni cittadini di Mentana.

Il nuovo Parco, oggi, si inserisce nell’idea della città moderna, è uno spazio urbano di inclusione e socialità caratterizzato da uno stile unico ed innovativo.

Parco Vinta Fiorenza a Mentana (RM)
Vinta Fiorenza – Sepoltura presso il Cimitero di Mentana (RM)

Buongiorno Matteo, grazie per aver accettato l’intervista. Vorrei chiederti come sia nata la ricerca per la scelta del nome del nuovo parco urbano di Mentana, dedicato a Vinta Fiorenza?

Buongiorno e grazie per avermi invitato. La ricerca è nata proprio in occasione della nascita del nuovo parco urbano di Mentana. Volevamo trovare un nome poco scontato dal punto di vista storico o che desse continuità agli esempi etici. Abbiamo iniziato a cercare idee e tra le cose emerse è che nella toponomastica della città mancano dei nomi femminili.

Come sei venuto a conoscenza della storia della ragazza che è stata uccisa in località Vigne Nuove?

Mi sono imbattuto in questa storia che avevo sentito circa nel 2015-2016; avevo sentito parlare di questa ragazza che era stata uccisa in località Vigne Nuove. Io abitavo lì vicino da ragazzino e mi ricordo che c’era una zona dove non si doveva oltrepassare perché c’erano delle leggi già imposte. Quando sono diventato Assessore ai Lavori Pubblici, ho iniziato a prendermi cura dei lavori del nuovo parco. È stato allora che ho pensato a questa storia e mi sono interessato ad approfondirla.

Cippo funerario con dedica a Vinta Fiorenza. Mentana (Vigne Nuove), Roma

Come hai svolto la ricerca?

Ho chiesto aiuto a mio padre e poi a Roberto Tomassini, persone che avevano un po’ più di esperienza e di contezza storica, anche di vicende molto locali e specifiche. Alla fine ho chiesto aiuto a Maurizio Brunacci, un amico più grande di me, che mi ha raccontato tutto ciò che sapeva su questa ragazza e mi ha dato dei dettagli. Ho poi deciso di approfondire la questione, andando all’Archivio di Stato di Via Galla Placidia, dove ho trovato l’articolo del giornale del Messaggero e l’interrogatorio fatto all’omicida.

Cosa hai scoperto sulla giovane donna?

Dalla storia che sembrava semplicemente quella di un ragazzo che aveva ucciso una ragazza, è emersa una storia molto più complessa, quella di un amore travagliato e una storia difficile da condividere per questi ragazzi e le loro famiglie, in particolare per lei. Lei era la figlia di un grande proprietario terriero, Pietro Fiorenza, uno dei pochi produttori veri in una cittadina molto piccola. Una storia travagliata anche perché in un paese così piccolo si sapeva tutto di tutti.

Quindi, grazie alla tua ricerca, la città di Mentana ha finalmente un parco dedicato alla memoria di Vinta Fiorenza. Qual è stata la reazione della comunità locale all’inaugurazione del parco?

Sì, il parco è stato inaugurato nel 2020 e la reazione della comunità locale è stata molto positiva. La gente è rimasta colpita dalla storia di Fiorenza e ha apprezzata l’idea di dedicare un parco alla sua memoria. Abbiamo ricevuto molti feedback positivi e il parco è diventato un luogo di ritrovo per la gente del quartiere e per coloro che vogliono godere di un po’ di tempo all’aria aperta. Inoltre, durante l’inaugurazione ho raccontato brevemente la storia di Vinta, e gli stessi Fiorenza, presenti all’evento, hanno confermato la mia versione dei fatti.

C’è qualche iniziativa o progetto futuro che il Comune di Mentana sta pianificando per onorare la memoria di Fiorenza o per promuovere il parco?

Sì, stiamo pianificando di organizzare alcuni eventi in futuro, come concerti e attività culturali, per rendere il parco un luogo ancora più vivace e accogliente per la comunità. Inoltre, si potrà pensare ad attività teatrali o affini per valorizzare le tematiche ruotanti intorno alla particolare storia, tematiche devo dire… del tutto attuali.

Grazie per le tue risposte e per averci raccontato questa storia toccante. È bello vedere come un parco possa diventare molto di più di un semplice spazio verde, ma possa anche diventare un luogo di memoria e di condivisione per una comunità.

Grazie a voi per avermi dato l’opportunità di raccontare questa storia e di far conoscere il nostro parco. Speriamo che possa diventare un simbolo della nostra città e un luogo in cui la gente possa incontrarsi e condividere momenti speciali insieme.

