Nel cuore di Monterotondo, dove le storie sanno camminare tra le persone, si sta affermando un modo nuovo e coinvolgente di vivere la scrittura: tra laboratori, reading performativi e condivisione autentica. È qui che nasce e cresce l’esperienza di Writer Monkey Monterotondo, una community viva e pulsante che unisce scrittori, lettori e performer in un percorso di crescita creativa. Abbiamo fatto qualche domanda a Ilaria Agostini, l’ideatrice di questo progetto, per capire cosa significhi davvero leggere, scrivere e condividere le parole in modo profondo e collettivo.
Che cos’è un reading letterario e perché può essere interessante parteciparvi?
“Un reading letterario è molto più di una semplice lettura: è un atto performativo, un momento vivo in cui la scrittura prende corpo attraverso la voce, lo sguardo, il respiro. Interpretare un testo, infatti, significa spesso capirlo meglio: si scelgono le pause, si curano le espressioni e le intenzioni, si lavora sulla voce come uno strumento da accordare.
Nel nostro caso, proponiamo sia reading improvvisati che altri molto curati, con prove, regia, scenografie, proiezioni. Alcuni diventano veri e propri atti unici. A volte decidiamo di imparare a memoria parti del testo, per poter guardare negli occhi il pubblico, creare una connessione più intensa, oppure per sostenere un dialogo credibile se la lettura è a due voci. Parteciparvi significa lasciarsi attraversare da un testo che diventa esperienza condivisa. È un modo per amare di più la lettura… e per conoscere chi scrive“.
Cosa può imparare uno scrittore da un laboratorio di scrittura di Writer Monkey Monterotondo?
“Un laboratorio è un luogo vivo dove si cresce non solo come scrittori, ma anche come persone in ascolto. Si lavora sulle tecniche, certo — sullo “show, don’t tell”, sull’arco di trasformazione di un personaggio, sull’effetto che una parola precisa può avere nel ritmo del racconto, proprio come una nota in una composizione musicale.
Ma si impara anche a riscrivere, a mettere in discussione il proprio testo, ad essere editor di sé stessi. Hemingway diceva che “la prima stesura è sempre merda”… e aveva ragione. La scrittura è riscrittura.
E proprio la lettura ad alta voce è uno degli strumenti più utili in questo processo: fa emergere stonature, lunghezze, vuoti. È come una lente di ingrandimento sulla propria voce autoriale”.
Perché è utile leggere i propri testi ad alta voce davanti ad altre persone?
“Perché è una prova di verità. Quando leggiamo ad alta voce, il testo non può nascondersi: se è troppo fragile, si spezza; se ha ritmo, respira. Leggere davanti ad altri ci obbliga a metterci in ascolto attivo delle nostre parole e del loro effetto.
È anche un gesto potente, che rafforza la consapevolezza di chi scrive e crea un legame immediato con chi ascolta. Inoltre, è un esercizio tecnico: capire dove mettere l’accento, come restituire le emozioni, cosa lasciare in sospeso. E quando si affronta con l’attenzione giusta, diventa una palestra preziosa di crescita narrativa”.
Come possono le storie legate a un territorio, come Monterotondo, diventare racconti da scrivere o leggere?
“I luoghi parlano. Anche quando non lo fanno apertamente, lasciano impronte. Monterotondo, come ogni città viva, ha un’identità fatta di storie piccole e grandi, di cambiamenti, di luci e ombre. Anche quando non ambientiamo direttamente un racconto in un luogo specifico, quel luogo può comunque esistere come atmosfera, come paesaggio emotivo.
Ispirarsi a un luogo reale, alla sua lingua, ai suoi suoni, ai dettagli di un portone, di una piazza, di un volto incontrato al mercato, significa dare radici alla storia. Alimenta quella “sospensione dell’incredulità” di cui parlava Calvino.
Personalmente, raramente dichiaro un’ambientazione precisa, ma dietro ogni mio racconto c’è un luogo che conosco, che ho vissuto. E quando c’è, si sente. Rende il testo più vivo“.
In che modo il confronto con altri autori o lettori può aiutare a migliorare la scrittura?
“Writer Monkey è nata come community online. L’ho creata anni fa e l’ho amministrata a lungo. È lì che ho avuto la fortuna di confrontarmi con autori come Angelo Fabbri, Marilena Migiani, Patrizia Mandaglio, Cristina Arsenio, Andrea Improta, Pino Chisari.
Ci siamo letti, commentati, spronati. Non poteva esserci scuola più efficace per me. Quel confronto quotidiano mi ha fatto capire cosa funzionava davvero nella mia scrittura e cosa andava ancora cercato, riscritto, asciugato. Sono nati progetti collettivi, legami forti, nuovi percorsi.
Consiglio sempre agli aspiranti autori di cercare un gruppo di pari. Un gruppo vero, critico, generoso. È lì che la scrittura fiorisce. Nessuno scrive solo per sé“.
Puoi raccontarci di un reading avvenuto di recente o di uno che si terrà a breve presso Writer Monkey Monterotondo?
“Uno degli ultimi reading a cui tengo particolarmente è Figlie di Medusa, andato in scena presso Cantine Teatrali, all’interno della rassegna Anticorpi. Abbiamo scelto di non usare un palco tradizionale, ma di creare un semicerchio di interpreti che si avvicendavano al leggio centrale, nella stessa sala che ospitava una mostra d’arte dedicata a Monica Vitti e alla femminilità, in tutte le sue forme.
Il reading stesso era in forte dialogo con questi temi. Le musiche erano a cura di Anna Boccolini e Barbara Sperduti, e i testi portati in scena erano scritti da me, frutto di un lavoro intenso e condiviso. A dare voce alle parole sono stati Pino Chisari, Giorgiana Moruzzi, Andrea Vasone, Maria Pia Tanturli, Nicoletta Nicolai, Agostino Franchi e io stessa. È stata una bellissima esperienza, di quelle che restano e generano nuova energia.
Il prossimo appuntamento sarà l’11 luglio alle ore 20, presso il Parco Arcobaleno di Monterotondo, con il reading Lapilli erranti di parole e suoni, all’interno del Vitamine Zen Festival. Lo condurrà Andrea Zacchia, con Luca Pesut alla chitarra, e chi vorrà potrà intervenire liberamente.
Sto anche lavorando alla creazione di un collettivo poetico, un gruppo di voci che possano confrontarsi, scrivere e portare in scena insieme nuovi reading nel corso dell’anno. È ancora presto per parlarne… ma qualcosa si sta muovendo. E quando la parola chiama, prima o poi, si risponde“.
Dalla potenza di un reading come Figlie di Medusa alla comunità attiva intorno a Writer Monkey Monterotondo, è chiaro che la scrittura non è solo un atto solitario. È voce, corpo, ascolto e relazione. I progetti in cantiere, come il collettivo poetico e i nuovi appuntamenti in scena, confermano che a Monterotondo la parola non solo si scrive, ma prende vita. Per chi ama leggere, scrivere o semplicemente lasciarsi attraversare da una storia ben raccontata, questo è il momento giusto per ascoltarla.
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