Automotive: serve una nuova politica industriale

Alla Conferenza stampa di presentazione della Survey 2025 dell’Osservatorio TEA su “Mobilità elettrica e industria italiana”, ospitata presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono intervenuti Elena Lorenzini, Vice Capo di Gabinetto del MIMIT, Francesco Zirpoli, Direttore dell’Osservatorio TEA, e Fabio Pressi, Presidente di Motus-E. Gli interventi hanno messo a fuoco lo stato di avanzamento della transizione del settore automotive, le criticità della filiera nazionale e il tema centrale della competitività industriale nel nuovo scenario europeo.

Europa e transizione: flessibilità sì, ma senza illusioni

Nel suo intervento, Francesco Zirpoli ha inquadrato il momento attuale come una fase di trasformazione strutturale, con rilevanti implicazioni economiche e sociali. La proposta europea di revisione del phase-out dei motori endotermici, attesa per fine 2025, introduce elementi di maggiore flessibilità per i costruttori e meccanismi di compensazione delle emissioni, oltre a incentivi per la produzione europea di piccole auto elettriche.

Per l’Italia si apre uno spazio di manovra, ma Zirpoli avverte: non si tratta di un’inversione di rotta. La traiettoria della transizione resta tracciata e continua a essere guidata da investimenti in digitalizzazione, automazione ed elettrificazione, ambiti nei quali l’Asia corre già a velocità molto più sostenuta. Restare indietro significherebbe perdere definitivamente competitività.

Politica industriale: dall’urgenza ai nodi irrisolti

Fabio Pressi ha richiamato con forza la necessità di un cambio di paradigma nella politica industriale europea e nazionale. I dati raccolti dall’Osservatorio mostrano come un approccio fondato esclusivamente su target e scadenze non sia più sufficiente: servono meccanismi premiali, schemi di supporto chiari e strutturati e una strategia capace di stimolare una cultura dell’innovazione diffusa.

Archiviare definitivamente il dibattito sul phase-out dei motori termici al 2035, secondo Pressi, è una condizione necessaria per concentrarsi su azioni concrete a tutela di industria e occupazione. La sfida dell’elettrificazione dei trasporti resta centrale, ma senza un contesto favorevole agli investimenti il rischio è che la transizione si traduca in una perdita secca di valore per il sistema produttivo italiano.

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