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Approfondimento

La storia di Vinta Fiorenza a Mentana, racconto di Matteo Alesiani

Vinta Fiorenza nasce il 17 gennaio del 1891 a Mentana. Viene al mondo in casa propria, come da consuetudine all’epoca, così come ci attesta l’atto di nascita presente in Comune, precisamente in Piazza San Nicola nel cuore del centro storico. La piccola è battezzata qualche giorno dopo, il 20 gennaio, col nome di Innocentia ma il nome con il quale verrà chiamata realmente, “Vinta”, è già riportato chiaramente anche nell’atto di battesimo emerso dall’archivio della Chiesa di San Nicola. Vinta è la prima di nove figli nati da Pietro Fiorenza e Genoveffa Leonori; il signor Pietro è un proprietario terriero, molto noto a Mentana e nei borghi limitrofi per essere un produttore di vino. La nostra storia, quindi, ha come scenario la nostra Mentana, una cittadina profondamente diversa e molto più contenuta rispetto a quella in cui oggi viviamo.

Un amore impossibile

Appena raggiunta la maggiore età Vinta si innamora di un suo coetaneo, Attilio Picucci. Mentanese anche lui, Attilio è un giovane di origini contadine, uno status sociale diverso quindi da quello della Famiglia Fiorenza. I genitori di Vinta, anche per questa ragione, non sono convinti di quella frequentazione che, vista la prossimità di un piccolo paese come Mentana, era già nota a tutti. Invitano quindi la ragazza a prendere le distanze da Attilio ma i due, non curanti dell’opinione dei familiari, continuano a frequentarsi. Siamo alla fine del 1910 ed Attilio, sopraggiunta la maggiore età, riceve la chiamata per la “coscrizione obbligatoria di classe”, ovvero il servizio militare obbligatorio per due anni.

La decisione

I giovani vivono momenti di sconforto: le famiglie sono contrarie al loro fidanzamento (in particolare il papà di lei) ed il servizio militare rischia di separarli per lungo tempo con il rischio di perdersi definitivamente di vista. Attilio, pronto a tutto, decide di presentarsi di fronte a Pietro Fiorenza per chiedere la mano della figlia, ma Pietro si oppone fermamente sostenendo che prima il ragazzo dovrà completare l’obbligo di leva e solo al suo ritorno, se Vinta ancora lo vorrà, potranno sposarsi. Un modo per prendere tempo sperando che Vinta si dimentichi di lui per dedicarsi ad un “partito” migliore? Una ferma convinzione dovuta alla diversa estrazione sociale? Per Vinta e Attilio la delusione è cocente e nulla vale il desiderio della giovane ragazza che in quel freddo gennaio del 1911 non ha ancora compiuto vent’anni. I due innamorati decidono allora di fuggire: Vinta passa di casa e senza indugiare prende con sé dei preziosi, qualche vestito, un cappottino e raggiunge Attilio che mette in tasca 60lire e porta con sé una rivoltella. Hanno deciso di andare a Roma, lontano dalle famiglie.

Il sogno infranto

È quasi sera ed i giovani prendono la strada verso la stazione con l’intento di salire sul primo treno utile per la capitale, ma proprio tra Mentana e Monterotondo i due sono intercettati dal cugino di Vinta. Quest’ultima, nel tentativo inutile di sfuggire allo sguardo del parente, si rifugia dietro un cespuglio, Attilio invece affronta il cugino di Vinta che lo aggredisce. Attilio non si lascia pregare e tira fuori la pistola; i momenti sono concitati, il cugino di Vinta disarmato decide di desistere, non prima però di aver promesso di tornare a cercarli. I giovani fremono dalla paura, i loro piani sono saltati, la fuga compromessa e probabilmente i familiari di Vinta sarebbero presto tornati sulle loro tracce.

Due cuori e una capanna

Cosa fare? Decidono di risalire la collina di Monte Pizzuto (in zona Via delle Vigne Nuove) per rifugiarsi in un fazzoletto di terra di proprietà di Vinta. Attilio prepara alla meglio una capannina di canne e frasche per ripararsi dal freddo, è il 13 gennaio ed il clima non è dei più accoglienti. Allarga quindi il suo capotto a terra e si stende con la sua amorosa. I due sono soli, non esattamente come avrebbero desiderato, ma finalmente lontani dall’incomprensione delle famiglie, certamente ancora impauriti ma con la voglia di stare insieme. Fanno l’amore e si stringono per farsi calore. Sono gli ultimi momenti di vita di Vinta Fiorenza che di lì a poco morirà con due colpi al cuore.

Cinque colpi, un cadavere ed un ferito grave.

La morte della diciannovenne è un mistero, ma la tragedia è alimentata da un ulteriore particolare: la mattina successiva, infatti, Attilio è a terra, gemente e con ferite alla gola e al mento. È Sante Valentini, un fattore che passava di lì, a soccorrere il giovane riverso vicino al corpo esanime della fidanzata. Vinta è morta con due colpi al cuore, il giovane si è sparato i rimanenti tre colpi di revolver alla gola nel tentativo di suicidarsi, ma senza successo. Attilio è vivo, si trova in ospedale a Monterotondo, piantonato dai due carabinieri agli ordini del maresciallo Ribera.Dalle nostre ricerche presso l’Archivio di Stato di Via Galla Placidia, leggiamo che sul posto si presenta il Giudice Istruttore, l’avv. Acquaviva per condurre le indagini.

Le versioni ufficiali e il destino di Attilio

Non appare chiaro il motivo del delitto e del tentato suicidio. Le versioni ufficiali, quelle provenienti dalle indagini dell’autorità giudiziaria e dalle sentenze, ci consegnano un tipico femminicidio: un giovane violento, in preda ad un raptus di gelosia, uccide la fidanzata a sangue freddo per poi tentare il suicidio, timoroso delle ritorsioni. Attilio, dopo aver ricevuto le cure necessarie, sarà interrogato ed internato a seguito di un rapido processo. La condanna è a 7 anni e 6 mesi. Sconterà la pena in principio presso il carcere di Roma ed un istituto di igiene mentale. Sappiamo poco altro di lui, se non che lo scoppio della Prima Guerra mondiale gli concede l’opportunità di usufruire dell’amnistia a patto di combattere nelle fila del Regio Esercito. Si arruola e viene assegnato al regimento dei Bersaglieri, uscirà indenne anche dalla Guerra e vivrà il resto della sua vita a Roma.

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Tracce di Vinta

Vinta invece è seppellita a fianco alla madre e al padre presso il cimitero di Mentana, nella parte più antica del complesso, precisamente presso il gruppo A1, fila 4, numero 41. La sua fotografia in bianco e nero è oggi ancora ben visibile. Pietro Fiorenza, il padre di Vinta, pose sul luogo della tragedia, in località Montepizzuto – Via Mussomeli, una lapide per ricordare la scomparsa della figlia. Un’epigrafe di marmo che ricorda l’uccisione della giovane figlia per mano di un feroce assassino, un’impronta di una rabbia ed un dolore indelebili. La lapide è oggi ancora visibile ed è posta proprio nel campo dove i due giovani si appartarono in quel lontano e triste 13 gennaio 1911.

È andata davvero così? Echi shakespiriani.

La memoria popolare ci trasferisce anche un’altra versione; torniamo allora alla sera della tragedia. I due giovani dopo aver visto sfumare la possibilità di una fuga d’amore a Roma devono trovare un riparo. Infreddoliti e costretti a nascondersi trovano un luogo dove passare la notte, sono spaventati, molto. È la reazione delle famiglie che li carica di ansia, la giovane Vinta è indubbiamente terrorizzata. È quindi certamente probabile che i giovani, in preda alla disperazione, abbiamo pensato di porre fine coscientemente alle loro vite, perpetrando un rituale d’amore tragico e definitivo, il suicidio di entrambi: un epilogo dagli echi shakespiriani degno di un amore impossibile.

Un significato particolare.

Nella memoria popolare e di qualche attuale appartenente alla famiglia Fiorenza è questa la versione che si è tramandata e che è ritenuta veritiera. Tecnicamente si è trattato un femminicidio. Ma soprattutto rimane il ricordo di una società che non c’è più, caratterizzata dalle nostre stesse dinamiche espresse però in forme diverse: il confronto genitori figli, il desiderio di libertà, la possibilità di vivere il proprio amore, i limiti di una società pronta a giudicarti, le difficoltà delle donne etc… Dopo oltre cento anni abbiamo riscoperto la storia di Vinta Fiorenza e nelle ricerche effettuate abbiamo respirato le difficoltà dei due giovani e affrontato la mentalità di una società distante moltissimo dai nostri canoni. Anche per questo l’intitolazione di un Parco a Vinta Fiorenza assume un significato del tutto speciale.

Di Matteo Alesiani


Sara Petrino
Sara Petrino

Storica dell’Arte, Responsabile dell’Archivio Storico Comunale di Mentana, Caporedattrice IlTerritorio.net

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